Parachutist General Giuseppe Palumbo: THE FOLGORE MAN

East Africa, 1942, Colonel Cinelli to Lieutenant Palumbo: “In Africa in manicomi ancora non ci sono, la tua idea è pazzesca”

Quell’idea pazzesca permetterà al Tenente Palumbo di ammainare personalmente la bandiera inglese e conquistare il forte di Harrington. Dedichiamo a quest’uomo un intera sezione. Il Generale Paracadutista Giuseppe Palumbo non è stato un uomo qualsiasi. E’ stato il ponte tra il passato ed il presente. Già di per se un Paracadutista non è un uomo qualsiasi.

Figuriamoci un Paracadutista che conquista un fortino irrangiubile, viene catturato ed evade (ben 13 volte!) da ferree prigioni inglesi, percorre 8.000 km a piedi, nuota sette ore nell’oceano con il pugnale in mezzo ai denti, prende a schiaffi un giornalista che insulta i Suoi Paracadutitsti, restituisce le medaglie al valor al Presidente della Repubblica, reo quest’ultimo di aver premiato il primo responsabile dell’eccidio delle fosse ardeatine, si lancia in TCL da oltre 4000 mila metri ad oltre ottanta anni di età.

Un uomo, quindi, che ha rappresentato l’impersonificazione assoluta del Paracadutista, oltre che del Comandante e del Combattente duro e puro con un coraggio al limite dell’inverosimile (spesso anche oltre questo limite…).

E’ l’UOMO FOLGORE a tutti gli effetti, senza ma e senza se.

Un esempio quindi, un faro, per i suoi subalterni e per tutti i Paracadutisti che hanno avuto l’Onore di servire sotto il Suo Comando.

Un orgoglio per i Suoi Comandanti e non solo (l’Onorevole Giulio Andreotti osannerà i suoi temerari comportamenti…)

An officer born in 1915, the son of a cavalry officer, Giuseppe Palumbo took the officer trainee course in 1936 and two years later left for East Africa, participating with the 2nd Colonial Battalion in the rounds of war operations in the territory of the Gallo government.

L’allora Tenente Palumbo si rese protagonista di leggendari colpi di mano al comando di bande indigene. Il più clamoroso fu la conquista del munitissimo forte inglese di Harrington dopo sei giorni di furiosi combattimenti.

Così racconta quell’esperienza:

“Prima di poter conquistare il forte bisognava annientare la resistenza di Dirsale, un paesino proprio ai piedi di Harrington.


Mentre i vari battaglioni si susseguivano negli assalti, io ero di riserva con i miei uomini. Stanco di questa attesa snervante, mi presento al Comando attacco, dal Colonnello Cicinelli, e mi offro volontario per occupare il paese con la mia banda. Il Colonnello mi dice, ridendo, che in Africa i manicomi ancora non c’erano, facendomi capire che la mia proposta era pazzesca.
However, he gives me the go-ahead and I play the card of surprise and psychology: at night, after a day of intense fighting, the exhausted soldiers logically feel a drop in tension. I take advantage of this situation and, with a few men, launch a very violent attack in the middle of the night with deadly hand grenades.
La sorpresa funziona, i difensori di Dirsale abbandonano il paese e cercano scampo nel vicino forte di Harrington”.

Il primo obiettivo è raggiunto, adesso resta il compito più arduo. Palumbo e i suoi uomini restano imbottigliati in prima linea “rigettando ripetuti contrattacchi nemici – come riporta la motivazione del passaggio di Palumbo in S.P.E. per meriti di guerra proprio in virtù di quell’impresa – e resistendo sul posto per tre giorni consecutivi nonostante i furiosi bombardamenti avversari effettuati sia da terra sia dall’aria.
Infine al quarto giorno, ricevuto l’ordi­ne di assaltare il fortino distante una cinquantina di metri, ci si lanciava a colpi di bombe a mano, mettendo in fuga gli ultimi difensori rimastivi, cat­turando armi e munizioni”.

Palumbo on horseback after conquering Fort Harrington

“Naturalmente il forte non cadde solo per merito del mio assalto ma di tutti gli altri battaglioni impegnati nell’attacco – Palumbo points out – Io però ebbi la grande soddisfazione di entrare per primo e di ammainare personalmente la bandiera inglese che i difensori in fuga non fecero in tempo a porre in salvo”.

