Aviotruppe

Milano, la Folgore entra in azione. Diciotto anni fa la sfida ai Casalesi

A Milano arrivano i Paracadutisti per rafforzare l'operazione “Strade Sicure”. Un impiego che richiama quello del 2008 quando 500 paracadutisti del 186° Reggimento raggiunsero il Casertano per contribuire alla risposta dello Stato alla violenza della camorra. Due scenari profondamente diversi, accomunati dalla capacità della specialità di intervenire rapidamente a sostegno delle istituzioni.

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Condoralex Condoralex 8 min di lettura 0 Scarica PDF

A Milano arrivano i Paracadutisti per rafforzare l'operazione “Strade Sicure”. Un impiego che richiama quello del 2008 quando 500 paracadutisti del 186° Reggimento raggiunsero il Casertano per contribuire alla risposta dello Stato alla violenza della camorra. Due scenari profondamente diversi, accomunati dalla capacità della specialità di intervenire rapidamente a sostegno delle istituzioni.

Cinquecento militari dell’Esercito Italiano, appartenenti alla Brigata paracadutisti “Folgore”, sono stati schierati a Milano per rafforzare il dispositivo di sicurezza della città, nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. Il provvedimento, disposto dal Ministero della Difesa in risposta ai recenti episodi di violenza e disordine verificatisi nel capoluogo lombardo, segna un ulteriore impiego della Specialità paracadutisti sul territorio nazionale.

Il contingente, giunto in tempi estremamente rapidi grazie alla capacità di pronto impiego della Brigata, si affianca al Raggruppamento Lombardia, già impegnato nell’operazione. Alla Folgore è affidato il comando della nuova unità, che opererà in stretto coordinamento con le Forze dell’ordine.

La decisione, approvata dal Consiglio dei Ministri il 20 ottobre, punta a rafforzare la presenza dello Stato nelle aree più sensibili, anche alla luce dei disordini verificatisi a Milano il 17 e 18 ottobre.

Presidi, pattugliamenti e veicoli protetti: il dispositivo della Folgore

Il contingente sarà impiegato attraverso presidi fissi e pattugliamenti mobili nel centro storico e nelle principali aree sensibili, con squadre di militari dotate di veicoli protetti.

Una componente resterà in prontezza, per assicurare una risposta tempestiva in caso di necessità, mentre un dispositivo più contenuto sarà destinato alla vigilanza delle principali stazioni ferroviarie.

L’impiego, concordato con il Ministero dell’Interno, sarà coordinato dalla Prefettura di Milano e attuato dalla Questura, nel rispetto delle attribuzioni delle diverse istituzioni.

I paracadutisti opereranno infatti con le medesime prerogative giuridiche già previste per i militari impegnati in “Strade Sicure”, senza disporre delle ordinarie attribuzioni di polizia giudiziaria riservate alle Forze di polizia.

Il nuovo contingente, proveniente da Siena, dovrebbe rimanere a Milano fino alla fine dell’anno. Tra le capacità potenzialmente impiegabili figurano anche quelle di personale specializzato nell’utilizzo di droni.

Il precedente del 2008: quando la Folgore arrivò nella terra dei Casalesi

L’impiego dei paracadutisti a Milano richiama un precedente particolarmente significativo nella storia recente della Folgore.

Era il 4 ottobre 2008 quando 500 paracadutisti del 186° Reggimento, di stanza a Siena, raggiunsero la provincia di Caserta, in un territorio attraversato da una delle stagioni più violente della criminalità organizzata campana.

L’Italia era stata scossa dalla strategia terroristica del gruppo camorristico riconducibile a Giuseppe Setola, esponente dell’ala stragista del clan dei Casalesi. Una sequenza di omicidi, intimidazioni e azioni armate aveva provocato 17 morti in pochi mesi.

Il punto culminante di quella escalation era stata la strage di Castel Volturno del 18 settembre 2008, nella quale furono assassinati sei immigrati africani, colpiti da un commando armato. L’eccidio aveva evidenziato con drammatica chiarezza la capacità della criminalità organizzata di esercitare il proprio dominio attraverso la violenza.

Il Governo guidato da Silvio Berlusconi, con Roberto Maroni al Ministero dell’Interno e Alfredo Mantovano nel ruolo di Sottosegretario, decise di rispondere potenziando la presenza militare sul territorio.

Con un provvedimento del 23 settembre 2008 venne autorizzato l’incremento di 500 militari nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, avviata nell’agosto dello stesso anno.

A essere chiamati furono proprio i paracadutisti della Folgore.

Posti di controllo, pattugliamenti e la risposta dello Stato alla camorra

Nel Casertano i paracadutisti vennero impiegati nei punti nevralgici del territorio, attraverso posti di controllo e attività di vigilanza condotte insieme alle Forze dell’ordine.

L’obiettivo non era sostituire Polizia e Carabinieri nelle attività investigative, ma rafforzare il controllo del territorio e rendere visibile la presenza dello Stato in aree dove la criminalità organizzata aveva imposto per anni la propria influenza.

Ai posti di controllo dei militari si affiancavano pattuglie dei Carabinieri, cui spettavano le competenze di polizia giudiziaria.

A guidare all’epoca i Carabinieri nel Casertano era il Colonnello Carmelo Burgio, ufficiale paracadutista proveniente dal 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, successivamente promosso Generale.

L’operazione contribuì a consolidare quello che sarebbe stato ricordato come il “modello casertano”, fondato sulla cooperazione tra componente militare e Forze di polizia.

