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La guerra ibrida di Mosca si serve dei filorussi italiani

La guerra in Ucraina, arrivata a fine dicembre 2025 al 1.394° giorno, continua a produrre vittime e a consumarsi non solo nelle trincee ma anche nello “spazio grigio” della hybrid warfare: attacchi informatici, disinformazione, sabotaggi e azioni a bassa attribuibilità usate per mettere alla prova le democrazie europee. È quanto si legge nell’intervista di Il Dubbio a Mirko Campochiari, CEO e fondatore di Parabellum, think tank italiano che realizza analisi OSINT e una mappa del fronte ucraino.

La guerra ibrida di Mosca si serve dei filorussi italiani
La guerra ibrida di Mosca si serve dei filorussi italiani

Il fronte: città, droni e scelte di logoramento

Sul terreno, Campochiari sottolinea la centralità degli agglomerati urbani nel Donbass: difenderli significa proteggere la “spina dorsale” di sistemi e linee difensive in un settore ristretto di decine di chilometri. In parallelo, nota come ormai una quota maggioritaria delle azioni avvenga con drones, che rendono più vulnerabili le postazioni in campo aperto rispetto al contesto urbano.

In questo quadro, cita esempi di tattiche e decisioni “non lineari”: a Kupiansk parla di infiltrazioni in piccoli gruppi per creare scompiglio tra le forze russe; su Siversk evidenzia invece un caso in cui gli ucraini avrebbero privilegiato il risparmio di forze rispetto alla difesa a oltranza, segnale di un possibile adattamento strategico per preservare uomini.

Le perdite russe: perché i numeri contano (e come si stimano)

Uno dei punti più delicati resta il bilancio umano. Campochiari contesta la stima ucraina di 1,2 milioni tra morti e feriti come valore “non attendibile” e indica come più credibile il lavoro di Mediazona (con BBC Russian e volontari), che mantiene una lista nominativa verificata e affianca metodi statistici per stimare l’impatto complessivo.

Su questo terreno, anche la stampa europea ha richiamato l’esistenza di stime basate su nominativi confermati, ricordando però che il totale reale può essere più alto proprio per i limiti delle fonti pubbliche e la difficoltà di conteggiare in modo completo perdite e feriti.

Campochiari collega poi la “tenuta” del reclutamento russo a dinamiche economiche e incentivazione: descrive un aumento dell’offerta economica nel tempo, segnali di stabilizzazione e un calo recente, oltre alla maggiore appetibilità delle unità droni perché consentono di combattere “da remoto”. A questo si aggiunge, nella sua ricostruzione, un elemento “strutturale”: le pressioni sugli amministratori regionali per raggiungere quote di arruolamento, con pratiche che oscillano tra incentivi e coercizione sociale.

Il caso Polymarket–ISW: quando una mappa diventa un’arma

L’intervista illumina un altro fronte: quello della fiducia nelle fonti pubbliche e nelle infrastrutture informative. Campochiari ricostruisce un caso legato a Polymarket, piattaforma di “prediction market” con scommesse anche su esiti militari, la cui risoluzione si appoggia (in molti mercati) a mappe come quelle dell’Institute for the Study of War (ISW).

Secondo la ricostruzione citata, nella notte del 15 novembre 2025 un aggiornamento avrebbe mostrato temporaneamente Myrnohrad come sotto controllo russo, in coincidenza con la chiusura di una scommessa; l’edit è poi “scomparso” ed è arrivata una rettifica. ISW ha parlato di modifica non autorizzata. Al di là del singolo episodio, la lezione è chiara: anche un artefatto “tecnico” come una mappa può diventare bersaglio, perché influenza reputazioni, narrazioni e perfino flussi di denaro.

Che cos’è la “guerra ibrida” (e perché l’Europa la sente addosso)

Nella definizione operativa richiamata da documenti e analisi istituzionali, la minaccia ibrida combina strumenti diversi — cyber, disinformazione, pressione economica e sociale, sabotaggi — sfruttando ambiguità, negabilità e tempi lunghi.

Un non-paper diffuso in ambito Difesa, citando la Relazione annuale del DIS, elenca esempi tipici di questa “zona grigia”: fake news, infrastrutture colpite, cavi tranciati, sabotaggi e interferenze nei processi democratici. A livello UE, i report sull’informazione ostile insistono su un punto: attori statali e reti di influenza hanno costruito ecosistemi digitali per manipolare lo spazio informativo europeo, alimentando polarizzazione e sfiducia.

