Nazionali

Da Costante Lussana a Sara Curtis: quando i campioni italiani indossano l'uniforme

Sara Curtis ha conquistato il titolo europeo nei 50 metri dorso a Parigi, migliorando il record mondiale. Questo trionfo rappresenta l'ultimo capitolo di una lunga tradizione di atleti italiani che indossando l'uniforme delle Forze Armate o dei Corpi dello Stato hanno raggiunto l'eccellenza. Da Costante Lussana nel 1920 ai campioni contemporanei, la storia del connubio tra sport e militari.

Da Costante Lussana a Sara Curtis: quando i campioni italiani indossano l'uniforme
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Da Costante Lussana a Sara Curtis: quando i campioni italiani indossano l'uniforme
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Da Costante Lussana a Sara Curtis: quando i campioni italiani indossano l'uniforme

Da Costante Lussana a Sara Curtis: quando i campioni italiani indossano l'uniforme
Condoralex Condoralex 15 agosto 2026 10 min di lettura 55 Scarica PDF

Sara Curtis ha conquistato il titolo europeo nei 50 metri dorso a Parigi, migliorando il record mondiale. Questo trionfo rappresenta l'ultimo capitolo di una lunga tradizione di atleti italiani che indossando l'uniforme delle Forze Armate o dei Corpi dello Stato hanno raggiunto l'eccellenza. Da Costante Lussana nel 1920 ai campioni contemporanei, la storia del connubio tra sport e militari.

Il 13 agosto 2026, a Parigi, Sara Curtis ha fermato il cronometro a 26"56 nei 50 metri dorso, conquistando il titolo europeo e migliorando il record mondiale che lei stessa aveva già stabilito il giorno precedente in semifinale con 26"63.

È un risultato straordinario per il nuoto italiano, ma è anche l'ultimo capitolo di una storia molto più lunga: quella dei campioni che hanno rappresentato l'Italia ai massimi livelli internazionali appartenendo contemporaneamente alle Forze Armate o ai grandi Corpi dello Stato.

Ricostruirla in modo completo significherebbe attraversare migliaia di risultati, decine di discipline e generazioni di atleti. Quella che segue non vuole quindi essere una classifica né un elenco esaustivo, ma un percorso attraverso alcuni nomi e momenti simbolici che raccontano quanto profondamente lo sport militare abbia inciso nella storia dello sport italiano.

Una storia che non nasce oggi e che, in alcuni casi, precede persino la nascita degli attuali Centri Sportivi militari.

1920: Costante Lussana, il primo carabiniere alle Olimpiadi

Per trovare uno dei primi simboli di questa tradizione bisogna tornare addirittura alle Olimpiadi di Anversa del 1920.

In quell'edizione dei Giochi partecipò Costante Lussana, impegnato nei 10.000 metri: fu il primo carabiniere della storia a prendere parte a un'Olimpiade.

All'epoca non esisteva ancora il moderno Centro Sportivo Carabinieri. Gli atleti erano prima di tutto militari e l'attività agonistica conviveva molto più direttamente con il servizio.

È un dettaglio importante perché mostra quanto profonde siano le radici del rapporto tra sport d'eccellenza e mondo militare in Italia.

Giuseppe Tosi: il corazziere che salì sul podio olimpico

Un'altra figura emblematica arrivò nel secondo dopoguerra.

Giuseppe "Beppone" Tosi, carabiniere e corazziere, fu uno dei più grandi discoboli italiani della sua epoca. Alle Olimpiadi di Londra 1948 conquistò la medaglia d'argento nel lancio del disco, alle spalle di Adolfo Consolini.

Poche settimane dopo stabilì anche il nuovo record europeo della specialità con 54,78 metri, migliorandolo successivamente a 54,80.

Tosi fu cinque volte campione italiano, tre volte argento europeo e sei volte vincitore dei Campionati Militari Internazionali.

Era un campione in uniforme quando il sistema sportivo militare italiano come lo conosciamo oggi era ancora in gran parte da costruire.

L'Esercito e una tradizione che attraversa le Olimpiadi

Anche l'Esercito Italiano possiede una tradizione sportiva che affonda le proprie radici ben prima dell'attuale organizzazione del Centro Sportivo Olimpico dell'Esercito.

Già nelle Olimpiadi tra le due guerre militari italiani conquistarono risultati importanti in discipline nelle quali preparazione atletica e formazione militare erano spesso strettamente collegate.