Come “bottino” personale di guerra Palumbo si prese uno splendido cavallo bianco (l’equitazione è sempre stata una sua grande passione, trasmessagli dal padre ufficiale di cavalleria): in sella a quel destriero veniva osannato come un trionfatore dai suoi ascari rimasti soggiogati dal coraggio che aveva sfoggiato nella conquista del fortino.

La campagna d’Africa, purtroppo, non registrò solo successi: dopo tante ardite imprese, arrivarono i giorni delle amarezze. Caduto prigioniero il suo reparto, Palumbo con un pugno di uomini tentò di raggiungere l’Amba Alagi dove il duca d’Aosta ancora combatteva. Circondato da truppe soverchianti, dopo un aspro combatti­mento fu costretto ad arrendersi nella piana di Sorfella.

He escaped almost immediately and engaged in guerrilla actions with a patrol of men. This was witnessed by Somalia's Chief of SM Colonel Luigi Dante Di Marco che, da evaso, organizzava la resistenza nell’Impero.
“Durante il periodo della sua prima evasione – scrive il Colonnello Di Marco nella proposta della concessione di Medaglia d’Argento al Valor Militare al Palumbo – dislocato nel territorio degli Auia a Sud di Harar, insidiò gravemente, alla testa di un pugno di evasi e di indigeni, il traffico militare britannico fra Giggiga and Harar: del che successivamente mi fece cavalleresca menzione lo stesso nemico”.

Having fallen prisoner again, Palumbo did not give up and continued his series of escapes.

The most sensational and dramatic occurred in February 1942. Locked up in the Berbera prison in British Somalia, Palumbo scommise una sterlina d’oro con un sergente inglese addetto alla sicurezza del campo sostenendo che sarebbe riuscito a evadere nonostante le eccezionali misure di sicurezza.

And he was true to his word.

Di notte, dopo aver messo un manichino nel suo letto per ingannare le sentinelle, con l’aiuto di altri prigionieri riuscì a scardinare una finestra, si calò fino a terra grazie a una fune costruita con le cinture dei suoi compagni di cella, eluse la vigilanza dei soldati inglesi e nel buio corse verso il mare obiettivo, raggiungere una delle nostri navi, ormeggiate al largo, inviate in Somalia per far evacuare, sotto sorveglianza inglese, le donne italiane.

With a knife between his teeth to defend himself from the sharks that swarmed that stretch of sea, Palumbo jumped into the water and began to swim to freedom. Hours of inhuman fatigue, made three mournful by the strong wind blowing ashore; now at the point of exhaustion, unable to hold the knife between his teeth, he tucked it into the waistband of his shorts.
And it is to that trivial, forced change of position that General Palumbo owes his life.

“Sfinito per la fatica –
tells – stavo lentamente affondando quando , per un movimento brusco, la punta del coltello mi si piantò in una natica. Il dolore mi fece rinvenire: con uno sforzo disperato ripresi a nuotare e ragGiunsi stremato la nave italiana”.

Sette ore trascorse a lottare contro la corrente avversa l’avevano però sfinito sicché non riuscì ad afferrare la corda che un marinaio italiano gli aveva lanciato intimandogli silenzio per non farsi scorgere dalle sentinelle inglesi che erano a bordo del Vulcania.

“Tiratemi su con una corda a due capi, urlai ai marinai – Palumbo recounts – Ma la mia voce attirò l’attenzione di una sentinella inglese che si affacciò dal ponte sparando un colpo a scopo intimidatorio. Poi puntò il fucile verso i marinai italiani costringendoli a mollare la corda.
In anger and despair I regained my strength and swam back out to sea. Suddenly I heard gunshots behind me. I thought they wanted to kill me, instead they were just trying to make me give up my escape and get on board. Pulled up by the British by the arms, as soon as I set foot on the ship, I felt my strength run out and, in the Neapolitan dialect, I got a shock!
Ciò fece sorridere un marinaio inglese che mi aveva aiutato ma io mi sentii offeso e tirai fuori il coltello. Ad onor del vero, scendendo dal ponte comando all’infermeria, vidi riflessa la mia immagine in una grande specchio e scoppiai anch’io a ridere!
Sembravo infatti un indiano sul sentiero di guerra: tutti i graffi che mi ero prodotto per districarmi dai reticolati al campo erano diventati lividi e gonfi, avevo i capelli ritti in testa e una magrezza impressionante.; insomma, nell’insieme sembravo uno spaventapasseri!”.

