#Forze Speciali

Oltre ogni limite: come le Forze Speciali Ucraine del Battaglione Shaman pianificano l’impossibile

Il fronte non concede sconti, ma ci sono unità nate per l’impossibile. Il Battaglione Shaman (Shamanbat), reparto d’élite dell’intelligence militare ucraina (GUR), opera nell’ombra laddove altri non possono o non vogliono intervenire. Terra, aria, acqua: per questi uomini non esistono confini operativi, ma solo missioni da compiere.

In una rara e intensa intervista rilasciata a RBC-Ukraine, un operatore dello Shamanbat che combatte sotto il nome in codice di “Kos” ha rotto il silenzio. Dalla prima pallottola esplosa dal finestrino di un’auto all’inferno di fango e allucinazioni sul fiume Dnipro, il suo racconto offre uno spaccato crudo e privo di retorica sulla realtà del conflitto.

L’inizio: un colpo di pistola su un ponte della regione di Kherson

Per Kos la guerra totale è iniziata alle 4 del mattino del 24 febbraio 2022, nella sua terra natale, la regione di Kherson. Davanti alle scie dei razzi nel cielo e al rombo degli elicotteri russi, la decisione è stata immediata: “Prepara le mie cose, io vado”, ha detto alla moglie.

Meno di un’ora dopo, insieme a un amico, era in auto diretto verso Kiev. È su un ponte stradale che è avvenuto il primo, drammatico contatto:

“C’era un soldato russo in mezzo alla strada. Ho detto al mio amico di abbassare il finestrino e di fermarsi solo se ci avessero bloccato. Quando il russo si è girato verso di noi, ho sparato. Il mio amico continuava a ripetere: ‘Cosa hai fatto, cosa hai fatto?’. Ma io sapevo che non avevamo altra scelta.”

Da quel momento, Kos è entrato a far parte dello Shamanbat, un’unità fondata su un principio tanto semplice quanto brutale: se c’è una missione, si trova il modo di farla.

La difesa di Kiev e il mito della ritirata russa

Nei primi giorni dell’invasione, gli operatori dello Shamanbat si sono schierati a difesa della capitale indossando abiti civili scuri. Un dettaglio che ha gettato nel panico le avanguardie di Mosca.

“Eravamo in giacca e pantaloni neri. I russi non riuscivano a capire chi fossimo e perché combattessimo così duramente”, ricorda Kos.

Il soldato smentisce categoricamente la narrazione russa del “gesto di buona volontà” per giustificare il successivo ripiegamento da Kiev: il fallimento russo è stato causato da perdite catastrofiche e da un collasso strutturale del comando. “Quando il loro comandante di compagnia è stato ucciso, correvano in giro come pulcini senza chioccia. Erano addestrati, ma senza una guida per loro era finita”.

Oltre ogni limite: come le Forze Speciali Ucraine del Battaglione Shaman pianificano l'impossibile
Oltre ogni limite: come le Forze Speciali Ucraine del Battaglione Shaman pianificano l’impossibile

Allucinazioni e determinazione: l’attraversamento del Dnipro

Tra le operazioni più complesse affrontate dall’unità spicca la creazione di una testa di ponte sulla sponda occupata del fiume Dnipro, nella regione di Kherson, subito dopo il disastro della diga di Kakhovka.

L’unità non aveva un addestramento specifico per gli sbarchi anfibi su vasta scala. Hanno imparato tutto in una settimana.

L’operazione si è trasformata in una prova di resistenza al limite delle capacità umane. Il caldo soffocante, i combattimenti continui e i gas tossici sprigionati dal fango e dai sedimenti fluviali hanno provocato pesanti allucinazioni tra i soldati dopo oltre dieci ore di permanenza sul terreno:

  • Un ingegnere dell’unità si è fermato per segnalare, in piena serietà, di vedere Bugs Bunny seduto su un albero.
  • Lo stesso Kos, una volta rientrato nelle retrovie, vedeva figure spettrali muoversi attorno a lui.

Nonostante l’estenuante pressione psicofisica, la missione è stata un successo totale. I prigionieri russi catturati quel giorno erano increduli: “Continuavano a chiederci: come avete fatto? C’è troppa acqua, controllavamo tutto. È impossibile”.

Il cambio di passo del nemico e la realtà del fronte oggi

Kos combatte i russi, a fasi alterne, dal 2014. Ha vissuto il cambiamento radicale della violenza nemica: “Nel 2014-2015 non trattavano i civili come nel 2022. Quando ho visto cosa facevano nei villaggi vicino a Kiev, ho capito che non ci sarebbe mai stato spazio per il dialogo”.

Oggi il fronte vive una fase di logoramento feroce. Kos descrive la strategia russa come una sequenza infinita di “assalti di carne” (meat assaults), dove i soldati vengono mandati allo sbaraglio senza sosta. Secondo le testimonianze dei prigionieri, molti di loro scelgono di arrendersi agli ucraini per un motivo preciso: le truppe di sbarramento russe (blocking units) posizionate alle loro spalle hanno l’ordine di fucilare chiunque tenti di ritirarsi. “Arrendersi è l’unico modo che hanno per sopravvivere”.

Il nodo mobilitazione: “Nessuno nasce pronto”

Il dibattito sulla coscrizione in Ucraina è acceso, ma per chi è in trincea da oltre quattro anni la prospettiva è molto più pragmatica. Kos, che non vede l’ora di poter fare una licenza di tre mesi per stare con la famiglia, non accetta le giustificazioni di chi evita il reclutamento dicendo di “non essere pronto”.

“Nessuno era pronto per questa guerra. Non è come imparare l’inglese. Venite. Vi insegneremo tutto. Sarete al livello dello Shamanbat o delle Forze Armate. Non sarete gettati allo sbaraglio. Se c’è la motivazione e il carattere, il resto si impara.”

Kos ci tiene a sfatare il mito che l’arruolamento coincida con una condanna a morte immediata: “Ci sono ragazzi che hanno fatto tutta la guerra senza un graffio, solo qualche contusione. Perché le operazioni vengono pianificate. Pensare di finire direttamente in prima linea senza preparazione è una paura da divano”.

Per cosa si combatte: il valore della normalità

Mentre Kos si godeva qualche giorno di permesso a Kiev, osservando i caffè aperti e i bambini che giocano nei parchi, non ha provato risentimento per quella apparente normalità distante dal fronte. Al contrario:

“Facciamo quello che facciamo proprio affinché le persone qui possano uscire a prendere un caffè e camminare con i loro figli. Ieri era grigio, oggi è bianco.”

Sul finale della guerra, Kos preferisce non fare pronostici geopolitici. Riconosce l’ossessione di Vladimir Putin di voler passare alla storia come un conquistatore per giustificare centinaia di migliaia di vite sacrificate, ma non ha dubbi sull’esito finale: “Non so come avverrà la nostra vittoria. Ma avverrà”.

brigatafolgore.net

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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