Nel tempo l'Esercito ha costruito una struttura capace di portare propri atleti ai vertici di discipline diversissime: atletica, pentathlon moderno, tiro, scherma, sport invernali, paracadutismo, nuoto e molte altre.

Tra i risultati più recenti prima di Curtis c'è anche il record mondiale di finale stabilito nel 2014 da Riccardo Mazzetti, atleta del Centro Sportivo Esercito, nella pistola automatica da 25 metri.

Ma il valore storico del sistema non sta in un singolo primato: sta nella continuità con cui generazioni di militari-atleti hanno vestito la maglia azzurra nelle maggiori competizioni internazionali.

Gli anni Sessanta: nascono i moderni Centri Sportivi militari

Il dopoguerra e soprattutto gli anni Sessanta segnano una svolta.

Le Forze Armate e i Corpi dello Stato iniziano a strutturare sempre più chiaramente l'attività agonistica attraverso centri e sezioni sportive dedicate.

Nel 1964, per esempio, l'Arma dei Carabinieri istituì ufficialmente la propria Sezione Sportiva di Atletica Leggera presso il 5° Battaglione "Emilia Romagna" di Bologna.

Nello stesso periodo cresceva anche il Centro Sportivo dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

Proprio con la maglia dell'Aeronautica, il 10 ottobre 1965 il sottotenente Mauro Bogliatto divenne il primo italiano a superare i 2,10 metri nel salto in alto, stabilendo il nuovo record nazionale.

Era l'inizio di una struttura che nei decenni successivi avrebbe accompagnato atleti di livello olimpico e mondiale.

Marcello Guarducci: il nuoto italiano riparte da un carabiniere

Negli anni Settanta un'altra storia anticipa in qualche modo quella di Sara Curtis.

È quella di Marcello Guarducci, uno dei grandi nomi della rinascita del nuoto italiano e atleta del Centro Sportivo Carabinieri dal 1975 al 1983.

Nel 1977 stabilì il record europeo dei 100 metri stile libero in 51"25, in un periodo nel quale il nuoto italiano faticava ancora a competere stabilmente con le grandi potenze internazionali.

Guarducci partecipò alle Olimpiadi di Montreal del 1976 raggiungendo la finale sia nei 100 sia nei 200 stile libero.

La sua vicenda racconta bene anche cosa significasse essere un atleta militare in quegli anni: al momento dell'ingresso nell'Arma svolse regolare servizio in caserma e contemporaneamente continuò a prepararsi per i Giochi olimpici.

Alcuni dei grandi campioni dell'Arma

La storia sportiva dell'Arma avrebbe continuato a produrre campioni in numerose discipline.

Nell'atletica, Vittorio Visini fu primatista mondiale delle 20 miglia e dei 3 chilometri di marcia, oltre che protagonista di tre Olimpiadi.

Nel 1995 Michele Didoni conquistò il titolo mondiale nella 20 chilometri di marcia a Göteborg.

E poi sono arrivati campioni capaci di entrare definitivamente nell'immaginario sportivo italiano.

Uno su tutti è Armin Zöggeler, carabiniere e leggenda dello slittino: sei medaglie olimpiche consecutive tra il 1994 e il 2014, due ori, sei titoli mondiali e dieci Coppe del Mondo. Un rendimento così lungo da costituire esso stesso un record nella storia dei Giochi invernali.

Aeronautica Militare: dai primati dell'atletica agli ori sul ghiaccio

Anche l'Aeronautica Militare ha costruito nel tempo una vastissima tradizione di campioni, della quale è possibile richiamare qui soltanto alcuni esempi.

Dopo il record italiano di Mauro Bogliatto nel 1965, la tradizione dell'Arma Azzurra è proseguita in atletica e in numerose altre discipline.

Uno degli esempi più recenti è Francesca Lollobrigida, Primo Aviere Scelto e protagonista assoluta delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026: oro nei 3000 metri di pattinaggio di velocità con record olimpico e successivamente oro anche nei 5000 metri.

Un risultato che conferma come, sessant'anni dopo Bogliatto, il Centro Sportivo dell'Aeronautica continui a produrre prestazioni capaci di entrare nella storia dello sport italiano.

Marina Militare: acqua, remo, vela e tiro

La Marina Militare, per naturale vocazione ma non soltanto, ha costruito una parte importante della propria tradizione sportiva nelle discipline acquatiche e nautiche.

Canottaggio, canoa, vela e nuoto hanno visto nel tempo numerosi marinai-atleti vestire la maglia azzurra, ai quali si sono aggiunti protagonisti del tiro e di altre specialità.

