Striscia di Gaza: i Carabinieri al centro del contributo italiano al piano di pace
ROMA – L’Italia si prepara a giocare un ruolo di primo piano in una possibile missione di peacekeeping nella Striscia di Gaza, qualora il piano di pace promosso dagli Stati Uniti e sostenuto dalle principali potenze europee trovasse attuazione.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato la disponibilità del nostro Paese a partecipare a un’iniziativa internazionale sotto egida ONU o in ambito multilaterale: «Per quanto riguarda il futuro, e cioè la concreta realizzazione del piano di pace per Gaza, l’Italia ci sarà sempre, pronta a fare la propria parte», ha dichiarato.
Dalla diplomazia alla pianificazione operativa
Al momento non esiste ancora una decisione formale sull’invio di contingenti, ma la questione è già sul tavolo delle cancellerie occidentali.
L’Italia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani at vertice di Parigi, primo banco di prova per l’attuazione del piano statunitense. In quella sede si discuterà del futuro della Striscia, della ricostruzione, del ruolo delle Nazioni Unite e delle modalità di sicurezza per garantire la transizione politica e umanitaria.
Secondo fonti della Difesa, eventuali sviluppi sul contributo militare italiano dipenderanno da richieste esplicite dei partner internazionali, in particolare di Washington, e da un chiaro mandato ONU.
Nel frattempo, lo Stato Maggiore della Difesa ha già avviato valutazioni interne su quali reparti potrebbero essere messi a disposizione per un’eventuale missione di stabilizzazione.
Carabinieri e unità specializzate: il modello italiano
Nel ventaglio di opzioni discusse a livello interministeriale, emerge il possibile impiego dei Carabinieri, forza militare a ordinamento speciale con una lunga esperienza nel campo della stabilizzazione post-conflitto.
Dalla Somalia al Libano, dall’Iraq ai Balcani, l’Arma ha costruito negli anni un modello operativo di riferimento per la sicurezza locale e la formazione delle forze di polizia nei paesi partner.

In questo quadro si inserisce anche la partecipazione italiana alla missione europea EUBAM Rafah, che assiste le autorità locali nella gestione del valico tra Gaza ed Egitto. L’Italia, attraverso esperti e ufficiali dei Carabinieri, fornisce da anni supporto tecnico e addestrativo in quest’area altamente sensibile.
Un eventuale ampliamento del mandato internazionale potrebbe estendere questa esperienza, integrandola in un dispositivo più ampio di polizia internazionale e controllo del territorio.
Tradizione e credibilità nelle missioni ONU
L’Italia vanta una tradizione consolidata di partecipazione alle missioni di peacekeeping. Oggi circa 7.000 militari sono impiegati in oltre venti operazioni all’estero, dall’Europa orientale all’Africa, dal Libano al Mar Rosso.
The Mission UNIFIL in Libano, dove il contingente italiano è tra i principali contributori, rappresenta il modello di riferimento: una presenza equilibrata tra capacità militari e competenze civili, volta a garantire la sicurezza e a favorire il dialogo politico.
Non a caso, diversi osservatori internazionali vedono proprio nell’esperienza di UNIFIL un precedente utile per la futura missione a Gaza.
Roma, d’altra parte, spinge da tempo per un approccio multinazionale sotto egida ONU, con un forte coinvolgimento arabo e mediterraneo, capace di garantire legittimità e accettazione sul terreno.
I nodi da sciogliere
L’eventuale partecipazione italiana dovrà comunque confrontarsi con alcune variabili di fondo:
- Mandato internazionale: l’impiego di forze armate italiane all’estero richiede una risoluzione del Consiglio di Sicurezza e un chiaro quadro giuridico d’intervento.
- Condizioni di sicurezza: le operazioni nella Striscia comportano rischi elevati e necessitano di un accordo politico tra le parti per il cessate il fuoco.
- Compatibilità con gli impegni in corso: le Forze Armate italiane sono già fortemente impegnate in missioni in Libano, Iraq, Kosovo, Mar Rosso e Corno d’Africa.
- Approvazione parlamentare: come previsto dalla legge 145/2016 sulle missioni internazionali, ogni intervento dovrà passare al vaglio del Parlamento.
Un impegno coerente con la politica estera italiana
L’eventuale adesione dell’Italia alla missione per Gaza rientrerebbe pienamente nella strategia di “diplomazia della sicurezza” perseguita dal governo.
Crosetto ha più volte ribadito che la partecipazione italiana alle missioni internazionali non è solo un dovere verso gli alleati, ma anche uno strumento di tutela degli interessi nazionali, di stabilità regionale e di promozione del dialogo.
La presenza di Carabinieri e militari italiani in un contesto delicato come quello mediorientale rafforzerebbe la credibilità del nostro Paese come ponte tra Europa, Mediterraneo e mondo arabo, consolidando un ruolo che Roma rivendica da sempre: contribuire alla pace attraverso la professionalità delle proprie Forze armate.
Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.














