Mentre gli Stati Uniti operano a ritmi serrati nel teatro mediorientale e potenziano i propri arsenali con ordini record, l’Europa si trova a un bivio critico. Secondo l’analisi di Fabian Hoffmann, il continente sta percorrendo un percorso isolato e pericoloso: una discrepanza tra la consapevolezza delle minacce e l’effettiva capacità industriale e militare di colpire a lunga distanza. Per l’Italia, incastonata tra impegni multilaterali e necessità di ammodernamento, la sfida non è solo tecnologica, ma di pura sopravvivenza strategica.
L’analisi di Hoffmann è impietosa: i magazzini europei sono vuoti e i tentativi di riempirli appaiono frammentati. Se il “periodo di massimo rischio” identificato dall’intelligence è la fine degli anni ’20, l’Europa rischia di farsi trovare impreparata. Questa singolarità negativa rispetto al resto del mondo si articola su tre pilastri:
Mentre Polonia e Paesi Baltici cercano di aggirare l’impasse affidandosi all’export USA (JASSM-ER, ATACMS) o sudcoreano (Chunmoo), le grandi potenze europee faticano a scalare la produzione interna.
L’Italia si muove in questo scenario attraverso una strategia duale: la partecipazione ai grandi consorzi europei e il mantenimento di capacità sovrane tramite MBDA.
A febbraio 2026, l’Italia ha siglato insieme a Francia, Germania, Polonia, Svezia e Regno Unito una lettera d’intenti per lo sviluppo dell’OWE (One-Way Effector) 500 Plus.
Insieme a Londra e Parigi, Roma è impegnata nello sviluppo dello STRATUS, il successore dei missili Storm Shadow/SCALP-EG. Con un’entrata in servizio prevista tra il 2028 e il 2030, questo sistema rappresenterà la punta di diamante della proiezione di forza aerea italiana (F-35 e Typhoon). Tuttavia, come sottolinea Hoffmann, il problema non è solo la qualità, ma la quantità: l’Europa non può più permettersi di produrre “pezzi da museo” in numeri limitati.
Per l’Italia, la necessità di armamenti a lungo raggio non risponde solo alla logica del fronte orientale, ma anche alla stabilità del “Mediterraneo Allargato”.
L’analisi di Hoffmann evidenzia come l’Europa sia diventata un’eccezione globale: quasi ogni altro attore che si prepara a un conflitto ad alta intensità — dalla Cina all’Australia, da Taiwan a Israele — sta investendo massicciamente in droni e missili a lungo raggio.
Per l’Italia, la sfida dei prossimi 24 mesi sarà duplice:
“Se domani scoppiasse un conflitto ad alta intensità, le scorte europee si esaurirebbero in pochi giorni.” Questo monito deve spingere Roma a correggere quella deriva strategica che ha finora privilegiato i tempi lunghi della politica rispetto alle scadenze urgenti della sicurezza continentale.
Riferimento principale: “Der europäische Sonderweg bei der weitreichenden Bewaffnung” di Fabian Hoffmann, Aprile 2026.
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