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Iran, la protesta che non si spegne: crisi interna, pressione internazionale e rischio di escalation

Mentre l’attenzione dei principali media internazionali resta concentrata su Venezuela, Gaza e Ucraina, l’Iran attraversa una fase di instabilità interna crescente che, pur rimanendo ai margini dell’agenda globale, presenta elementi di forte criticità. Le proteste esplose tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 costituiscono la mobilitazione più significativa dal 2022, quando la morte di Mahsa Amini durante un fermo di polizia aveva scosso il Paese.

Secondo fonti giornalistiche e organizzazioni indipendenti per i diritti umani, le manifestazioni hanno coinvolto centinaia di località in oltre venti province, partendo dal Gran Bazar di Teheran e propagandosi rapidamente verso centri urbani e periferie. La scintilla iniziale è stata economica: the crollo del rial iraniano, l'inflazione fuori controllo e l’aumento dei prezzi dei beni essenziali hanno aggravato una crisi sociale già profonda. A questi fattori si è sommato un malcontento politico strutturale, che ha portato i manifestanti a esprimere slogan apertamente antigovernativi.

Le autorità iraniane continuano a sostenere di godere del sostegno della maggioranza della popolazione, minimizzando la portata delle proteste. Tuttavia, testimonianze e immagini provenienti dall’interno del Paese descrivono una realtà segnata da repressione, arresti e vittime civili. Pur non avendo ancora raggiunto l’intensità del 2022, la persistenza delle manifestazioni indica una frattura profonda tra società e potere politico, difficilmente sanabile nel breve periodo.

La dimensione internazionale della crisi

L’evoluzione delle proteste non può essere analizzata senza considerare la loro proiezione internazionale. Le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, diffuse sui social, hanno introdotto un elemento di forte tensione diplomatica, affermando che Washington non resterebbe inerte qualora Teheran ricorresse a una repressione sanguinosa contro manifestanti pacifici. Un messaggio diretto che rompe con la tradizionale cautela americana su questioni di dissenso interno iraniano.

Iran, la protesta che non si spegne: crisi interna, pressione internazionale e rischio di escalation

La risposta di Teheran è stata immediata. Esponenti di primo piano del sistema politico e di sicurezza iraniano hanno accusato Stati Uniti e Israele di fomentare i disordini, sostenendo che un’ingerenza esterna porterebbe al caos regionale e metterebbe a rischio gli interessi statunitensi in Medio Oriente. Il Ministero degli Esteri ha ribadito che l’Iran difenderà la propria sovranità, minacciando risposte mirate in caso di violazioni.

Questa escalation verbale si inserisce in un contesto già segnato da scontri recenti. Nel giugno 2025, durante il conflitto di dodici giorni tra Israele e Iran, Teheran aveva colpito una base aerea statunitense in Qatar in risposta agli attacchi contro siti nucleari iraniani. Nonostante ciò, fonti militari occidentali indicano che non si registrano variazioni significative nei livelli di prontezza delle forze statunitensi nella regione, segnale che, per ora, la retorica non si è tradotta in un’immediata escalation militare.

Rischi di escalation e scenari futuri

Il rischio principale resta la trasformazione della crisi interna in una crisi regionale. Le dichiarazioni di figure di vertice del regime, che arrivano a definire le installazioni militari statunitensi come “obiettivi legittimi”, mostrano come Teheran stia preparando il terreno narrativo per giustificare una risposta dura, tanto sul piano interno quanto su quello esterno.

Iran, la protesta che non si spegne: crisi interna, pressione internazionale e rischio di escalation

Parallelamente, la diplomazia iraniana richiama una lunga serie di contenziosi storici con Washington, dal colpo di Stato del 1953 all’abbattimento di un aereo civile nel 1988, fino agli scontri più recenti con Israele. Una strategia comunicativa pensata per consolidare il fronte interno, ma che si scontra con l’evidenza di proteste diffuse e persistenti.

The sostegno esplicito della Casa Bianca ai manifestanti comporta un rischio evidente: offrire a Teheran il pretesto per una repressione più violenta, con il paradosso di avvicinare proprio quello scenario di intervento esterno che il regime dichiara di voler evitare. Le manifestazioni continuano anche in aree sensibili, comprese le regioni di confine con il Pakistan, mentre analisti internazionali ipotizzano che i vertici del potere iraniano abbiano predisposto misure di sicurezza straordinarie.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la protesta resterà confinata entro i limiti di una crisi interna prolungata o se diventerà un nuovo fattore di instabilità regionale, in un Medio Oriente già segnato da equilibri fragili e da tensioni irrisolte.

brigatafolgore.net

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
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