Arditi del IX Reparto d’Assalto nella prima guerra mondiale e incursori del 9º Reggimento “Col Moschin” – Copyright Esercito Italiano
L'Italy è stato il primo Paese al mondo a sperimentare unità militari d’élite, pioniere di tattiche innovative e mezzi d’assalto mai visti prima: per terra con gli Arditi e per mare con le audaci flottiglie MAS della Regia Marina. Fin dalle loro origini, queste unità hanno incarnato il courage e la capacità di anticipare nuove modalità operative, creando una tradizione destinata a ispirare le moderne Special Forces from all over the world.
Già l’roman army impiegava reparti speciali, come gli Exploratores and the Speculatores, dedicati a missioni di esplorazione e ricognizione. Si trattava di soldati addestrati per operazioni avanzate, in parte assimilabili alle moderne unità di ricognizione.
Tuttavia, per incontrare vere formazioni concepite con una strategia fondata sull’audacia, on the sorpresa e sulla rottura degli schemi convenzionali, bisogna arrivare agli inizi del XX secolo con la nascita degli Arditi.
A storia tutta italiana, che segnerà un percorso destinato a trasformare per sempre il modo di affrontare i conflitti, introducendo un modus operandi mirato ad aprire asymmetric scenarios e a sperimentare unconventional fighting techniques.
At the beginning of the Novecento, il mondo militare avvertiva con urgenza la necessità di innovare le tattiche d’assalto per affrontare una guerra sempre più moderna e complessa. La svolta arrivò nel 1917, nel pieno della World War I, quando nacquero ufficialmente le prime Italian special forces: the unità d’assalto del Regio Esercito.
Questi reparti, concepiti per azioni di rottura delle linee nemiche, rappresentavano una novità assoluta sul piano strategico. Non erano semplici fanti, ma soldati scelti, caratterizzati da un addestramento specifico e da un equipaggiamento leggero che li rendeva estremamente mobili e particolarmente efficaci negli scontri corpo a corpo.
Erano i leggendari Arditi, specialità dell’arma di fanteria del Regio Esercito, organizzati in reparti autonomi con funzioni operative innovative. La loro natura “asimmetrica” consentiva di influenzare le battaglie con interventi rapidi e mirati, spesso condotti nell’ombra, sostituendo la forza bruta with discrezione, sorpresa e superiorità addestrativa.
Gli Arditi erano addestrati a penetrare le linee nemiche e a compiere atti di sabotaggio con rapidità e coordinazione, sfruttando l’elemento sorpresa come arma principale delle loro incursioni. Equipaggiati con pugnali, petardi e pistole mitragliatrici leggere, erano considerati l’élite del Regio Esercito e venivano impiegati in missioni ad altissimo rischio, spesso caratterizzate da perdite elevatissime.
A differenza dei reparti di fanteria tradizionali, il loro obiettivo non era semplicemente la conquista di posizioni, ma l’inflizione di danni significativi e la destabilizzazione delle forze nemiche, aprendo così la strada all’avanzata delle linee italiane.
Il primo centro di addestramento fu istituito a Sdricca of Manzano, vicino Udine. Qui gli Arditi venivano preparati nelle tecniche di combattimento corpo a corpo, in theassalto rapido e in un percorso formativo che li temprava non solo fisicamente ma anche psicologicamente, affinché fossero pronti a missioni che richiedevano courage e determinazione assoluti.
Parallelamente, anche la Regia Marina sviluppò i propri reparti di raiders, i cosiddetti gruppi di incursione marittima, composti da specialisti in attacchi subacquei e azioni di sabotaggio. Questi uomini utilizzavano imbarcazioni leggere, come i MAS (Silent Armed Motorboats), e i celebri “maiali”, siluri modificati e pilotati da operatori addestrati, con i quali colpivano direttamente le unità navali nemiche. Le loro missioni, spesso condotte in totale isolamento, erano caratterizzate da un’audacia straordinaria e da un altissimo livello di rischio.
Tra gli incursori marittimi non mancarono episodi celebri, che videro protagonisti uomini coraggiosi e mezzi tecnologicamente innovativi. Queste azioni segnarono il debutto delle prime vere missioni di assalto subacqueo della storia italiana e posero le basi per la nascita delle future unità di forze speciali navali of Navy .
