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La comunicazione come pilastro della Cultura della Difesa. Perché oggi più che mai informare significa difendere

Nel mondo contemporaneo, dominato dall’immediatezza dell’informazione e dalla pervasività dei media digitali, la comunicazione non è più un elemento accessorio: è una componente strategica. Vale per le aziende, per le istituzioni e, in maniera sempre più evidente, anche per le Forze Armate.

Esistono due affermazioni, spesso citate nel mondo della comunicazione, che ben sintetizzano questa realtà.

La prima richiama un’idea diventata quasi una regola non scritta per chi si occupa di comunicazione: il profilo basso, quando diventa silenzio, raramente premia. È il messaggio che attraversa Good-bye to the Low Profile: The Art of Creative Confrontation, volume pubblicato negli anni Ottanta dall’americano Herbert Schmertz (1930–2028), vicepresidente e responsabile della comunicazione della multinazionale Mobil Corporation.

Un principio tanto semplice quanto efficace: nella comunicazione istituzionale, tacere significa spesso lasciare campo libero ad altri, perdendo spazio e credibilità.

La seconda affermazione è ancora più celebre ed è attribuita al filosofo e teorico della comunicazione Marshall McLuhan, which in the 1964, nel saggio Understanding Media: The Extensions of Man, apre l’opera con un capitolo intitolato proprio “The Medium Is the Message”, rendendo centrale l’espressione “il medium è il messaggio”. Un’intuizione destinata a segnare la storia della comunicazione moderna, poiché evidenzia come non conti soltanto ciò che si comunica, ma anche, e soprattutto, il mezzo attraverso cui lo si fatogether with the contesto and the linguaggio utilizzato.

Due concetti apparentemente semplici, ma che assumono un significato profondo quando applicati alla sfera della Difesa e della sicurezza nazionale.

Comunicare la Difesa: un’esigenza moderna

Per molto tempo, in Italia come in altri Paesi europei, il rapporto tra Forze Armate e comunicazione è stato improntato a una naturale riservatezza, talvolta sfociata in una vera e propria distanza dal mondo dell’informazione: una scelta comprensibile in un contesto storico diverso, ma oggi non più sostenibile.

La comunicazione istituzionale non può infatti limitarsi alla gestione delle emergenze o alla diffusione di comunicati formali, ma deve diventare uno strumento continuo di dialogo con la società, capace di spiegare ruoli, missioni, valori e sacrifici di uomini e donne in uniforme.

Negli ultimi decenni, anche grazie all’evoluzione delle operazioni internazionali e al crescente impegno in ambito NATO, l’Italia ha compreso l’importanza di raccontare meglio le proprie Forze Armate.

Le missioni all’estero, le operazioni di sorveglianza aerea e navale e il supporto umanitario rappresentano un impegno costante, spesso poco conosciuto dall’opinione pubblica.

A questo si aggiunge il ruolo fondamentale svolto sul territorio nazionale, dal supporto nelle calamità naturali agli interventi di protezione civile, fino alle operazioni di sicurezza e controllo del territorio. Eppure, nonostante tutto questo, la percezione pubblica resta spesso incompleta o distorta: ed è proprio qui che la comunicazione assume un valore strategico.

La Cultura della Difesa come strumento di consapevolezza

In Italia, il concetto di “Cultura della Difesa” è ancora oggi spesso frainteso. Non significa militarizzazione della società, né esaltazione del conflitto. Al contrario, significa conoscenza, consapevolezza e responsabilità.

Una società informata comprende meglio perché esistono le Forze Armate, perché investire nella sicurezza non è uno spreco, e perché la difesa dei valori democratici passa anche attraverso la deterrenza, la prevenzione e la presenza sul territorio e negli scenari internazionali.

In un contesto globale segnato dal ritorno dei conflitti convenzionali, dall’instabilità geopolitica, dalla minaccia ibrida e dal terrorismo, pensare che la pace si garantisca semplicemente rinunciando agli strumenti di difesa è un’illusione pericolosa.

La storia recente dimostra che la pace si preserva anche grazie alla credibilità militare, alla cooperazione tra alleati e alla capacità di risposta.

La comunicazione istituzionale come strumento operativo

Negli ultimi anni il Ministero della Difesa ha compiuto passi importanti, soprattutto sul fronte della valorizzazione dell’immagine e della comunicazione delle Forze Armate. Iniziative come Army Radio, la presenza sempre più strutturata sui social media e il rafforzamento delle attività informative rappresentano segnali concreti e positivi. Nell’ultimo biennio, inoltre, l’evoluzione è stata evidente, con un’accelerazione significativa in termini di qualità, continuità e capacità di raggiungere un pubblico differente.

Tuttavia, la credibilità si consolida nel tempo e l’efficacia comunicativa richiede un miglioramento costante, alzando l’asticella e puntando a standard sempre più elevati.

È quindi necessario proseguire con decisione su questra strada, investendo ulteriormente nelle strutture dedicate, nelle competenze professionali, nelle tecnologie e nella formazione specifica del personale. Le moderne operazioni informative richiedono rapidità, chiarezza, capacità di raccontare in modo comprensibile e autorevole, oltre a una piena padronanza dei linguaggi digitali.

Non si tratta di propaganda, ma di trasparenza. Raccontare cosa fanno le Forze Armate, perché lo fanno e con quali valori operano è un dovere istituzionale verso i cittadini che le sostengono e, in ultima analisi, verso la democrazia che sono chiamate a difendere.

Dare voce a chi indossa l’uniforme

Un aspetto di grande valore riguarda la comunicazione “dal basso”. Ufficiali, sottufficiali e militari di truppa rappresentano oggi il volto più diretto e concreto delle Forze Armate.

Strumenti come i canali istituzionali hanno contribuito a dare spazio a voci giovani, preparate e motivate, capaci di raccontare il proprio lavoro con competenza e credibilità, nel pieno rispetto delle esigenze operative.

Favorire questo tipo di comunicazione, all’interno di regole chiare e responsabilità definite, rende la Difesa ancora più vicina ai cittadini, più comprensibile e più “umana” nel senso migliore del termine: fatta di persone, professionalità e servizio. Non significa rinunciare al rigore, ma valorizzare autenticità e trasparenza, elementi fondamentali per consolidare la fiducia verso i cittadini.

Conclusions

La comunicazione non è un accessorio, ma una componente essenziale della Difesa moderna. In un’epoca in cui l’informazione è parte integrante del confronto geopolitico, pensare di tornare a una riservatezza “totale” è anacronistico: il silenzio non protegge, spesso lascia spazio a narrazioni distorte, disinformazione e strumentalizzazioni.

Per questo fa bene oggi la Difesa italiana a comunicare in modo sempre più strutturato: non per inseguire consensi, ma per garantire trasparenza, rendere comprensibili scelte e impegni, dentro e fuori i confini nazionali.

Investire nella Cultura della Difesa significa rafforzare il legame tra Forze Armate e società civile, consolidare la fiducia dei cittadini e rendere più solido il sistema di sicurezza nazionale e collettivo.

Perché, oggi più che mai, comunicare bene significa difendere meglio.

brigatafolgore.net

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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