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La sveglia rumena: perché l’Italia deve investire sui droni e dimenticare i super-jet

L’incursione e il successivo schianto del drone russo a Galați, in Romania, che ha violato lo spazio aereo della NATO provocando feriti e costringendo Bucarest a invocare l’Articolo 4 dell’Alleanza Atlantica, non è solo l’ennesimo “incidente” di confine. È la sveglia definitiva per la difesa europea e, in particolare, per quella italiana.

Mentre i leader condannano l’escalation, i fatti sul campo dimostrano che la natura della guerra è strutturalmente cambiata. Per l’Italia è giunto il momento di sbloccare i progetti già programmati, ma soprattutto di capire dove indirizzare i capitali. La priorità assoluta non sono i costosi caccia di sesta generazione, ma i sistemi UAS (velivoli senza pilota) e C-UAS (anti-drone). È qui che dobbiamo gravitare.

L’Italia accede alla fase operativa: sbloccare i progetti pianificati

L’evento in Romania accelera bruscamente la percezione del rischio e spinge l’Italia a entrare nel vivo della fase attuativa per i piani di ammodernamento tecnologico già a bilancio. Non c’è più tempo per la burocrazia o per le sole simulazioni concettuali. I progetti programmati per la difesa dello spazio aereo nazionale e per il supporto ai contingenti all’estero devono essere tradotti immediatamente in contratti e forniture.

Tuttavia, accelerare la spesa non basta: serve spendere con lungimiranza strategica. E la cronaca recente ci dice che stiamo guardando nella direzione sbagliata se continuiamo a inseguire i sogni della fantascienza aeronautica a discapito della realtà del fango e del silicio.

La lezione del fronte: basta guardare Iran e Ucraina

Per capire dove risieda il vero vantaggio asimmetrico oggi, basta osservare i teatri operativi globali:

  • L’Ucraina è diventata un laboratorio a cielo aperto in cui droni commerciali da poche centinaia di euro, modificati con esplosivi o guidati in fibra ottica, neutralizzano carri armati da milioni di dollari e bloccano intere linee di avanzata.
  • L’Iran ha dimostrato come la produzione di massa di droni low-cost (come i famigerati Shahed/Geran) possa saturare le difese aeree più sofisticate del mondo, creando dilemmi economici insostenibili per chi deve difendersi. Usare un missile da un milione di dollari per abbattere un drone da ventimila dollari porta inevitabilmente al collasso finanziario prima ancora che militare.

Il grande abbaglio dei caccia di 6ª generazione

In questo scenario, i programmi miliardari per lo sviluppo dei caccia di sesta generazione (come il GCAP – Global Combat Air Programme) rischiano di nascere già obsoleti se considerati l’unica o la principale priorità. Un singolo caccia avanzato richiede oltre un decennio di sviluppo, costi di manutenzione astronomici e, soprattutto, una catena logistica estremamente vulnerabile.

La guerra moderna si gioca sulla quantità, on the saturazione e sulla capacità di negazione dello spazio aereo a basso costo. Un caccia di sesta generazione non serve a fermare uno sciame di 40 droni suicidi che volano a bassa quota tra i palazzi di una città di confine o che colpiscono un’infrastruttura energetica isolata.

La sveglia rumena: perché l’Italia deve investire sui droni e dimenticare i super-jet

UAS e C-UAS: La vera ed esclusiva priorità strategica

I sistemi su cui l’Italia deve concentrare gli sforzi industriali e dottrinali immediati rappresentano due facce della stessa medaglia, ed entrambi richiedono un focus d’investimento assoluto.

Da un lato troviamo gli UAS (Unmanned Aircraft Systems), i sistemi aerei senza pilota. Il loro obiettivo strategico è garantire una sorveglianza costante, una ricognizione precisa e una capacità di attacco asimmetrico a costi ridotti rispetto ai sistemi tradizionali. Sul piano pratico, queste tecnologie permettono il monitoraggio costante dei confini e la saturazione delle linee nemiche, offrendo il vantaggio fondamentale di non rischiare vite umane in prima linea.

Dall’altro lato, speculare e altrettanto vitale, vi è la necessità dei sistemi C-UAS (Counter-Unmanned Aircraft Systems). L’obiettivo strategico in questo caso è la difesa e l’intercettazione tempestiva delle minacce portate dai droni a corto e medio raggio. Per proteggere cieli e infrastrutture critiche nazionali, l’impiego pratico di questi sistemi deve basarsi sul jamming elettronico per disturbare i segnali di guida, sull’uso di armi laser a energia diretta e sull’adozione di munizionamento programmabile in grado di distruggere gli sciami prima che raggiungano il bersaglio.

L’Esercito Italiano e l’Aeronautica hanno già avviato i primi programmi contrattuali in tal senso (come i fondi legati alle infrastrutture digitali e i sistemi AD3S/ACUS), ma serve un cambio di paradigma politico: lo stanziamento di fondi deve gravitare massicciamente verso le tecnologie unmanned e la difesa aerea a corto raggio (GBAD).

Conclusions

L’esplosione a Galați è il sintomo di una vulnerabilità strutturale che l’Europa non può più permettersi di ignorare. L’Italia ha le competenze industriali, grazie alle nostre eccellenze nell’elettronica di difesa, per diventare leader nei sistemi autonomi e anti-drone. Sbloccare i progetti già pronti è il primo passo; smettere di idolatrare i costosi jet pilotati a favore di sciami intelligenti e scudi elettronici è il secondo, indispensabile balzo in avanti. L’Ucraina, l’Iran e la Romania ci stanno mostrando il futuro della guerra: sta a noi decidere se farci trovare impreparati o se ridefinire subito le nostre priorità.

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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