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Il Pentagono capitola davanti alla priorità droni. Pronto un piano da 54 miliardi

C’è un momento preciso in cui le vecchie dottrine militari diventano obsolete, e per gli Stati Uniti quel momento è arrivato adesso. I conflitti in Ucraina e in Iran hanno squarciato il velo sulla guerra contemporanea, dimostrando che sciami di piccoli velivoli economici possono scardinare le difese più sofisticate. Di fronte a questa realtà, anche Washington ha dovuto capitolare e ammettere l’evidenza: nella difesa moderna, i droni sono diventati la priorità assoluta.

Per colmare quello che gli ufficiali definiscono un “buco drammatico” nel proprio arsenale, l’amministrazione Trump ha impresso una sterzata senza precedenti. Il Pentagono ha deciso di bypassare i tradizionali colossi dell’aerospazio per lanciare Drone Dominance: una competizione serrata della durata di 18 mesi per arruolare startup nate da ex hobbisti, programmatori e videogiocatori.

L’obiettivo immediato è una prima tranche di 1,1 miliardi di dollari in contratti per produrre 300.000 droni d’assalto (bombe volanti low-cost). Ma è il piano a lungo termine a certificare il cambio totale di priorità: il budget della difesa per il prossimo anno prevede lo stanziamento di ben 54,6 miliardi di dollari per una mega-divisione interamente dedicata alla guerra con droni.

Il Pentagono capitola davanti alla priorità droni. Pronto un piano da 54 miliardi

Il cambio di paradigma: l’hardware sacrificabile

Per decenni la strategia americana si è basata su caccia stealth e portaerei da miliardi di dollari. Oggi la priorità è radicalmente opposta: produrre enormi volumi di droni dal costo unitario inferiore ai 5.000 dollari. Nel gergo del Pentagono si chiamano “attritable” (logorabili), ovvero sistemi economici e letali che possono essere distrutti in massa senza preoccupazioni finanziarie.

I soldati ucraini hanno tracciato la strada, mostrando come la tecnologia derivata dal mondo delle corse di droni permetta di sfrecciare tra le trincee e colpire i carri armati russi nei loro punti ciechi. Una reattività millimetrica che Soren Monroe-Anderson, 23 anni e fondatore della startup californiana Neros, ha deciso di industrializzare per l’esercito americano: «La manovrabilità necessaria per fare curve a gomito in una gara è la stessa che serve per infilare un esplosivo esattamente in un’area di trenta centimetri sopra un blindato».

La sfida per la leadership del nuovo arsenale

Il Pentagono vuole stringere il cerchio attorno a pochissimi fornitori di massa. Al momento, la testa della corsa è una sfida a due:

AziendaOrigine / PartnershipStrategiaStato attuale nel Contest
SkycutterBritannica (alleata con la ucraina Skyfall)Ha adattato il drone “Shrike” già testato sul fronte ucrainoVincitrice della prima fase (ordine da 2.560 droni)
NerosStatunitense (Torrance, California)Fondata da campioni di drone racing, ha raccolto 120M$Prima a consegnare i droni dell’ordine iniziale

Il “Reality Show” militare a Fort Benning

Che i droni siano la priorità lo si capisce anche dalla spettacolarizzazione con cui l’esercito sta gestendo il progetto. Durante la prima fase dei Drone Dominance Gauntlets (le sfide sul campo) a Fort Benning, in Georgia, 26 aziende si sono sfidate in un’atmosfera a metà tra l’esercitazione bellica e un reality televisivo, con tanto di tabellone dei punteggi pubblico e video promozionali in stile Star Wars.

Le aziende avevano solo due ore di tempo per addestrare i piloti dell’esercito (dai Navy SEAL alle reclute diciannovenni) all’uso dei loro sistemi, prima di lanciarli in missioni d’attacco contro bersagli a sei miglia di distanza o all’interno di edifici. L’entusiasmo ha contagiato la base: il team britannico di Skycutter ha persino montato una TV sul tetto della stazione di lancio per mostrare la diretta in prima persona (FPV) dei propri droni, attirando una folla di spettatori.

Il Pentagono capitola davanti alla priorità droni. Pronto un piano da 54 miliardi

Il nodo industriale: dalla cantina alla catena di montaggio

Questa transizione improvvisa verso i droni non è però priva di ostacoli. Alcuni esperti, come il pilota di elicotteri in pensione Crispin Burke, sollevano dubbi logistici: «Se sei un esercito in rapido movimento, dove li trasporti centinaia di migliaia di droni?».

Inoltre, molte delle aziende creative arruolate dal Pentagono non sono ancora pronte per la produzione di massa. La GreenSight, una ditta passata dal monitoraggio dei campi da golf ai droni militari, ha ottenuto ottimi punteggi nei test di volo ma uno zero assoluto nella valutazione della capacità industriale. «Dobbiamo raccogliere capitali e costruire una vera fabbrica per il prossimo round», ha ammesso il COO Joel Pedlikin.

Il tempo stringe. Con la seconda fase del contest alle porte in Michigan e i bilanci miliardari già approvati, gli Stati Uniti hanno capito che il primato tecnologico non si difende più solo nei laboratori blindati dei colossi aerospaziali, ma convertendo ditte di entertainment e garage di hobbisti in catene di montaggio per la nuova priorità strategica globale.

Source: https://www.washingtonpost.com/technology/2026/06/01/pentagon-contest-has-companies-compete-supply-cheap-killer-drones/

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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