Ancor prima della nascita ufficiale degli Arditi, the Regio Esercito aveva già avviato alcuni tentativi di sviluppare unità speciali. In 1914 vennero creati i Gruppi di Esploratori, soldati addestrati ad agire dietro le linee nemiche e a sabotarne le difese. Vestiti interamente di nero per favorire la mimetizzazione, erano impiegati soprattutto in missioni esplorative and in the taglio dei reticolati avversari.
Un’altra anticipazione degli Arditi furono le cosiddette Companies of Death, costituite da pattuglie speciali di fanteria e del genio. Questi uomini erano dotati di corazze e caschi protettivi, spesso del modello “Farina”, e addestrati per operazioni ad altissimo rischio, come il brillamento degli ostacoli and theapertura di varchi nei reticolati sotto il fuoco nemico.
Nel 1916, il Comando Supremo stabilì che la qualifica di “militare ardito” dovesse essere attribuita ai soldati che si distinguevano per coraggio e determinazione. Fu però posto il divieto esplicito di costituire reparti speciali permanenti. Come riconoscimento venne assegnato un distintivo: il monogramma reale “VE” (Vittorio Emanuele), da portare sul braccio sinistro, concepito come segno d’onore e simbolo di esempio per tutti gli altri militari. Questo emblema, più che un semplice ornamento, segnò la nascita del termine “Ardito” nell’immaginario collettivo, preparando il terreno alla creazione dei futuri reparti d’assalto.
La nascita degli Arditi non fu un evento isolato, ma il risultato di una progressiva evoluzione delle tattiche and the esigenze operative maturate durante la Grande Guerra.
Il primo impiego dei cosiddetti “plotoni speciali” risale all’agosto del 1916during the Battaglia di Gorizia, negli scontri tra la Lambro Brigade and theesercito austro-ungarico at quota 188 and the Dosso del Bosniaco. Tuttavia, a causa dell’imprecisione dei rapporti ufficiali and the difficoltà del terreno – disseminato di reticolati e sottoposto al fuoco intenso dell’artiglieria austriaca – risulta difficile stabilire con certezza l’efficacia concreta di questi reparti sull’esito dello scontro.
È comunque probabile che venissero impiegati come unità di rottura nelle posizioni indicate e come reparti esploranti una volta superata la linea di Gorizia.
Ulteriori azioni significative si verificarono l’11 February 1917, quando due plotoni riconquistarono la trincea del saliente di Casa dei Pini, persa due giorni prima dal 206º Battaglione della Brigata Lambro. The 26 February, invece, un altro plotone irruppe in una trincea nei pressi di Belpoggiomanaging to win her over.
In 1917, sulla base delle proposte di alcuni generali consapevoli della necessità di superare la strategia tradizionale dell’assalto frontale supportato dall’artiglieria, e grazie all’iniziativa di giovani ufficiali insoddisfatti della stasi and the carneficina della guerra di trincea, venne sperimentata un’unità speciale at the 48ª Divisione dell’VIII Corpo d’Armata. Questa formazione fu affidata al comando del Maggiore Giuseppe Bassi, affiancato dal Sergeant Giuseppe Longoni.
Bassi redasse una nota innovativa sull’impiego delle pistole mitragliatrici Fiat Mod. 15/OVP (Officine Villar Perosa), proponendo modifiche tecniche di grande rilievo: la rimozione dello scudo protettivo, l'introduzione di un bipode leggero e una guida per facilitare la sostituzione dei caricatori anche al buio e in pieno combattimento. La sua proposta non si limitava agli aspetti tecnici, ma includeva una nuova dottrina d’impiego, che ottimizzava le sezioni mitragliatrici e definiva l’equipaggiamento ideale per le unità: pugnali e petardi accanto a moschetti e pistole a tamburo, per aumentare l’aggressività and theeffectiveness dei soldati in azione.
La relazione, inoltrata al General Gaetano Giardino nel novembre 1916, ottenne il suo plauso e venne quindi trasmessa al General Grazioli per un esame superiore. Comandante della Lambro Brigade, Grazioli adattò probabilmente quelle note alle proprie riflessioni sui plotoni speciali and the 7 March 1917 emise una direttiva ai comandanti di reggimento, disponendo la creazione di reparti d’attacco specializzati in incursioni a sorpresa, colpi di mano, contrattacchi improvvisi e operazioni non previste dalla fanteria convenzionale.