As soon as he was refreshed, Palumbo was disembarked and taken back to the prison camp where the sergeant, with typical English fair play, paid the pound for the bet.

L’episodio è citato, con notevole risalto, anche nel volume “Lunga fuga verso il sud” del principe Giovanni Corsini protagonista, a sua volta, di evasioni leggendarie. Almeno una decina di libri, comunque, fanno riferimento alle imprese africane di Palumbo.

Un altro libro, “Africa senza sole” di F.G. Piccinni, racconta dettagliatamente la tredicesima e ultima fuga di Palumbo, quella che lo riportò finalmente in patria.

Reduced to a job as a smuggler of grappa, which he distilled clandestinely in the camp from which he escaped at night to sell it and thus obtain money for his escape, Palumbo often ended up in trouble. “Il colonnello inglese – é scritto su “Africa senza sole” – vedendolo comparire continuamente al processo che si teneva per ogni infrazione, alla fine gli disse che era stufo di vederlo. Palumbo calmo gli rispose: “Si immagini io, signor colonnello, che la sopporto da oltre cinque anni!”
So it was that the British colonel gave orders to put him on the queue of all repatriation lists.

Ma quello scappò di prigione, raggiunse Nairobi, quindi Mombasa, penetrò nel porto scavalcando di notte la cancellata guardata da sentinelle e si portò su un isolotto all’imboccatura del porto.

Da qui, quando uscì il primo piroscafo carico di prigionieri, si buttò a nuoto incontro alla nave che lo raccolse e portò in Italia”.

With the end of the world conflict and a promotion for war merits, Captain Palumbo was assigned to the 1st Grenadier Regiment.

“In quel periodo – tells – venni a contatto con diversi paracadutisti, gente che si dava un sacco d’arie ma veramente in gamba! Tanto che decisi anch’io di diventare paracadutista militare: mi rivolsi al generale Frattini e nel ’48 potei fare il corso e ottenere finalmente il brevetto”.

Just enough time to try his hand at his first jumps, then back on a mission to Somalia where he distinguished himself for his courage and decisiveness as the commander of Mogadisco recognised him:

“Nella prima metà di aprile il capita­no Palumbo ha svolto un’importante mission in Migiurtinia per il recluta­mento di soldati nativi dimostrando di fronte ad impreviste difficoltà sorte per atteggiamento ostile di alcu­ni gruppi della popolazione, compor­tamento calmo ed energico. In questa occasione ho avuto modo di vederlo personalmente all’opera nella zona di Gallacaio”.

Rientrato in Italia nel ’52 e promosso maggiore, fu finalmente asse­gnato alle truppe paracadutiste: “Per la precisione, al Centro Militare Paracadutisti (poi divenuto C.A.PAR.) comandato dal col. Caforio – points out – Una denominazione che non mi entusiasmava; protestai, mi diedi da fare per ottenere la vecchia denominazione di Scuola Militare Paracadutismo e alla fine la spuntai grazie all’intervento del Generale Aloja Capo di Stato Maggiore dell’Esercito”.

General Palumbo carried in celebration by his Paratroopers

After a risky experience in Lebanon, Palumbo was given command of the Military Parachute School.
“Proprio in quel periodo – tells – morirono tre miei paracaduti­sti per cause mai accertate, una misteriosa epidemia che provocò allarme e polemiche a livello nazionale. Un giornalista di “Paese sera” si permise di scrivere che i paracadutisti prendevano eccitanti per fare i lanci.

Di fronte a questa volgare e vigliacca insinuazione, reagii in maniera assai decisa: mi recai, in borghese, accompagnato da mia moglie, nell’albergo pisano dove era alloggiato quel giornalista e, nonostante avessi un brac­cio ingessato per incidente di lancio, lo affrontai a schiaffoni mandandolo all’ospedale”.

An episode that sparked violent controversy.

