MOSCA – La Russia torna a sollevare lo spettro del nucleare di fronte al progressivo riarmo europeo innescato dal conflitto in Ucraina. Le forze armate di Mosca, in stretta coordinazione con quelle di Minsk, hanno dato il via a una massiccia esercitazione militare di tre giorni. Al centro delle manovre, il dispiegamento e il potenziale lancio di missili balistici e da crociera in grado di trasportare testate atomiche.
Il Ministero della Difesa russo ha confermato la mobilitazione dell’aviazione a lungo raggio e di reparti strategici appartenenti a due distretti militari. L’obiettivo dichiarato del Cremlino non lascia spazio a interpretazioni: testare la prontezza operativa per “preparare ed eseguire” attacchi nucleari volti a “sconfessare un potenziale avversario”.
Le manovre di questa settimana non si limitano ai confini ucraini, ma si estendono su un quadrante geografico immenso che va dall’Europa al Pacifico, coinvolgendo principalmente unità non impegnate direttamente nel conflitto convenzionale in corso.
I numeri del dispiegamento:
- Oltre 64.000 militari coinvolti
- More than 7.800 pezzi di equipaggiamento militare
- Oltre 200 lanciatori di missili
- More than 140 aeromobili e 73 navi di superficie
- 13 submarines (inclusi 8 sottomarini missilistici)
In questo scacchiere si inserisce stabilmente la Bielorussia. Il presidente Aleksandr Lukashenko, saldamente al potere anche grazie al supporto di Mosca dopo le proteste del 2020, ha integrato le proprie forze con quelle russe, dopo aver accettato nel 2023 il dispiegamento di armi nucleari tattiche sul proprio territorio.
Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha puntato il dito contro i paesi europei, accusandoli di alimentare una escalation a medio termine:
Questi test avvengono in un momento storico delicatissimo, caratterizzato dal totale deterioramento dei meccanismi internazionali di controllo degli armamenti. A febbraio è infatti scaduto formalmente il New Start, l’ultimo trattato rimasto in vigore tra Stati Uniti e Russia che consentiva la limitazione e l’ispezione reciproca degli arsenali atomici.
La dimostrazione di forza arriva a pochi giorni dall’annuncio che il Sarmat (denominato Satan II in codice NATO), il primo missile balistico nucleare post-sovietico pesante con una gittata dichiarata da Putin di “oltre 35.000 chilometri”, sarà pronto per il combattimento entro la fine dell’anno (sebbene il Cremlino ne avesse già annunciato la messa in funzione nel 2023).
L’efficacia della deterrenza nucleare russa resta tuttavia al centro del dibattito, soprattutto dopo i recenti attacchi ucraini con droni che hanno colpito la stessa area di Mosca. Di fronte alle domande della stampa sull’utilità di un arsenale così devastante se il Paese non riesce a evitare incursioni sul proprio territorio, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha tagliato corto, blindando la linea di Mosca: la dottrina nucleare russa prevede l’uso dell’atomo solo ed esclusivamente in caso di “minaccia all’esistenza stessa dello Stato”.
Source: https://elpais.com/
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