The 14 marzo 1917, the Comando Supremo italiano venne informato della costituzione di unità speciali anche nell’esercito austro-ungarico, while theesercito tedesco aveva già introdotto il concetto delle truppe d’élite, le Stoßtruppen, mediamente meglio addestrate rispetto ai reparti ordinari. Tuttavia, gli Arditi italiani non furono una semplice imitazione di tedeschi e austriaci: a differenza delle controparti, si costituirono come unità autonome, con una propria identità e una propria missione, non limitandosi a svolgere funzioni di supporto alla fanteria. Gli esperimenti del Regio Esercito in questa direzione, nati prima ancora di conoscere nei dettagli le esperienze straniere, furono decisivi nell’accelerare il progetto di istituire ufficialmente i reparti speciali italiani.
Dopo aver assistito a un’esercitazione condotta dal Maggiore Bassi, il Generale Luigi Cadorna comprese il potenziale delle nuove tattiche e diede il via libera alla creazione degli Arditi, emanando una circolare con linee guida precise per la costituzione di reparti speciali. Il 29 luglio 1917, il Re Vittorio Emanuele III ufficializzò la nascita dei Reparti d’Assalto, sancendo l’ingresso dell’Italia nell’era moderna delle forze speciali.
Grazie a questo approccio innovativo, the Arditi vennero impiegati con successo nelle battaglie sul fronte italiano, distinguendosi per il loro courage e per l’abilità di infiltrarsi in profondità nelle linee nemiche, colpendo con rapidità and effectiveness.
I nuovi Reparti d’Assalto ebbero il loro battesimo del fuoco during theUndicesima Battaglia dell’Isonzo, in theagosto 1917, quando furono impiegati per sfondare le posizioni austro-ungariche sull’altopiano della Bainsizza. The Arditi si distinsero per le loro azioni audaci e per la capacità di infiltrarsi nelle linee nemiche, riuscendo a spezzare le difese avversarie e a conquistare posizioni strategiche come il Monte San Gabriele.
The Monte San Gabriele, fortificato e ritenuto quasi inespugnabile, fu il teatro di una delle loro operazioni più celebri. All’alba del 4 September 1917, the Arditi si lanciarono all’assalto della vetta, sorprendendo un nemico impreparato al loro arrivo. Con bombe a mano e lanciafiamme, travolsero le difese austro-ungariche e aprirono la strada all’avanzata delle truppe italiane.
Questo successo consegnò loro fama e riconoscimenti, consolidando definitivamente il ruolo degli Arditi such as forza d’élite del Regio Esercito.
Alla fine della primavera del 1918, con l’estate ormai alle porte, le forze austro-ungariche tentarono un nuovo, disperato assalto per spezzare le difese italiane sul massiccio del Grappa. L’obiettivo era penetrare nelle valli del Brenta e del Piave, aggirando lo schieramento italiano lungo il corso del fiume. Il piano prevedeva un’offensiva strategica volta ad aggirare la Cima Grappa, fulcro del dispositivo difensivo, con uno sfondamento simultaneo sui lati occidentale and orientale del complesso montuoso. L’operazione fu affidata all’XI Armata del generale Scheuschenstuel, rinforzata da nuove truppe e sostenuta da un intenso fuoco di artiglieria.
At 3 del mattino del 15 giugno, un violento bombardamento aprì l’offensiva. L’artiglieria italiana rispose prontamente, contenendo in parte la pressione sul settore orientale, ma alle 8 a.m. the fanteria austriaca lanciò l’attacco. I successi maggiori si registrarono sul versante occidentale, dove le cime che difendevano il fianco del Brenta cedettero rapidamente: caddero il Col del Miglio, the Col Fenilon, the Col Fagheron e lo stesso Col Moschin. In poche ore, le difese italiane sul Grappa erano sull’orlo del collasso, aprendo agli austriaci un potenziale accesso diretto alla pianura veneta.
