Mentre la retorica politica di Bruxelles punta alla totale indipendenza energetica da Mosca entro il 2027, la realtà dei flussi commerciali disegna uno scenario opposto. La guerra del gas non si combatte solo sul campo geopolitico, ma attraverso rotte marittime e terminali LNG che, paradossalmente, vedono l’Europa ancora nel ruolo di principale finanziatore delle casse del Cremlino.
Nonostante le promesse di sganciamento, a marzo le importazioni di gas naturale liquefatto (LNG) russo in Europa hanno registrato un’impennata clamorosa. In questa scacchiera energetica, la Spain è diventata il nuovo hub di riferimento:
La “guerra del gas” sta logorando la compattezza dei leader europei e dei giganti dell’energia. Il segnale più forte arriva dall’Italia, dove l’AD di Eni, Claudio Descalzi, ha lanciato un avvertimento diretto a Bruxelles:
“È necessario sospendere il bando che scatterà il 1° gennaio 2027. Chi produrrà quei 20 miliardi di metri cubi che mancheranno dalla Russia?”
Secondo Descalzi, l’Europa rischia l’autolesionismo: senza alternative concrete e immediate (considerando anche i deficit di fornitura dal Qatar), mantenere una posizione dogmatica equivale a “darsi martellate in testa”. Di contro, la premier Giorgia Meloni mantiene la linea della fermezza, definendo la pressione economica l’unica arma efficace per spingere Mosca verso la pace.
| Paese | Importo (milioni di €) | Fonte principale |
| Spain | 355 | LNG (Bilbao/Sagunto) |
| Ungheria | 297 | Gasdotto (TurkStream) |
| France | 287 | LNG |
| Belgium | 219 | LNG |
In questo scontro energetico, le tensioni in Medio Oriente giocano un ruolo decisivo. L’instabilità tra USA-Israele e Iran ha provocato un’impennata dei prezzi del greggio e del gas. Il risultato?
Mentre la Germania si rifugia dietro clausole di “forza maggiore” per gestire i vecchi contratti con l’LNG artico, l’Europa intera si interroga: è possibile vincere la guerra del gas senza mettere in ginocchio il proprio sistema industriale? Il 2027 si avvicina, ma la dipendenza russa, invece di svanire, sembra essersi semplicemente spostata dai gasdotti alle navi metaniere.
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