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Grande successo a Sassari per la presentazione del libro “Forse Speciali – 100 giorni all’inferno” di Claudio Spinelli, l’incursore che addestrò gli astronauti

At the GluteSculpt Center di Sassari si è svolta sabato la presentazione del libro “Forse Speciali – 100 giorni all’inferno”, scritto da Claudio Spinelli, ex incursore del 9º Reggimento d’Assalto “Col Moschin”.

Spinelli, arruolatosi volontario nella Folgore nel 1998 e successivamente divenuto incursore dell’Esercito, ripercorre nelle sue pagine l’esperienza in Afghanistan nella leggendaria Task Force 45: operazioni ad alta intensità, scontri a fuoco, feriti e caduti trovano spazio in un racconto diretto e senza filtri, capace di restituire al lettore tanto la durezza del combattimento quanto l’aspetto umano di chi ha servito in prima linea.

A moderare l’incontro è stato il nostro amico Paracadutista in congedo Raffaele Sestilli, che ha raccolto per noi alcune domande rivolte all’autore. Ne è nato un dialogo intenso, ricco di spunti e riflessioni che vanno ben oltre le pagine del volume, considerato da molti – e anche da noi – una delle migliori biografie mai scritte da un incursore italiano.

Tecnologia e ruolo dell’uomo

La prima domanda riguarda un tema di grande attualità: i droni e le nuove tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nei campi di battaglia del futuro. Ma ci si chiede se l’essere umano resterà davvero al centro delle operazioni speciali o se, progressivamente, sarà rimpiazzato da macchine e sistemi autonomi.

Spinelli non ha dubbi:

L’essere umano ha un ruolo essenziale che non può essere sostituito. Ha la capacità di distinguere cosa deve essere fatto in modo ragionato. Per quanto si investa su tecnologia e intelligenza artificiale, la macchina non può sostituire, al momento, la mente e l’intuito dell’uomo, soprattutto nell’approccio tecnico-tattico sul terreno.

Una riflessione che rimette al centro la figura del soldato, confermando come, almeno per ora, la tecnologia resti un supporto e non un sostituto.

Afghanistan: vent’anni per nulla?

Il secondo tema affrontato è tra i più delicati: l’Afghanistan. Dopo vent’anni di sacrifici, l’impegno della comunità internazionale si è concluso con il ritorno dei talebani al potere. Un fallimento strategico?

Spinelli risponde con realismo:

Noi italiani siamo stati tra quelli che hanno pagato il prezzo umano più basso. Altri paesi hanno contato centinaia, persino migliaia di caduti. La domanda vera è: ne è valsa la pena?
Umanamente, la risposta non è semplice. Dal punto di vista tattico e geopolitico, queste valutazioni spettano agli esperti. Noi operatori sul terreno non avevamo la possibilità di misurare i risultati. Sicuramente abbiamo dato un contributo alla democrazia e alla libertà di espressione, ma oggi quelle conquiste non esistono più.

Parole che trasmettono non solo amarezza, ma anche il peso di chi ha visto da vicino i costi umani di un conflitto così lungo e controverso.

Un’esperienza fuori dall’ordinario: addestrare astronauti

Alla domanda sul momento più significativo della sua carriera, Spinelli sorprende. Non cita un’operazione di combattimento, ma un’esperienza diversa, che lo ha arricchito sul piano umano e professionale:

Qui giochiamo facile, non è scritto sul libro, ma ho avuto la fortuna di collaborare e fare da istruttore per gli astronauti dell’ESA nel 2008. Ho avuto rapporti con loro fino al 2010, quando è stato omologato un format che si chiamava CAVES.

Noi abbiamo messo in sicurezza e attrezzato una grotta a Su Bentu, qui in Sardegna, e da allora è nato questo format. Gli astronauti la percorrono e quindi fanno vita in grotta, dove simulano un ambiente alieno, marziano in questo caso. Lì sviluppano delle skills particolari, vivono in ambienti ristretti, privi di luce.

È stata una bellissima cosa perché nulla aveva a che vedere con le armi da fuoco, con la guerra, ma era qualcosa di scientificamente incredibile. Molto, molto bella. Credo che il modulo CAVES sia ancora attivo, quindi gli astronauti lo fanno ancora. Non so se in Sardegna, ma chi è curioso può andare sul sito dell’ESA e troverà tutte queste notizie. Per me è stata un’esperienza affascinante.

Le Forze Speciali italiane oggi

Spinelli ha poi tracciato un bilancio dell’evoluzione delle Forze Speciali italiane negli ultimi vent’anni:

C’è stata un’evoluzione, soprattutto dopo il 2009-2010. Prima venivano selezionate persone potenzialmente forti e gli addestramenti erano duri dal punto di vista fisico. Psicologicamente ti preparavi, imparavi sul campo.

Adesso invece, con l’aiuto della tecnologia e dei nuovi equipaggiamenti, è diventato più semplice essere un operatore. Noi eravamo un po’ più “somari” all’epoca: zaino in spalla e via, come belve. Quando c’era da fare due più due ci ragionavi, anche se era un’operazione semplice.

Oggi si tende ad avere l’operatore pensante. Non che prima non lo fosse, ma prima dovevi inventarti qualsiasi cosa e adattarti. Adesso la tecnologia dà una mano incredibile e rende tutto molto più semplice dal punto di vista del supporto.

Una trasformazione che riflette i cambiamenti geopolitici e la crescente complessità delle missioni.

Consigli per i giovani aspiranti incursori

Infine, una domanda dedicata a chi sogna di entrare nelle Forze Speciali: quali qualità sono indispensabili?

Spinelli non si limita a parlare di preparazione fisica:

Intanto il fisico deve essere sempre molto allenato, perché lì sei chiamato a sforzi non indifferenti, fuori dal comune. Non basta essere un bodybuilder: bisogna allenarsi a 360 gradi. Io consiglio il corpo libero, perché se ti spacchi prima, arrivi già distrutto. Devi arrivare in forma, tanto poi ti distruggono sul posto. Un triatleta va bene, ma soprattutto chi fa corpo libero. La corsa si allena sempre.

E poi bisogna studiare le materie militari. Oggi non ci sono più segreti: con una ricerca su internet trovi i parametri tecnici di qualsiasi cosa, dalle armi ai visori, dalle radio agli equipaggiamenti. Se uno arriva già preparato, ha una marcia in più. Il percorso formativo fa una selezione naturale: se non hai l’attitudine a diventare incursore, non ci puoi fare nulla. L’evoluzione della tecnologia ha reso tutto più accessibile, ma resta fondamentale la testa.

Secondo me, il comparto Forze Speciali dovrebbe aprire anche a percorsi diretti da civile, così da dare la possibilità a chi è veramente motivato di arruolarsi senza passaggi intermedi troppo lunghi.

Il ragionamento di Spinelli apre un tema interessante: l’idea di permettere anche ai civili motivati di accedere al percorso incursori. Non sarebbe una novità assoluta: le SAS britanniche già reclutano anche civili, persino over 40 senza esperienza militare. Un modello che, se adattato all’Italia, potrebbe rappresentare un’opportunità strategica anche per il nostro Paese, puntando su motivazione, attitudine e resistenza psicofisica.

Conclusion

L’incontro con Claudio Spinelli ha confermato il valore di un libro che non si limita a raccontare le missioni militari, ma restituisce un ritratto autentico di un incursore italiano. Tra memorie di guerra, riflessioni critiche e ricordi inattesi come l’esperienza con l’ESA, “Forze Speciali – 100 giorni all’inferno” è un’opera che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere davvero cosa significhi servire nell’élite delle Forze Armate italiane.

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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