La Storia dei Marines - dalle Taverne di Filadelfia al Mito Globale - brigatafolgore.net
Se esiste un corpo militare circondato da un’aura quasi mitologica di invincibilità, disciplina ferrea e spirito di corpo, quello è senza dubbio il United States Marine Corps (USMC). Comunemente noti come “i Marines”, questi soldati non sono semplicemente una branca delle forze armate statunitensi; rappresentano una vera e propria cultura d’élite.
Ma come ha fatto un piccolo gruppo di tiratori scelti, nato prima ancora degli stessi Stati Uniti, a diventare la forza di reazione rapida più famosa del pianeta? Per capirlo, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di oltre due secoli.
La storia dei Marines ha un inizio decisamente insolito e affascinante. Non nasce in un austero palazzo governativo, ma tra i tavoli di legno e i boccali di birra della Tun Tavern di Filadelfia.
The 10 novembre 1775, il Secondo Congresso Continentale approvò una risoluzione per istituire due battaglioni di Marines da impiegare come truppe da sbarco e sicurezza a bordo delle navi durante la Guerra d’Indipendenza contro la Gran Bretagna. Il primo comandante, Samuel Nicholas, utilizzò la taverna come principale centro di reclutamento.
I requisiti dell’epoca erano semplici ma rigidi: uomini robusti, capaci di sparare con precisione dalle alberature delle navi oscillanti e pronti al combattimento corpo a corpo durante gli arrembaggi. Da quel momento, il 10 novembre è diventato il giorno più sacro per ogni Marine, celebrato ogni anno in tutto il mondo.
L’inno ufficiale dei Marines esordisce con una frase celebre: “From the Halls of Montezuma to the shores of Tripoli”. Questa riga riassume le prime grandi imprese del Corpo nel XIX secolo, che ne hanno cementato la reputazione e l’iconografia.
Nel Nord Africa, i pirati barbareschi minacciavano le navi mercantili americane. Sotto la guida del tenente Presley O’Bannon, un pugno di Marines intraprese un’epica marcia attraverso il deserto libico per catturare la città di Derna (Tripoli). Fu in questa occasione che il principe ottomano Hamet Karamanli donò a O’Bannon la celebre spada mamelucca, che ancora oggi fa parte dell’uniforme ufficiale degli ufficiali dei Marines.
Pochi decenni dopo, durante la battaglia di Chapultepec a Città del Messico, i Marines presero d’assalto il castello omonimo (le “Sale di Montezuma”). La leggenda narra che la striscia rossa sui pantaloni dell’uniforme da parata blu dei Marines (la Blood Stripe) sia stata introdotta proprio per onorare il sangue versato dagli ufficiali e dai sottufficiali in quella sanguinosa battaglia.
Punti chiave dell'identità dei Marines:
• Motto: "Semper Fidelis" (Sempre fedeli), adottato nel 1883.
• Simbolo: L'Aquila, il Globo e l'Ancora (EGA), che rappresentano la nazione, la portata globale e le radici navali.
• Soprannome: "Leathernecks" (Colli di cuoio), dovuto al colletto rigido di pelle che indossavano nell'Ottocento per proteggersi dai colpi di sciabola.
Il XX secolo ha trasformato i Marines da una forza di sicurezza navale a una macchina da guerra anfibia su scala globale.
Inviati sul fronte occidentale in Francia, i Marines si trovarono ad affrontare le truppe tedesche nella foresta di Belleau Wood. Nonostante le perdite devastanti, i Marines contrattaccarono con una ferocia tale che i soldati tedeschi, terrorizzati, li ribattezzarono Teufelhunden — ovvero “Devil Dogs” (Cani del diavolo), un soprannome che il Corpo porta ancora oggi con immenso orgoglio.
Se la Prima Guerra Mondiale diede ai Marines la fama, la Seconda Guerra Mondiale ne definì il ruolo strategico moderno attraverso la dottrina della guerra anfibia.
Di fronte all’Impero Giapponese, i Marines affrontarono la brutale campagna del “salto della cavallina” (island hopping) nel Pacifico. Luoghi come Guadalcanal, Tarawa, Saipan e Peleliu divennero sinonimo di sacrifici inimmaginabili. L’apice simbolico fu raggiunto il 23 febbraio 1945 sulla cima del monte Suribachi, durante la battaglia di Iwo Jima, dove lo scatto fotografico di sei Marines che issavano la bandiera americana divenne l’immagine più iconica dell’intera storia militare statunitense.
Nel secondo dopoguerra, l’esistenza stessa del Corpo fu messa in discussione da chi riteneva i Marines un doppione dell’Esercito. Tuttavia, i conflitti successivi dimostrarono la necessità di una forza flessibile e pronta a tutto.
Oggi, il United States Marine Corps opera come una forza d’élite interforze, dotata di una propria aviazione, fanteria meccanizzata e forze speciali (Marsoc). La transizione verso scenari geo-politici moderni li vede focalizzati nuovamente sulle loro radici: il controllo delle rotte marittime e la proiezione rapida di potenza nei teatri caldi, come l’Indo-Pacifico.
La transizione da civile a Marine è considerata una delle più dure al mondo. I campi di addestramento di Parris Island e San Diego sono famosi per il loro rigore psicologico e fisico. A differenza di altre forze armate, non si diventa Marine solo per il lavoro, ma per l’identità: un legame indissolubile riassunto nel concetto che “non esistono ex-Marines, esistono solo Marines che servono in abiti civili”.
Con oltre 250 anni di storia alle spalle, il Corpo continua a camminare sulla linea sottile tra il rispetto maniacale per le proprie tradizioni e la necessità di evolversi per dominare i campi di battaglia del futuro. Una storia nata in una taverna e destinata a non finire mai.
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