UE: nasce la rete militare continentale per rispondere alla minaccia russa
Negli ultimi mesi, le incursioni russe nello spazio aereo della Nato e dell’Unione europea hanno reso evidente quanto il continente sia vulnerabile. La percezione del rischio è ormai condivisa: «le minacce sul fianco orientale dell’Europa devono essere affrontate con priorità», hanno ribadito i leader dei Ventisette durante l’ultimo Consiglio europeo.
A Bruxelles, la Commissione sta lavorando a un piano per rendere possibile il rapido movimento di truppe e mezzi militari attraverso il continente in caso di guerra. L’obiettivo è creare una rete logistica integrata – corridoi terrestri, porti e aeroporti – capace di garantire il trasporto senza ostacoli di equipaggiamenti e personale militare, in coordinamento con la Nato.
Il “piano di mobilità militare” dell’Ue
According to the Financial Times, il progetto prevede norme e procedure condivise tra gli Stati membri, oltre a interventi infrastrutturali mirati: allineamento degli scartamenti ferroviari, adeguamento di ponti e strade al peso dei convogli, e semplificazione delle pratiche doganali.
Il pacchetto di proposte dovrebbe essere presentato entro novembre, con l’obiettivo di istituire entro il 2027 uno spazio di mobilità militare europeo.

L’ispirazione arriva dal sistema di risorse antincendio condivise tra Stati membri, ma la scala è incomparabilmente più complessa: gli eserciti europei dipendono in larga parte da operatori di trasporto privati. La Commissione potrebbe dunque chiedere ai Paesi Ue di registrare mezzi e infrastrutture disponibili per contribuire alla mobilitazione continentale.
La Germania, per la sua posizione strategica, è destinata a diventare il principale hub logistico. Ha già firmato accordi con Deutsche Bahn Cargo, che in caso di crisi sarà responsabile del trasporto ferroviario di carri armati e mezzi blindati. Le forze armate tedesche hanno inoltre siglato intese con Rheinmetall per il supporto ai convogli e con Lufthansa, che si è detta disponibile a fornire manutenzione e addestramento dei piloti da caccia.
L’era del riarmo europeo
«Siamo entrati in un’era di riarmo», ha dichiarato Armin Papperger, CEO di Rheinmetall. Nel 2025, l’Ue spenderà oltre 180 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari, più del doppio rispetto al 2021 e più della spesa statunitense. La tendenza è destinata a crescere: a giugno i Paesi Nato hanno concordato di portare la spesa per la difesa al 3,5% del Pil entro dieci anni, con un ulteriore 1,5% per le infrastrutture.
Dietro a questa corsa c’è la volontà di rivitalizzare l’industria bellica europea, a lungo penalizzata da sottoinvestimenti e dipendenza dagli Stati Uniti. Tra il 2022 e il 2024, un terzo delle armi acquistate in Europa proveniva da aziende americane. Le differenze restano abissali: Rheinmetall ha registrato nel 2024 un fatturato di 10 miliardi di euro, contro i 60 miliardi della statunitense Lockheed Martin.

L’innovazione è il nodo cruciale. Il conflitto in Ucraina ha mostrato quanto siano determinanti droni e satelliti: due ambiti in cui l’Europa dipende da attori esterni. Secondo l’Economist, per colmare il divario l’Ue avrebbe bisogno di una nuova generazione di imprenditori e investitori, come quelli che negli Stati Uniti sostengono realtà come Anduril (tecnologie autonome) o SpaceX (rete Starlink). Ma i mercati dei capitali europei restano troppo piccoli e rigidi per sostenere simili scale di investimento.
A settembre Rheinmetall ha acquisito il cantiere navale Lürssen, segnale di un consolidamento industriale in corso. Tuttavia, fusioni su larga scala restano improbabili: i governi nazionali sono restii a cedere il controllo di aziende considerate strategiche per la sicurezza.
Il ruolo della Nato: il comando JSEC di Ulm
L’integrazione tra Nato e Unione europea è cruciale per rendere operativo il progetto. In Germania, nella città di Ulm, ha sede il Joint Support and Enabling Command (JSEC), un comando permanente della Nato subordinato al Supreme Allied Commander Europe (SACEUR).
Creato nel 2018 e pienamente operativo dal 2021, il JSEC coordina la logistica multinazionale di rinforzo e sostegno alle forze dell’Alleanza in caso di crisi. Il suo compito è «operazionalizzare» la rete logistica e informativa che permette ai Paesi membri di muoversi rapidamente e in modo coerente su tutto il territorio europeo.
Oggi vi lavorano circa 450 militari e civili provenienti da oltre 30 Paesi alleati, sotto il comando del tenente generale tedesco Kai Rohrschneider. L’obiettivo è costruire una rete intergovernativa di contatti e infrastrutture che superi i confini nazionali e garantisca la prontezza della difesa euro-atlantica.
Un’Europa più autonoma, ma ancora in costruzione
Il progetto della Commissione e l’attività del JSEC vanno nella stessa direzione: rafforzare la capacità europea di difendersi in un contesto sempre più ostile, riducendo la dipendenza da Washington.
Ma senza un settore privato innovativo e investitori disposti a rischiare, l’Europa resterà vulnerabile. Il riarmo, per quanto necessario, non può limitarsi all’aumento della spesa: serve una strategia industriale e tecnologica comune, capace di rendere la difesa europea autonoma, credibile e sostenibile.
Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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