Il mare torna a essere la pista del futuro. Con il recente primo volo del Regent Squire, un prototipo di drone a effetto suolo (WIG – Wing-in-Ground effect), la tecnologia militare sembra voler chiudere un cerchio aperto quasi un secolo fa dalle leggendarie imprese dell’aviazione italiana.
Impossibile osservare i test del Regent Squire nelle acque di Rhode Island senza che la memoria corra alle Trasvolate Atlantiche di Italo Balbo. Se oggi gli Stati Uniti cercano nel “Seaglider” una soluzione per trasportare carichi e sensori tra le isole del Pacifico evitando i radar, negli anni ’30 l’Italia dettava legge con le sue “crociere di massa”.
La storica trasvolata del 1933 verso New York, compiuta da 24 idrovolanti Savoia-Marchetti S.55X, dimostrò al mondo che il volo su grandi distanze marine non era solo una sfida individuale, ma una capacità logistica organizzata. Quegli scafi doppi, che solcavano l’Atlantico con una formazione a “V” perfetta, sono i nonni spirituali dei moderni veicoli a effetto suolo che oggi promettono di rivoluzionare il supporto tattico nei contesti contesi.
Definito come il primo “veicolo di superficie e aereo senza pilota” (USA-V), lo Squire non è un semplice idrovolante, né un’imbarcazione tradizionale. Utilizza un hydrofoil per sollevarsi dall’acqua e poi vola a un’altezza pari a circa l’apertura delle sue ali dalla superficie, sfruttando il “cuscino d’aria” (effetto suolo) per aumentare l’efficienza e ridurre la resistenza.
Le caratteristiche tecniche del prototipo:
Perché il Pentagono, e in particolare il Corpo dei Marines, osserva con così tanto interesse un drone che vola “pelo d’acqua”? La risposta risiede nella minaccia rappresentata dalla Cina. In un potenziale conflitto nel Pacifico, le basi tradizionali con lunghe piste in cemento sarebbero i primi bersagli.
Lo Squire, proprio come gli idrovolanti di Balbo, non ha bisogno di piste. Può decollare da qualsiasi specchio d’acqua calmo, trasportando rifornimenti, attrezzature per l’intelligence (ISR) o supportando missioni di ricerca e soccorso (CSAR) in zone dove le navi sono troppo lente e gli aerei troppo visibili.
Mentre i russi hanno storicamente dominato il settore con i mastodontici Ekranoplani dell’era sovietica (come il celebre “Mostro del Mar Caspio”), il progetto Regent punta sulla modularità e sull’assenza di pilota.
Tuttavia, il fascino resta lo stesso di quel luglio 1933, quando le ali italiane oscurarono il cielo di New York. Se allora l’idrovolante rappresentava la massima espressione del prestigio e della proiezione di potenza transoceanica, oggi il suo erede robotico rappresenta la nuova frontiera della logistica distribuita.
Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha recentemente visitato il quartier generale di Regent, confermando che la difesa americana è a caccia di tecnologie capaci di “colmare i vuoti” in modo non convenzionale. Se i test previsti per l’estate 2026 avranno successo, il futuro della guerra marittima potrebbe parlare ancora una volta la lingua di chi sa cavalcare le onde e il vento contemporaneamente.
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