The austro-ungarici, vicini a una vittoria decisiva, avrebbero dovuto rinnovare immediatamente l’offensiva per consolidare i guadagni, ma le loro riserve erano ormai quasi esaurite. Nel frattempo, la reazione italiana non si fece attendere: un intenso fuoco d’artiglieria colpì le posizioni appena conquistate, ostacolando l’afflusso di rinforzi. Nel primo pomeriggio, the 9th Assault Department, composto da poco più di 600 uomini e già allertato in previsione dell’attacco, passò al contrattacco. In poche ore riconquistò il Col Fagheron e, alle 22, riprese anche il Col Fenilon, con l’appoggio di due battaglioni del 91º Reggimento di Fanteria.
Restava però da riprendere la posizione più importante: il Col Moschin.
All’alba del 16 giugno 1918, il IX Reparto d’Assalto sferrò un attacco fulmineo e, in appena dieci minuti, riconquistò il Col Moschin, strappandolo agli austro-ungarici. L’azione portò alla cattura di circa 300 prigionieri, tra cui 17 ufficiali, e alla conquista di 25 mitragliatrici. In sole ventiquattro ore, l’offensiva nemica era stata completamente neutralizzata. In segno di riconoscenza per quell’eroica impresa, la città di Roma fece erigere sul Col Moschin un monumento commemorativo, utilizzando un’antica colonna romana.
Il successo del 9th Assault Department sul Col Moschin fu completo e con perdite relativamente contenute, grazie a una manovra condotta in condizioni favorevoli: il nemico, ormai esausto e fiaccato dal fuoco dell’artiglieria italiana, venne travolto con risolutezza da un reparto motivato e altamente addestrato.
Pochi giorni dopo, però, il 24 giugno 1918, the IX Reparto fu nuovamente chiamato all’azione per riconquistare un caposaldo austriaco sull’Asolone. In questa occasione il fuoco preparatorio dell’artiglieria risultò meno efficace, e la riconquista dell’altura costò agli Arditi a tributo di sangue altissimo. La posizione fu presa, ma solo temporaneamente: un immediato contrattacco nemico riuscì infatti a sopraffare le forze italiane, ormai stremate. Le perdite furono gravissime, quasi il 50% degli effettivi: caddero 19 ufficiali e 305 Arditi, dimostrando come gli alti comandi italiani non avessero ancora compreso appieno come impiegare al meglio le straordinarie capacità combattive di questi reparti.
Successivamente, tra il 24 October and the 4 November 1918, the Arditi furono ancora protagonisti, contribuendo in maniera decisiva allo sfondamento della linea del Piave, che portò alla vittoria finale sugli eserciti austro-ungarici and the conclusione vittoriosa del conflitto per l’Italia.
La forza complessiva era di 735 militari, suddivisi in tre compagnie da circa 200 uomini ciascuna, con una struttura che ricorda l’organizzazione dei moderni distaccamenti di forze speciali.
I Plotone d’Attacco
II Plotone d’Attacco
III Plotone d’Attacco
IV Plotone d’Attacco
V Specialist Platoon
VI Flamethrower Platoon
Complements Company
Platoon Specialists
Ogni squadra d’attacco o d’assalto era suddivisa in 5-6 coppie, per un organico di circa 12 uomini, una configurazione sorprendentemente simile a quella dei moderni distaccamenti delle forze speciali.
Un momento cruciale per le forze speciali italiane, e più in generale per la storia militare mondiale, fu rappresentato dal Lieutenant Alessandro Tandura, primo paracadutista al mondo ad eseguire un lancio in azione di guerra. La missione ebbe luogo nella notte tra l’8 and 9 August 1918, quando Tandura si lanciò da un aereo Savoia-Pomilio SP.4 oltre le linee nemiche nel Veneto, grazie al supporto dei piloti britannici William George Barker e William Wedgwood Benn della Royal Air Force. L’impresa costituì un evento pionieristico nell’impiego dei paracadutisti in operazioni militari e gettò le basi per lo sviluppo delle future unità aviotrasportate italiane.
