Un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dalla DIGOS in sinergia con l'AISI ha riacceso i riflettori sui rischi di infiltrazione e radicalizzazione all'interno delle strutture di difesa istituzionali.
L'attività investigativa vede coinvolto un militare di vent'anni, originario di Napoli e in servizio a Forlì presso la caserma "De Gennaro", sede del 66° Reggimento Fanteria Aeromobile "Trieste".
Le evidenze investigative e la catena di prevenzione
L'inchiesta nasce da un'attivazione dell'AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), che ha monitorato tracce di propaganda d'ispirazione jihadista sul web. L'analisi e il tracciamento informatico condotto dagli specialisti hanno consentito di risalire all'identità digitale del giovane soldato.
Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti riguardano l'apologia di terrorismo, aggravate dall'impiego di strumenti informatici e telematici. Secondo quanto ricostruito:
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Attività di rete: Il militare avrebbe condiviso materiali multimediali d'esaltazione di organizzazioni terroristiche quali al-Qa'ida e lo Stato Islamico (Daesh), celebrando figure apicali del jihadismo globale.
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Perquisizioni locali e personali: La DIGOS di Napoli ha eseguito decreti di perquisizione sequestrando dispositivi informatici (smartphone, PC, supporti di memoria) destinati agli accertamenti forensi.
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I riscontri in caserma: Durante i controlli eseguiti presso le strutture del 66° Reggimento a Forlì, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato una bandiera nera riconducibile all'ISIS, custodita in un cassetto ed ex ante utilizzata dal giovane per autosfide grafiche e fotografie.
Lo Stato Maggiore della Difesa e i comandi di vertice sono stati tempestivamente informati per l'adozione delle correlate contromisure disciplinari e di sicurezza della sede.
Come sottolineato dalle fonti investigative, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. I dispositivi e il materiale sequestrato saranno sottoposti ad analisi tecnica; la responsabilità penale dell'indagato dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti nel rispetto della presunzione di innocenza.
Cos'è l'Insider Threat: la prospettiva della Counter-Intelligence
Il caso del 66° Reggimento riconduce sul piano dottrinale al concetto politico-militare di Insider Threat (minaccia interna).
In ambito intelligence e Force Protection, un insider threat si definisce come un individuo che sfrutta il proprio accesso autorizzato — fisico o logico — a strutture, reti informatiche, armamenti o informazioni riservate di un'organizzazione per arrecare danno alla sicurezza nazionale, compiere atti di sabotaggio, spionaggio o agevolare entità ostili e terroristiche.
I vettori di vulnerabilità dell'insider si articolano solitamente su tre direttrici principali:
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Ideologica e di Radicalizzazione: L'adesione consapevole o progressiva a narrative estremiste (Jihadismo, suprematismo, sovversione).
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Coercitiva o Economica: Il condizionamento da parte di servizi informativi esteri o attori non statali tramite ricatto, vulnerabilità finanziarie o dipendenze.
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Informatica (Cyber Insider): L'impiego delle proprie credenziali per sottrarre od ostacolare il patrimonio informativo della Difesa.
Il fenomeno nei teatri operativi: la lezione dell'Afghanistan (Green-on-Blue Attacks)
Se nel contesto di guarnigione nazionale l'insider threat si manifesta prevalentemente in forme di radicalizzazione silente e propaganda, nei teatri d'operazione ad alta intensità ha rappresentato una delle sfide tattiche e strategiche più complesse.
L'esempio più sistematico e drammatico si è registrato durante la campagna della missione ISAF/Resolute Support in Afghanistan.
Nel gergo NATO, i codici cromatici identificano le forze in campo:
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Blue: Le forze della coalizione internazionale (NATO e alleati).
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Green: Le forze di sicurezza locali (Afghan National Army - ANA, e Afghan National Police - ANP).
Gli attacchi Green-on-Blue (o Insider Attacks) si verificavano quando elementi delle forze armate o di polizia afghane — oppure insorti talebani infiltrati indossando l'uniforme governativa — volgevano le armi contro gli istruttori e i soldati della coalizione NATO durante attività di addestramento (Partnering/Mentoring), pattugliamenti congiunti o all'interno delle basi operative (FOB - Forward Operating Bases).
Le cause scatenanti nei teatri Asimmetrici
L'analisi di CI (Counter-Intelligence) condotta dalle forze alleate in Afghanistan evidenziò come gli attacchi Green-on-Blue scaturissero da tre fattori chiave:
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Infiltrazione Pianificata: Attori ostili (Talebani, Rete Haqqani) reclutavano soggetti da inserire nelle accademie o nei centri di reclutamento afghani al solo fine di compiere attentati.
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Radicalizzazione In-Service: Soldati regolarmente arruolati che si radicalizzavano progressivamente a causa della propaganda d'influenza o delle perdite subite tra i propri familiari.
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Incomprensioni Culturali e Grievances: Tensioni personali, attriti quotidiani o percezione di offesa ai valori religiosi/culturali, cavalcati dalla sovversione ideologica.
Rilevanza per la sicurezza delle Forze Armate
L'episodio registrato a Forlì evidenzia come le dinamiche di radicalizzazione e la minaccia asimmetrica non siano confinate ai teatri operativi esteri, ma richiedano un monitoraggio costante dei processi di reclutamento e della condotta del personale in servizio.
Il coordinamento integrato tra l'intelligence di sicurezza (AISI), le articolazioni investigative delle Forze di Polizia (DIGOS, Servizio per il Contrasto all'Estremismo e al Terrorismo Esterno) e le strutture di sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa costituisce il baluardo fondamentale per individuare tempestivamente i segnali premonitori (left of launch) e preservare l'integrità e la sicurezza delle istituzioni repubblicane.
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