“Ma ottenni anche vastissima solidarietà – General Palumbo is pleased – Sapete chi mi difese con maggior vigore? L’Onorevole Giulio Andreotti. “Libero schiaffo in libero stato!” disse l’allora Ministro della Difesa con una delle sue celebri frasi. E in quei giorni, nei palazzi politici e ministeriali fu coniata la frase “ti do un Palumbo!” per indicare uno schiaffo particolarmente violento”.

Qualche anno dopo, un altro episodio clamoroso, per i suoi risvolti politici, portò il Generale Palumbo alla ribalta dell’attenzione e delle polemiche nazionali: restituì le sue decorazioni al valor militare al Presidente della Repubblica Pertini in segno di protesta.

“Lo feci per protestare contro l’assegnazione della medaglia d’argento al prof. Bentivegna autore dell’attentato di via Rasella che uccise 33 militari altoatesini in divisa tedesca e provocò, per reazione, l’uccisione di 330 italiani alle Fosse Ardeatine perchè l’autore dell’atten­tato non si presentò alle autorità tede­sche. Tra le vittime delle Fosse Ardeatine c’era anche lo zio di mia moglie, il generale di divisione aerea Castaldi Martelli”.

Tra una polemica e l’altra, l’allora colonnello Palumbo dava anima e colpo alle sue passioni: il paracadutismo e gli… animali feroci.

Nell’aprile ’64 alla testa dei suoi paracadutisti Palumbo stabilì anche il primato militare di lancio contemporaneo ad apertura comandata di 14 persone dalla porta assiale del C – 119.

“Il lancio, a cui partecipai – tells – fu ideato e pianificato dal Colonel Silver che ne curò in maniera perfetta l’addestramento.
Quella squadra fu poi soprannominata la banda del grappolo”.

His passion for ferocious animals, developed in Africa, continued in Tuscany, in a villa of friends where he bred tigers, lions, pumas and leopards.

Abbandonato l’allevamento delle bestie feroci (per la felicità dei vicini terrorizzati da non infrequenti fughe degli animali!) il Generale si accontenta della compagnia di meno impegnativi cani: come la cele­bre Has Fidanken protagonista – ricordate? – di non lontane esibizioni televisive.

And with Has Fidanken well harnessed to his chest, General Palumbo often performed launches from four thousand metres, a happy and brilliant weekly commitment that helps turn his adventurous years into a perpetual youth.

First Bronze Medal for Military Valour

Ardito combattente ed ardente patriota, improntava ogni azione individuale e di reparto con generosa dedizione, affrontando rischi e spingendo al di là di ogni limite, spirito di sacrificio ed elevato senso del dovere. Comandante di bande Dubat in pericolosa delicata situazione: per il suo reparto effettuava azione rischiosa con pochi uomini e la conduceva brillantemente a termi­ne sfidando e superando l’insidia. Esempio costante di sprezzo del pericolo e profondo attaccamento al dovere

East Africa May-June 1941

Second Bronze Medal for Military Valour

An officer of clear military virtues, he did not endure his imprisonment attracted by the overwhelming call of duty. Dopo successive evasioni compiute in drammatiche circostanze ma fallite per l’attiva vigilanza dei detentori, riusciva, affrontando gravi rischi personali a raggiungere il mare e, dopo lunga perigliosa attraversata a nuoto, a salire su nave che trasportava connazionali coi quali ritornava in Patria.
Esempio d’indomita tenacia e perseverante coraggio

East Africa May 1942

General Palumbo left us on 9 February 2009, a 94 anni. Ma siamo sicuri che anche nell’altra vita, sarà temuto e rispettato.

Gen. Palumbo in one of his last public appearances

L’aratro lascia il solco nel terreno per la semina, vi sono uomini che lasciano un solco indelebile nei propri simili. Il Generale Paracadutista Giuseppe Palumbo ha fatto questo e di più.

In 2007, at the age of 92, he declared the following:

“Ordino a tutti i Paracadutisti che almeno una volta nella loro vita si rechino al Sacrario di El Alamein e non dimentichino chi è caduto per la Patria”.

Roma, 27 ottobre 2007, Generale di Corpo d’Armata Paracadutista Giuseppe Palumbo

Paratroopers, orders must be obeyed.

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