L’Esercito USA verso una propria flotta di droni “loyal wingman”
L’Esercito statunitense potrebbe presto aprire la competizione per una nuova generazione di droni collaborativi destinati ad affiancare gli elicotteri d’attacco e da trasporto: i loyal wingman dell’Army. Un programma in fase embrionale, ma con obiettivi chiari: sviluppare una capacità autonoma di supporto aereo entro pochi anni.
Droni alleati per la superiorità tattica
Durante la conferenza annuale dell’Association of the United States Army (AUSA), il Brigadier Generale Cain Baker, direttore dell’Army Aviation Future Capabilities Directorate, ha spiegato che il servizio “sta osservando attentamente i risultati della sperimentazione per sviluppare requisiti completi e potenzialmente fornire una capacità operativa nei prossimi due anni”.
Il progetto si ispira ai programmi Collaborative Combat Aircraft (CCA) già avviati da Aeronautica, Marina e Marines, che puntano a impiegare droni di grandi dimensioni in grado di volare accanto ad aerei con pilota umano per missioni di attacco, ricognizione e guerra elettronica. L’Army, tradizionalmente orientato su piattaforme a rotore, aveva finora mantenuto un approccio più cauto. Ora però il comando aviazione considera l’impiego di droni collaborativi un fattore chiave per ampliare la “massa” operativa riducendo i rischi per gli equipaggi.
“Un concetto CCA permette di aumentare la potenza in campo riducendo il numero di aviatori da impiegare in missione”, ha spiegato Baker, sottolineando la collaborazione con i comandi statunitensi INDOPACOM and EUCOM per modellare il requisito in base ai futuri scenari di combattimento.
Dalle “launched effects” al loyal wingman
L’Esercito ha già maturato esperienza con sistemi autonomi attraverso il programma Launched Effects, droni di piccole e medie dimensioni lanciabili in volo o da postazioni a terra, capaci di fornire intelligence, disturbo elettronico o fuoco di precisione.
According to the Maggiore Generale Clair Gill, comandante dell’Army Aviation Center of Excellence, “le launched effects sono già, in un certo senso, dei CCA: sistemi che operano in modo collaborativo, anche autonomo, seguendo istruzioni o comandi da piattaforme aeree o da terra”. Tuttavia, Gill ha precisato che la visione del loyal wingman dell’Army potrebbe divergere da quella delle launched effects, privilegiando un ruolo più strategico e persistente.

Nel 2024 il servizio ha commissionato uno studio per valutare le tecnologie disponibili nella classe UAV Group 4, la stessa del drone MQ-1C Gray Eagle, ma con capacità di decollo e atterraggio verticale (VTOL) o corto (STOL). “Lo studio ci ha fornito un quadro chiaro dello stato dell’arte in termini di autonomia, raggio d’azione, velocità e carico utile”, ha commentato il Brigadier Generale David Phillips, responsabile del Program Executive Office for Aviation.
Verso un drone “rotary-wing” collaborativo
La peculiarità del progetto Army risiede nella necessità di integrare i droni con piattaforme a bassa quota come l’AH-64 Apache and the CH-47 Chinook, in ambienti notturni o complessi. “Un CCA legato a velivoli ad ala rotante richiede comportamenti e capacità completamente diversi rispetto a quelli che operano a 30.000 piedi”, ha osservato Baker. “Deve essere in grado di volare a 150 nodi, a 30 metri dal suolo, e cooperare in modo fluido con gli equipaggi umani.”
Per concretizzare la visione, l’Army inviterà l’industria a un evento di sperimentazione nel 2026, costruito sui risultati degli studi di PEO Aviation. Tra i protagonisti potenziali figurano Boeing e Sikorsky, entrambe già al lavoro su progetti affini.
Il 14 ottobre Boeing ha presentato il concetto Collaborative Transformational Rotorcraft (CxR), un tiltrotor autonomo pensato per accompagnare l’Apache in missioni d’attacco o supportare il Chinook nel trasporto logistico. Pochi giorni prima, Sikorsky aveva svelato la famiglia NOMAD di droni VTOL multiruolo e la versione autonoma dell’UH-60L Black Hawk, named U-Hawk, destinata alle operazioni di rifornimento e recupero.
Con l’ingresso dell’Army nel dominio dei loyal wingman, gli Stati Uniti si avviano a una convergenza interforze sulla guerra collaborativa autonoma: una rete di velivoli con o senza pilota capaci di condividere sensori, missioni e decisioni in tempo reale. Una rivoluzione che, secondo Baker, “non è più fantascienza, ma una necessità per garantire sopravvivenza e superiorità nei conflitti futuri”.
Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.













