Secondo un’approfondita inchiesta del The Washington Post, i sopravvissuti al devastante attacco con droni del 1° marzo al porto di Shuaiba (Kuwait) denunciano gravi negligenze da parte della leadership militare. I soldati affermano che i vertici hanno ignorato gli avvertimenti dell’intelligence e hanno abbandonato le truppe nel caos successivo all’impatto.
L’attacco, avvenuto durante i primi giorni del conflitto tra Stati Uniti e Iran (denominato Operation Epic Fury), è costato la vita a sei soldati del 103° Comando di Sostentamento dell’Esercito USA, causando inoltre oltre 30 feriti.
Il 1° marzo, un drone suicida iraniano Shahed ha colpito il centro operativo della base. Le testimonianze raccolte dal quotidiano delineano un quadro drammatico, puntando il dito contro due alti ufficiali: il Generale di Brigata Clint Barnes e il Maggiore Generale John Hinson.
Le testimonianze riportate dal Washington Post indicano che il trasferimento delle truppe al porto di Shuaiba era stato fortemente sconsigliato a causa di gravi carenze difensive, note alla leadership già da dicembre.
Oltre al trauma dell’attacco, i soldati feriti hanno denunciato gravi inefficienze nel sistema di evacuazione e cura medica.
Una volta evacuati in Germania presso il Landstuhl Regional Medical Center (uno dei principali ospedali militari), i feriti hanno scoperto che il personale medico non era stato informato del loro arrivo. Poiché non risultavano nei manifesti di volo come evacuazioni mediche né erano registrati nel database delle vittime, l’ospedale non ha potuto ricoverarli formalmente. Soldati con ferite da schegge e ossa rotte sono stati trattati come pazienti ambulatoriali e mandati nelle caserme in attesa di un volo per gli Stati Uniti.
I sopravvissuti nutrono profondi dubbi sull’indagine militare in corso, temendo che nessuno verrà ritenuto responsabile.
Inizialmente affidata a un ufficiale subordinato a Hinson (sollevando il sospetto di “un’indagine su se stessi”), l’inchiesta è poi passata a ufficiali di grado superiore. Tuttavia, fonti vicine alle indagini hanno confermato al Washington Post che il rapporto attuale non prevede azioni punitive né assegna colpe specifiche per l’attacco o la gestione dell’emergenza. L’Esercito, da parte sua, ha difeso l’operato dei generali affermando che hanno assistito nelle prime fasi di evacuazione prima di essere a loro volta soccorsi per le ferite riportate.
The Washington Post ha onorato la memoria dei sei militari caduti durante l’attacco del 1° marzo:
| Grado e Nome | Età |
| Sgt. Declan J. Coady | 20 |
| Maj. Cody A. Khork | 35 |
| Master Sgt. Nicole M. Amor | 39 |
| Master Sgt. Noah L. Tietjens | 42 |
| Maj. Jeffrey R. O’Brien | 45 |
| Chief Warrant Officer Robert M. Marzan | 54 |
La guerra con l'Iran ha svuotato le scorte di missili degli Stati Uniti. La soluzione?…
In un panorama geopolitico caratterizzato da conflitti ad alta intensità, la capacità di sopraffare le…
Il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti "Folgore" ha celebrato la propria Festa di Corpo presso la…
La NATO compie un nuovo passo nel rafforzamento delle proprie Forze Speciali, affidando al consorzio…
Le Forze Speciali ucraine hanno condotto una nuova operazione in profondità contro infrastrutture strategiche russe,…
Le immagini circolate in questi giorni sui social media — tavole imbandite, tovaglie candide e…