Sul lato cyber, il quadro è coerente: le analisi di settore descrivono un ambiente in cui phishing, sfruttamento di vulnerabilità e DDoS restano vettori rilevanti e spesso associati a campagne “ibride” e di pressione politica.

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Droni, Aeroporti, Sabotaggi, Cyberattacchi: “testare” la risposta politica

Campochiari lo riassume così: attacchi informatici, fake news, droni e reclutamento online di “agenti spendibili” sarebbero modi indiretti per “testare” la risposta politica dei Paesi europei e, se la reazione è timida, alzare il tiro.

Negli stessi mesi, il dibattito europeo ha messo a fuoco proprio questa dinamica: episodi legati a droni, allarmi e blocchi temporanei di infrastrutture sensibili vengono interpretati come segnali ad alto impatto e bassa attribuibilità, capaci di produrre costi immediati (economici e politici) senza oltrepassare apertamente la soglia del conflitto.

Sul versante digitale, recenti ricostruzioni giornalistiche hanno collegato gruppi filorussi ad azioni DDoS e campagne di disturbo contro servizi pubblici e imprese, con l’obiettivo di creare disservizi, amplificare ansia sociale e dimostrare vulnerabilità. In questo tipo di operazioni, anche un’interruzione temporanea può valere più del danno tecnico: è un messaggio politico.

“Il megafono italiano” e la galassia filorussa: tesi e rischi

È nella lettura del contesto italiano che Campochiari usa le parole più dure: sostiene che l’Italia sia, per ragioni storiche e culturali, un “megafono” della propaganda del Cremlino, con figure (anche accademiche e professionali) pronte a rilanciare narrazioni favorevoli a Mosca o a riscrivere la storia recente.

Non parla solo di convinzioni ideologiche: descrive un “pattern” di rilancio coordinato di contenuti (“uno tira fuori una notizia e gli altri seguono”), e aggiunge che parte dell’ecosistema filorusso sarebbe in realtà saldato da identità anti-UE, anti-USA o complottiste/novax, più che da un reale interesse per la Russia. In questa chiave, la propaganda non è un monolite, ma una rete opportunista che sfrutta ogni frattura disponibile.

Qui la posta in gioco è la resilienza democratica: la guerra ibrida funziona quando riesce a trasformare fratture sociali preesistenti in polarizzazione permanente, erodendo fiducia nelle istituzioni e nei media.

La linea di faglia: sicurezza nazionale e libertà dell’informazione

Se il fronte militare è fatto di droni e artiglieria, quello ibrido passa per mappe, piattaforme, infrastrutture digitali e soprattutto per la vulnerabilità di società aperte in cui la propaganda può travestirsi da “opinione competente”. Il punto non è solo riconoscere la disinformazione, ma capire quando un ecosistema interno diventa, volontariamente o meno, un moltiplicatore della pressione esterna.

Fonti utilizzate:

  • Il Dubbio, intervista di Emilio Minervini a Mirko Campochiari (Parabellum), “La guerra ibrida di Mosca si serve dei filorussi italiani”, 27 dicembre 2025
  • Materiali e contenuti pubblici del think tank Parabellum (analisi OSINT e mappa)
  • Mediazona (con contributi e collaborazione di BBC Russian e volontari), stime basate su nominativi verificati e metodi statistici
  • Institute for the Study of War (ISW), comunicazioni e aggiornamenti relativi al caso Myrnohrad e alle modalità di aggiornamento delle mappe
  • ENISA, “Threat Landscape” (edizioni recenti), quadro sui principali vettori di minaccia cyber e trend
  • EEAS / EUvsDisinfo, report su interferenze e campagne di manipolazione dello spazio informativo europeo
  • Relazione annuale DIS e documenti italiani sulla minaccia ibrida e sulla disinformazione
  • Ricostruzioni giornalistiche internazionali (es. AP, Reuters) su cyberattacchi, sabotaggi e dinamiche “ibride” in Europa (2024–2025)
brigatafolgore.net

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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Ex? No, grazie: grado e qualifica militare

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