Il 20 luglio 1942, nelle campagne assolate della Puglia, un ordine improvviso cambiò, per sempre, il destino e la storia dei Paracadutisti italiani. Gli uomini che da settimane si preparavano a lanciarsi su Malta non sarebbero mai arrivati sull’isola. Ad attenderli vi erano invece il deserto egiziano, i carri armati dell’Ottava Armata e la linea di El Alamein.
Quel pomeriggio i Paracadutisti d'Italia, schierati tra Ceglie Messapica, Villa Castelli, Ostuni e Francavilla Fontana, nella provincia di Brindisi, ricevettero l’ordine di partire per l’Africa settentrionale.
Era l’inizio di un viaggio che, nel giro di poche settimane, avrebbe condotto la giovane Divisione Paracadutisti dalle campagne pugliesi alle posizioni più meridionali del fronte africano.
Il 20 luglio 1942, intorno alle ore 16 gli uomini stavano completando la preparazione per quella che appariva ancora come un’imminente operazione di lancio su Malta. In quel momento giunse invece l’ordine improvviso di trasferimento in Africa settentrionale.
La partenza in treno avvenne il giorno successivo, il 21 luglio.
I Paracadutisti nelle campagne pugliesi
La Divisione paracadutisti era stata trasferita in Puglia per preparare l’Operazione C3, il complesso piano italiano per l’occupazione di Malta, coordinato con la corrispondente operazione tedesca denominata “Herkules”.
Per circa cinquanta giorni i paracadutisti si addestrarono nelle campagne del brindisino. Il territorio pugliese offriva spazi adatti alle esercitazioni, mentre la relativa vicinanza agli aeroporti dell’Italia meridionale avrebbe consentito di concentrare gli aerei da trasporto necessari all’aviosbarco.
L’obiettivo era ambizioso. Malta costituiva una posizione strategica fondamentale al centro del Mediterraneo, dalla quale le forze britanniche potevano colpire i convogli diretti in Libia e ostacolare i rifornimenti destinati alle armate dell’Asse in Africa.
Il piano prevedeva bombardamenti preparatori, lanci di paracadutisti, l’impiego di alianti e successivi sbarchi dal mare. La Divisione paracadutisti italiana sarebbe stata una delle principali componenti della forza d’assalto.
Gli uomini si preparavano quindi a combattere come truppe aviotrasportate: lancio dietro le linee nemiche, conquista degli obiettivi assegnati, isolamento delle difese e resistenza fino all’arrivo delle forze sbarcate dal mare.
Ma l’operazione non ebbe mai luogo.
Da Malta all’emergenza africana
Nell’estate del 1942 la situazione strategica in Africa settentrionale assunse la priorità.
Dopo la caduta di Tobruk e l’avanzata delle forze italo-tedesche in Egitto, il fronte si era arrestato davanti alle posizioni britanniche di El Alamein. L’Asse si trovava a poco più di cento chilometri da Alessandria, ma aveva esaurito gran parte della propria capacità offensiva.
Le unità erano logorate, i mezzi avevano bisogno di manutenzione e il carburante e le munizioni continuavano a scarseggiare. Allo stesso tempo, l’Ottava Armata britannica stava ricevendo nuovi uomini, carri armati, cannoni e rifornimenti.
Il comando italiano decise quindi di destinare al fronte africano anche la Divisione paracadutisti, fiore all'occhiello del Regio Esercito. I reparti addestrati per conquistare Malta sarebbero stati impiegati come fanteria terrestre nel deserto.
Il 20 luglio l’ordine raggiunse i Paracadutisti in Puglia. Dal punto di vista degli uomini significava abbandonare la missione per la quale si erano preparati e affrontare un teatro operativo completamente diverso.
Non ci sarebbe stato alcun lancio. I paracadute sarebbero rimasti nei depositi. I reparti avrebbero combattuto a terra, in un ambiente nel quale mancavano ripari naturali, acqua e vegetazione e nel quale il movimento del nemico poteva essere osservato per chilometri.
Il cammino che condusse la Folgore a El Alamein, consegnandola alla leggenda, cominciò in un pomeriggio d’estate nelle campagne pugliesi.
Erano le 16 del 20 luglio 1942.
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