La recente escalation nel quadrante mediorientale — segnata dai nuovi raid yemeniti che hanno preso di mira infrastrutture energetiche in Arabia Saudita — riporta drammaticamente al centro dell’attenzione globale la sicurezza dello stretto di Bab el-Mandeb. In questo scenario ad altissima tensione, la linea del governo italiano, interpretata con fermezza dal ministro della Difesa Guido Crosetto, si conferma non solo corretta, ma l’unica realmente aderente alla gravità della minaccia. Tuttavia, l’immobilismo e le ritirate strategiche di altri partner europei, in primis la Germania, rischiano di polverizzare il concetto stesso di difesa comune.
Un’arteria vitale per l’Italia: la scelta giusta di Guido Crosetto
La posizione dell’Italia è cristallina: le navi della Marina Militare restano nel Mar Rosso. Come ribadito dal ministro Crosetto, non è il momento di indietreggiare di fronte alla “tattica del caos” perseguita dai pasdaran e dai miliziani Houthi.
Per l’Italia, penisola protesa nel Mediterraneo e votata all’export, la libertà di navigazione a Bab el-Mandeb non è un esercizio di geopolitica astratta, ma un interesse nazionale primario. Da quel collo d’bottiglia marittimo dipendono i flussi commerciali, l’arrivo delle materie prime e la sopravvivenza stessa della nostra economia. Abbandonare l’area significherebbe accettare passivamente un blocco commerciale capace di moltiplicare esponenzialmente l’inflazione e i costi energetici per famiglie e imprese. La scelta di mantenere il presidio — operando nel quadro delle missioni europee Aspides e Atalanta — dimostra senso di responsabilità e una chiara visione strategica.

L’Europa deve darsi una sveglia: il peso non può gravare solo sull’Italia
Se Roma fa la sua parte, lo stesso non si può dire per il resto dell’Unione Europea. Troppo spesso il peso delle missioni di sicurezza marittima viene scaricato sulle spalle di pochi Stati membri, trasformando la solidarietà europea in un principio astratto.
Missioni cruciali come Aspides non nascono come “gite sociali”, ma come scudi indispensabili per proteggere l’intero mercato europeo. Se il Mar Rosso si blocca, a soffrire non è solo l’economia italiana, ma l’intero tessuto industriale del continente, Germania inclusa. Per questo motivo, l’Unione Europea deve darsi una sveglia definitiva, incrementando gli assetti, le risorse e la partecipazione attiva alle missioni di sorveglianza e protezione.
Il passo falso della Germania e il test della leadership
In questo contesto, fa rumore e desta forte preoccupazione la linea di Berlino, che valuta o procede al ritiro dei propri assetti navali dall’area. Si tratta di una mossa miope che la Germania deve urgentemente ripensare.
Senza una solida leadership politica capace di affrontare i problemi di politica estera e di difesa guardando agli interessi collettivi europei, la Germania non può pensare di ambire a un ruolo di punto di riferimento continentale.
La sicurezza dell’Unione non è un menu à la carte. La solidarietà europea non può essere invocata a senso unico — magari concentrando l’attenzione esclusivamente verso nord sul fianco est —, ma deve necessariamente concretizzarsi anche sul fianco sud e marittimo, da cui passa la stabilità energetica ed economica dell’intera Unione.
Conclusione
La crisi di Bab el-Mandeb dimostra che la sicurezza dell’Europa si gioca nei mari lontani tanto quanto ai confini terrestri. La determinazione dimostrata dall’Italia e dal ministro Crosetto indica la rotta giusta: fermezza, deterrenza difensiva e presenza costante. È tempo che Berlino e le altre capitali europee escano dall’ambiguità: la difesa dei mari comuni richiede coraggio politico e presenza sul campo, non passi indietro.
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