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Difesa, Costituzione e Patria: quel Sacro Dovere che non si può liquidare con gli slogan

La Costituzione italiana non è uno slogan da talk show. Il suo articolo 52 sul sacro dovere di difesa della Patria, condiviso da Moro e Togliatti, rappresenta solidarietà tra cittadini. L'Italia ripudia guerre d'aggressione ma partecipa a missioni internazionali di pace. Ignorare questa architettura costituzionale e invocare la diserzione significa tradire i fondamenti della democrazia.

Difesa, Costituzione e Patria: quel Sacro Dovere che non si può liquidare con gli slogan
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Difesa, Costituzione e Patria: quel Sacro Dovere che non si può liquidare con gli slogan

Difesa, Costituzione e Patria: quel Sacro Dovere che non si può liquidare con gli slogan
Condoralex Condoralex 21 settembre 2026 4 min di lettura 35 Scarica PDF

La Costituzione italiana non è uno slogan da talk show. Il suo articolo 52 sul sacro dovere di difesa della Patria, condiviso da Moro e Togliatti, rappresenta solidarietà tra cittadini. L'Italia ripudia guerre d'aggressione ma partecipa a missioni internazionali di pace. Ignorare questa architettura costituzionale e invocare la diserzione significa tradire i fondamenti della democrazia.

C’è un vizio antico e sempre nuovo nel dibattito pubblico italiano: l’uso disinvolto, quasi ornamentale, dei massimi principi costituzionali ridotti a slogan da talk show. A ricordarcelo con la lucidità e la forza morale che da sempre contraddistinguono la sua firma sul Corriere della Sera è Antonio Polito, un gigante non solo del giornalismo italiano, ma anche della coscienza civile di una nazione spesso smarrita tra le nebbie dell'ignoranza ideologica.

Nel suo intervento dal titolo Citare a vanvera la Carta, Polito affonda il bisturi in uno dei temi più delicati e scivolosi del nostro tempo: la guerra, la difesa della Patria e il senso profondo delle regole che ci tengono insieme come comunità democratica.

Il mito della diserzione e la realtà della leva

Il punto di partenza della riflessione nasce da un cortocircuito politico e mediatico recente, sospeso tra proclami di "diserzione" giovanile nel campo largo e la presenza silenziosa di nostri militari impegnati nelle missioni internazionali di pace (dalla Lituania allo Yemen). Come nota con precisione Polito, prima di organizzare ipotetici disertori bisognerebbe fare i conti con la realtà giuridica: la leva militare obbligatoria è stata sospesa (e si spera mai più ripristinata) dalla legge nel 2001, ma il dettato costituzionale è rimasto intatto.

L’articolo 52 della Costituzione recita senza ambiguità: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge». Un articolo in cui la parola «sacro» (l'unica a comparire con questa valenza in tutta la Carta) e la maiuscola alla parola «Patria» non furono calate dall'alto da una fazione militarista, bensì difese con forza alla Costituente da giganti della politica come Aldo Moro e Palmiro Togliatti. La ragione? La difesa della Patria non come espressione di bellicismo, ma come supremo atto di solidarietà e fraternità tra concittadini.

L'Italia, la pace e il ripudio della guerra

L'ignoranza ideologica che attraversa spesso il dibattito dimentica la straordinaria architettura della nostra Costituzione, la quale ci protegge su due fronti complementari:

  1. Il ripudio dell'offesa (Articolo 11): L'Italia rifiuta la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Non potremmo mai, per Costituzione, muovere guerre d'aggressione unilaterale.
  2. L'impegno per la giustizia globale (Sempre Articolo 11): Al contempo, il nostro Paese consente limitazioni di sovranità per promuovere e favorire le organizzazioni internazionali rivolte alla pace (Onu, Nato, Unione Europea). Difendere i più deboli e assicurare la giustizia tra le Nazioni comporta anche la presenza dei nostri soldati nei teatri di crisi internazionali.
È un lascito storico formidabile, che lo stesso Togliatti sostenne con convinzione: la partecipazione esclusiva a guerre giuste, difensive e delegate dai consessi internazionali che garantiscono la legalità globale.

Democrazia e responsabilità in tempo di crisi

Quando si parla di guerra, ricorda Polito richiamando l'analisi del professor Salvatore Curreri, non ci si trova di fronte a un terreno di gioco per opinioni estemporanee, ma a una materia maledettamente seria. La Costituzione prevede con precisione chirurgica ogni passaggio: la delibera dello stato di guerra affidata alle Camere (articolo 78) e la dichiarazione formale del Capo dello Stato (articolo 87), che detiene anche il comando delle Forze armate.

Di fronte a chi invoca la diserzione o si avventura in paragoni azzardati — come chi pretende che l'Ucraina aggredita vada a elezioni dimenticando la proroga dei poteri parlamentari in tempo di guerra (articolo 60) — la voce di Polito e l'insegnamento del Corriere della Sera suonano come un richiamo severo al rigore.

La Costituzione italiana non è un manifesto ideologico da agitare a intermittenza o da manipolare a seconda della convenienza geopolitica del momento. È il perimetro insostituibile della nostra libertà. Ripassarla, conoscerla e smettere di citarla a vanvera è il primo, vero dovere civile di una nazione che voglia continuare a definirsi libera.

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