Quando i miliardari pagano i soldati: il caso del patriota Timothy Mellon
Negli Stati Uniti ha fatto scalpore la notizia che Timothy Mellon, miliardario patriota ottantatreenne ed erede della storica dinastia finanziaria Mellon, abbia donato 130 milioni di dollari al Dipartimento della Difesa per contribuire al pagamento degli stipendi dei militari durante lo shutdown del governo federale.
Un gesto che l’ex presidente Donald Trump ha definito “patriottico”, ma che solleva enormi interrogativi legali ed etici. In Italia, un’azione del genere non solo sarebbe impensabile, ma anche illegale.
Il “patriota” che finanzia il Pentagono
As reported by the New York Times, Mellon — noto per le sue cospicue donazioni ai repubblicani e alle campagne di Trump — avrebbe utilizzato una norma del Pentagono che consente di accettare donazioni “in generale” per fini istituzionali.
In questo caso, la condizione era che i fondi venissero destinati a coprire parte dei salari del personale militare, rimasto senza garanzie di pagamento a causa della paralisi del bilancio federale.
Tecnicamente, la donazione rappresenta appena 50 dollari a militare, ma simbolicamente introduce una questione molto più ampia: può un privato supplire allo Stato nel garantire i servizi pubblici fondamentali, come la difesa nazionale?
Negli Stati Uniti, dove la cultura del mecenatismo privato è radicata, il confine tra filantropia e influenza politica è spesso sottile. Mellon, infatti, non è un benefattore disinteressato: è uno dei principali finanziatori del trumpismo, con oltre 140 milioni di dollari versati ai super PAC repubblicani solo nel 2024.

In Italia: una donazione simile sarebbe vietata
In Italia, una simile “donazione patriottica” non sarebbe possibile.
The principio costituzionale di indipendenza e imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) vieta che attività statali, in particolare quelle legate alla security and national defence, dipendano da fondi privati.
Anche dal punto di vista contabile, il Testo unico sulla contabilità di Stato (R.D. 2440/1923 e D.Lgs. 118/2011) e la Corte dei Conti impedirebbero l’accettazione di contributi vincolati che incidano sulla gestione delle spese pubbliche.
Inoltre, la legge sul finanziamento pubblico e le norme anticorruzione (L. 190/2012) vietano qualsiasi interferenza finanziaria che possa alterare la neutralità delle istituzioni.
In altre parole, se un miliardario italiano decidesse di “coprire” parte della paga dei Carabinieri o dell’Esercito, non verrebbe considerato un patriota, ma un pericoloso precedente di privatizzazione del potere pubblico.
Il parallelo con i mecenati italiani
Certo, anche in Italia esistono casi di mecenatismo privato: restauri di monumenti, sponsorizzazioni culturali, contributi a ospedali o università.
Pensiamo a Diego Della Valle che finanziò il restauro del Colosseo, o a Fendi che sostenne quello della Fontana di Trevi. Ma questi interventi si collocano nell’ambito del patrimonio culturale, non della funzione sovrana dello Stato.
La differenza è sostanziale: un conto è finanziare un bene pubblico come simbolo di identità collettiva; un altro è sostituirsi allo Stato nel pagare i suoi funzionari armati.
Tra patriottismo e potere
Il caso Mellon apre un dibattito globale: quando la filantropia si trasforma in potere politico?
Negli Stati Uniti, dove la distinzione tra denaro e politica è sempre più sfumata, il gesto del miliardario viene letto da alcuni come atto di generosità, da altri come forma di influenza mascherata.
In Italia, dove la diffidenza verso la commistione pubblico-privato è più forte, il rischio sarebbe percepito come una minaccia diretta alla democrazia repubblicana. In fondo, come scriveva Norberto Bobbio, “la trasparenza del potere pubblico è la condizione minima della libertà civile”.
E quando un uomo solo — per quanto ricco o patriota — può “pagare lo Stato”, quella trasparenza si offusca.
Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
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