Per tale gesto, il Tenente Tandura fu insignito della Gold Medal for Military Valour on the following grounds:
Animato dal più ardente amor di patria, si offriva per compiere una missione estremamente rischiosa: da un aeroplano in volo, si faceva lanciare con un paracadute al di là delle linee nemiche nel Veneto invaso, dove, con alacre intelligenza e indomito sprezzo di ogni pericolo, raccoglieva nuclei di Ufficiali e soldati nostri dispersi, e, animandoli con il proprio coraggio e con la propria fede, costituiva con essi un servizio d’informazioni che riuscì di preziosissimo ausilio alle operazioni. Due volte arrestato e due volte sfuggito, dopo tre mesi di audacie leggendarie, integrava l’avveduta e feconda opera sua, ponendosi arditamente alla testa delle sue schiere di ribelli e con esse insorgendo nel movimento cui si delineava la ritirata nemica, ed agevolando così l’avanzata vittoriosa delle nostre truppe. Fulgido esempio di abnegazione, di cosciente coraggio e di generosa intera dedizione di tutto sé stesso alla Patria.
(Piave – Vittorio Veneto, agosto – ottobre 1918)
A few days later, the second launch was also carried out by Pier Arrigo Barnaba, Lieutenant of the Green Flames, the Arditi of the Alpini. He was the first Alpine Parachutist in history.
In futuro, paracadutismo e forze speciali saranno concetti inscindibili, uniti dalla stessa vocazione all’azione rapida e decisiva. Nel dopoguerra, molte nazioni hanno istituito reparti paracadutisti, e ancora oggi il brevetto da paracadutista rappresenta un requisito fondamentale per gli operatori delle forze speciali.
Le MAS Flotillas rappresentarono i precursori delle forze speciali della Marina Italiana. Inquadrati nella Regia Marina, hanno una storia operativa che affonda le radici nella World War I e si estende fino alla World War II.
Queste unità erano costituite dai Torpedo Armed Motorboats (MAS), progettati per condurre attacchi rapidi e fulminei contro la marina nemica. I MAS iniziarono a distinguersi già durante la Grande Guerra, infliggendo pesanti perdite at flotta austro-ungarica.
In Secondo conflitto mondiale, le loro operazioni si ampliarono ulteriormente grazie al supporto dei reparti d’incursori e, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, anche di unità di fanteria di marina.
I primi MAS furono sviluppati durante la fase iniziale della World War I, a partire dal progetto elaborato dal cantiere veneziano SVAN (Società Veneziana Automobili Navali)who built the prototypes MAS 1 e MAS 2 at giugno 1915.
La Regia Marina aveva già manifestato interesse per i motoscafi armati fin dal 1906, ma solo con lo scoppio della guerra si passò dai progetti alla produzione in serie. Questi mezzi, concepiti per attacchi rapidi e per sfruttare l’effetto sorpresa, venivano impiegati per lanciare siluri contro le navi nemiche.
With the start of the First World War, MAS were deployed in surveillance and attack operationsproving their effectiveness in missions against Austro-Hungarian forces. These motorboats, small, manoeuvrable and with high speed, rappresentavano un cambiamento strategico per la Regia Marina, che puntava più sulla quantità e l’agilità rispetto alla potenza delle grandi navi da battaglia.
Gli assalti condotti dai MAS furono coronati da successi spettacolari, come le missioni di Luigi Rizzo e Andrea Ferrarini, che nel 1917 con i MAS 9 (RIzzo) e Mas 13 (Ferrarini) affondarono la corazzata Wien al largo di Trieste, e nel 1918 distrusse la Santo Stefano, sempre della marina austro-ungarica.
The 10 giugno 1918 ebbe luogo la storica impresa di Premuda, in cui il Tenente Luigi Rizzo and the Guardiamarina Giuseppe Aonzo, a bordo dei MAS 15 e MAS 21, inflissero un colpo decisivo at flotta austriaca.
In piena World War I, i due MAS, agli ordini del capo sezione Luigi Rizzo e rispettivamente comandati da Armando Gori e Giuseppe Aonzo, partirono dal porto di Ancona e, con audacia e precisione, riuscirono a infiltrarsi tra le unità nemiche dirette al Canale d’Otranto.
All’alba, i MAS riuscirono a silurare e affondare the corazzata austriaca SMS Szent István (Santo Stefano), segnando un successo decisivo for the Regia Marina Italiana. Questo atto eroico è ancora oggi celebrato ogni 10 giugno con la Festa della Marina.