Ma uno degli episodi più significativi di quella missione non riguardò un posto di blocco o un’operazione di sicurezza.

Un gruppo di giovani di Casal di Principe, riuniti attorno a don Paolo Dell’Aversana presso il Santuario della Madonna di Briano, decise di scrivere una lettera ai paracadutisti.

Erano ragazzi che rifiutavano di vedere la propria terra identificata esclusivamente con la camorra. Nella presenza dei militari riconoscevano un segnale concreto di attenzione da parte delle istituzioni e una possibilità di riscatto per la propria comunità.

La lettera venne consegnata direttamente ai paracadutisti impegnati nei posti di controllo.

Al termine dei primi cento giorni di impiego, durante l’avvicendamento del contingente, il Colonnello Aldo Zizzo, Comandante del 186° Reggimento Paracadutisti, ricordò quel gesto di riconoscenza, sottolineando quanto fosse stato importante per i militari, impegnati lontano dalle famiglie anche durante le festività natalizie.

Un episodio che racconta un aspetto spesso poco considerato delle operazioni militari sul territorio nazionale: il rapporto umano che può instaurarsi tra i soldati e le comunità nelle quali sono chiamati a operare.

Diciotto anni dopo: due emergenze diverse, la stessa Specialità

Il parallelismo tra Caserta 2008 e Milano 2026 è significativo, ma richiede alcune distinzioni.

Nel primo caso, l’intervento militare fu deciso per contrastare una situazione di gravissima emergenza provocata dalla criminalità organizzata, in un territorio dove i clan esercitavano una pressione costante sulla popolazione.

A Milano, invece, il rafforzamento del dispositivo di sicurezza arriva in seguito a episodi di disordine urbano, scontri e tensioni che hanno richiesto un incremento delle misure di vigilanza.

I contesti sono dunque profondamente differenti, così come le minacce da affrontare.

A unirli sono la scelta di ricorrere alla Folgore, l’entità del contingente – 500 militari in entrambi i casi – e la necessità di disporre rapidamente di personale addestrato, organizzato e capace di operare in situazioni complesse.

Nel 2008 furono chiamati specificamente i paracadutisti del 186° Reggimento. Oggi il contingente è affidato alla Brigata paracadutisti “Folgore”.

Non è soltanto una coincidenza numerica. È anche la conferma della capacità della Specialità di assicurare, quando richiesto, una risposta tempestiva alle esigenze della Difesa e delle istituzioni.

La professionalità dei paracadutisti e il delicato rapporto con la popolazione civile

Sull’impiego dei paracadutisti a Milano è intervenuto anche il Tenente Colonnello Paracadutista Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare, che, nell’intervista riportata da Avvenire, ha respinto le interpretazioni secondo cui i paracadutisti verrebbero impiegati perché abituati a combattere e a utilizzare le armi.

Paglia ha richiamato la preparazione professionale dei militari italiani, sottolineando come l’addestramento all’uso delle armi comporti anche la conoscenza rigorosa dei limiti e delle responsabilità connesse al loro impiego.

Una distinzione fondamentale, soprattutto quando si parla di attività svolte a contatto con la popolazione civile.

Tralasciando le polemiche sull’opportunità di impiegare truppe d’élite in compiti di sicurezza e ordine pubblico, peraltro con forti limitazioni sul piano delle attribuzioni di polizia giudiziaria, che non consentono ai militari di effettuare arresti nell’esercizio delle ordinarie funzioni di polizia, una questione sulla quale ci siamo già soffermati nell’articolo Milano: Crosetto a difesa dell’incolumità e dignità dei suoi Paracadutisti, resta un elemento che merita particolare attenzione: la capacità dei paracadutisti di adattarsi a contesti operativi profondamente differenti, senza perdere il rigore e la disciplina che caratterizzano la loro formazione.

Il precedente di Caserta dimostra inoltre che la presenza militare sul territorio non si esaurisce necessariamente nella funzione di deterrenza. In determinate circostanze può contribuire a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto laddove la percezione di sicurezza sia stata profondamente compromessa.

Crosetto ai paracadutisti: «Buon lavoro a tutti voi!»

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha rivolto un messaggio ai 500 paracadutisti schierati nel capoluogo lombardo, esprimendo fiducia nella loro professionalità e nel loro senso di responsabilità.

Il Ministro ha ricordato che i militari saranno al fianco delle Forze dell’ordine, contribuendo concretamente alla tutela della sicurezza dei cittadini, e ha concluso il proprio messaggio augurando buon lavoro all’intero contingente.

Diciotto anni separano i posti di controllo del Casertano dai pattugliamenti nelle strade di Milano. Nel frattempo sono cambiate le emergenze, gli scenari operativi e le esigenze di sicurezza del Paese.

Ciò che rimane costante è la capacità della Folgore di rispondere alle richieste dello Stato, anche quando queste la portano lontano dai compiti tradizionali delle aviotruppe.

Nel 2008 i paracadutisti del 186° Reggimento contribuirono a riaffermare la presenza delle istituzioni in un territorio segnato dalla violenza dei clan. Oggi, nel capoluogo lombardo, altri paracadutisti della stessa Brigata sono chiamati a un incarico diverso, ma altrettanto delicato per il rapporto diretto con la cittadinanza.

Due missioni, diciotto anni di distanza e una costante: quando lo Stato ha necessità di disporre rapidamente di personale affidabile, disciplinato e preparato, la Folgore continua a essere chiamata a rispondere.

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