Tra gli esempi più significativi degli ultimi decenni c'è Antonino Barillà, specialista del double trap, protagonista internazionale con la Marina Militare e componente di squadre italiane capaci di raggiungere anche prestazioni da record mondiale.

Il contributo della Marina rientra nello stesso sistema che, attraverso strutture differenti, permette alle Forze Armate di sostenere discipline che spesso fuori dai grandi circuiti professionistici avrebbero molte meno possibilità di garantire agli atleti una preparazione di altissimo livello.

Fiamme Gialle: una fabbrica di campioni olimpici

Allargando il quadro alla Guardia di Finanza, Corpo militare dello Stato, è impossibile non citare le Fiamme Gialle, una delle società sportive più importanti della storia italiana.

Da atletica e marcia fino a canottaggio, canoa, sci e numerose altre discipline, generazioni di finanzieri hanno conquistato titoli olimpici, mondiali ed europei.

Tra gli esempi più recenti figurano l'oro olimpico di Valentina Rodini nel doppio pesi leggeri di canottaggio a Tokyo e il record mondiale indoor dei 5000 metri di marcia stabilito nel 2025 da Francesco Fortunato.

Sono risultati diversi tra loro, ma figli dello stesso modello: offrire agli atleti un'organizzazione stabile dentro la quale costruire una carriera agonistica di livello internazionale.

Non soltanto sport: il caso Mosca 1980

La storia degli atleti militari italiani ha conosciuto anche pagine amare.

La più famosa resta quella delle Olimpiadi di Mosca 1980.

Dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, il governo italiano aderì politicamente al boicottaggio promosso dagli Stati Uniti. Il CONI decise comunque di partecipare, ma gli atleti appartenenti ai corpi militari furono esclusi dalla spedizione.

Furono 44 gli atleti militari italiani costretti a rinunciare ai Giochi.

Tra loro c'era proprio Marcello Guarducci, che si trovava nel pieno della maturità agonistica. Il judoka Ezio Gamba riuscì invece a partecipare dopo aver ottenuto il congedo dall'Arma dei Carabinieri e vinse la medaglia d'oro.

È un episodio che dimostra quanto l'appartenenza militare non sia mai stata soltanto una denominazione sportiva, ma una condizione reale capace, in determinati momenti storici, di incidere direttamente sulla carriera degli atleti.

Un sistema che ha costruito una parte dello sport italiano

Nel corso dei decenni i Gruppi Sportivi militari sono diventati uno dei pilastri dello sport nazionale.

Il motivo è semplice: molte discipline olimpiche non dispongono di un vero circuito professionistico capace di garantire a un atleta uno stipendio, strutture, tecnici, assistenza sanitaria e continuità nella preparazione.

Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno contribuito a colmare questo spazio.

Dietro molte medaglie azzurre esiste quindi una realtà che spesso il grande pubblico scopre soltanto al momento del podio: l'atleta che sta vincendo per l'Italia è anche un militare.

Da Lussana a Curtis, oltre un secolo di storia

Nel 1920 Costante Lussana correva i 10.000 metri alle Olimpiadi di Anversa con l'Arma dei Carabinieri.

Nel 1948 il corazziere Giuseppe Tosi saliva sul podio olimpico di Londra.

Negli anni Sessanta Mauro Bogliatto stabiliva il record italiano del salto in alto con l'Aeronautica.

Negli anni Settanta Marcello Guarducci riportava il nuoto italiano ai vertici europei in uniforme da carabiniere.

In mezzo, e dopo di loro, sono arrivati centinaia di altri atleti militari: primatisti, campioni mondiali, olimpionici e protagonisti di discipline diversissime. I nomi ricordati in questo articolo sono soltanto alcune tappe di una storia molto più ampia, che comprende figure e risultati impossibili da racchiudere in un solo elenco.

Oggi quella linea ideale arriva a Sara Curtis.

Caporal Maggiore VFP4 dell'Esercito Italiano, campionessa europea e soprattutto primatista mondiale dei 50 metri dorso con 26"56.

Sono trascorsi più di cento anni dal debutto olimpico di Lussana.

Sono cambiate le uniformi, gli allenamenti, le strutture e perfino il concetto stesso di sport professionistico.

Una cosa, però, è rimasta: quando un atleta delle Forze Armate sale sul blocco, entra in pista, sulla pedana o sul ghiaccio con la maglia azzurra, a gareggiare è l'Italia intera.

E questa volta, con Sara Curtis, il limite da battere per il resto del mondo porta anche le stellette dell'Esercito Italiano.

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