The 1º novembre 1918, durante l’impresa di Pola, the Maggiore Raffaele Rossetti and the Tenente medico Raffaele Paolucci, a bordo di una “mignatta”, riuscirono ad affondare la corazzata SMS Viribus Unitis, fiore all’occhiello della Marina austro-ungarica.
La sera del 31 ottobre, due MAS scortati da altrettante torpediniere salparono da Venezia, senza alcun atto ufficiale che ratificasse l’operazione da parte italiana. Giunti nelle acque istriane, le torpediniere si ritirarono, lasciando che uno dei MAS rimorchiasse la mignatta, one torpedine semovente, fino a poche centinaia di metri dalla diga foranea del porto di Pola.
At 22:18, Rossetti e Paolucci puntarono verso il porto con la loro mignatta, mentre il MAS si allontanava per tornare al punto di recupero. L’avvicinamento si rivelò estremamente rischioso: i due ufficiali trascinarono la mignatta a motore spento, superarono una sbarramento esterno e tre ordini di reti, riuscendo a eludere la vigilanza austriaca. Passarono inosservati accanto a sentinelle, imbarcazioni di ronda e persino a un sommergibile in rada.
At 3:00 del mattino si trovarono vicino alle navi ancorate e solo alle 4:45, dopo oltre sei ore in acqua, raggiunsero la Viribus Unitis. Rossetti si staccò dalla mignatta e fissò allo scafo una carica esplosiva da 200 kg, programmata per esplodere alle 6:30. Scoperti da un proiettore, furono catturati: Paolucci riuscì comunque ad attivare una seconda carica, mentre Rossetti fece affondare la mignatta nei pressi del piroscafo Wien.
Portati a bordo come prigionieri, i due italiani appresero che nella notte la flotta di Pola era stata ceduta agli jugoslavi e che la nave non batteva più bandiera austriaca. Alle 6:00, avvertirono il capitano Vuković del pericolo imminente, che ordinò l’evacuazione. Tuttavia, non vedendo esplosioni, l’equipaggio tornò a bordo. Alle 6:44, la carica detonò: la Viribus Unitis si inclinò e affondò rapidamente, causando numerose vittime e la morte dello stesso Vuković, colpito da un albero della stessa nave mentre tentava di salvarsi a nuoto.
La Viribus Unitis, costruita nel 1912 a Trieste, era la prima nave da battaglia della classe Tegetthoff e simboleggiava la potenza and theorgoglio of Marina austro-ungarica. Il suo affondamento rappresentò non solo un colpo devastante per la flotta nemica, ma anche una delle più leggendarie imprese degli incursori italiani.
Fu messa a tacere per sempre dall’eroismo di due uomini: Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci.
Among the biggest supporters of MAS was Gabriele D'Annunziowho was on board the MAS during the famous Buccari mockery nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 e che contribuì a diffondere il motto “Memento Audere Semper' (Remember to always dare). Grazie anche al supporto di D’Annunzio, l’impiego dei MAS divenne un simbolo del coraggio e dell’audacia delle forze italiane, guadagnandosi la stima della nazione.
Al termine del conflitto, la Regia Marina disponeva di 419 esemplari di MAS, segno del successo di questa strategia di combattimento basata sulla sorpresa e sull’agilità.
Parte II: Tra le due guerre e la Seconda Guerra Mondiale (4 Marzo)
Parte III: Dal dopoguerra nella Guerra Fredda ad oggi (11 Marzo)
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Una caserma di addestramento degli arditi di trovava a Borgnano (GO), non lontana da Manzano e Cormons.
Con l'armistizio di Cassibile, la flottiglia, sotto il comando di Junio Valerio Borghese, rimase in gran parte bloccata a La Spezia dove si riorganizzò in corpo franco poi entrato nella Marina Nazionale Repubblicana[3]: tale reparto operante agli ordini della Repubblica Sociale Italiana non è riconosciuto dallo Stato italiano come successore legittimo della 10ª MAS regia.
Gli elementi rimasti al sud, assieme a numerosi prigionieri rilasciati dai campi di prigionia alleati, riorganizzarono l'unità con il nuovo nome di "Mariassalto": tale unità della Regia Marina, di base a Taranto, comandata dal capitano di fregata Ernesto Forza, continuò le attività belliche durante la cobelligeranza con gli Alleati.