My Brigade: The (real) story of a Folgore paratrooper

As a corporal, in Albania, late September 2000.

I was part of the Folgore Parachute Brigade from 3 September 1999 to 23 March 2002.

Prima di approdarvi, essendomi arruolato come volontario in ferma breve (VFB), ho effettuato un corso di 3 mesi presso l’85° Reggimento Addestramento Volontari “Verona” a Montorio Veronese (Verona)and a two-month specialisation course as a rifleman at the Cesano Infantry School (Rome). I encountered some obstacles in enlisting, but I overcame them.

In these three years I have experienced very strong emotions, I have met many friends, with some I still feel in touch, others, unfortunately, are no longer there.

Me ne sono andato per una scelta professionale, ma anche perché, ad un certo punto, ero arrabbiato con l’Istituzione, colpevole, secondo il mio pensiero di allora, di averci abbandonato.

You will better understand my motivations by reading my military history.

I still talk to my peers and my superiors today, I have great esteem for them.

Ho inserito delle foto, l’ho fatto in maniera scrupolosa, assicurandomi che i volti del personale ancora in servizio non fossero visibili, ho dovuto infatti rinunciare ad inserirne altre, anche molto belle. Ho occultato inoltre i cognomi del personale ancora in servizio.

Spero di non annoiarvi…si comincia:

“Giù le mani dalla Folgore!”

Half 1990s, avevo 16 o 17 anni ed uscendo da scuola, dall’istituto tecnico “Guglielmo Marconi” di Civitavecchia, dirigendomi verso casa, quel giorno su di un muro, scritto con una bomboletta alla male e peggio notai: “Spirito di corpo, Coraggio, Ardimento, Lealtà: giù le mani dalla Folgore!”.

Those were the post-Somalia years, indeed, of the Somalia-gate, l’indagine montata ad arte dal settimanale panorama per screditare la Brigata Paracadutisti Folgore, poi archiviata per totale infondatezza (si scoprì che il paracadutista aveva inventato storie a Panorama per tornaconto personale di natura economica).

That was my first contact with the Folgore. But it wasn't over there.

Negli stessi anni Lino Corsetti, Maresciallo dell’Esercito Italiano oggi in congedo, e papà del mio caro amico Francesco, mi raccontò le gesta dei Paracadutisti il 2 July 1993 in the Battle of Check Point Pastawas at the old port di Mogadiscio quel giorno, al comando brigata in missione con l’ 11° Rgt. trasmissioni “Leonessa” di Civitavecchia.

Non ci potevo credere. L’Italia aveva un’unità di combattenti super addestrati che avevano combattuto una cruenta battaglia mentre io scorazzavo con la mia Aprilia 50.

Me, who was obsessed with military films and magazines and thought those things were exclusive to the Americans, to the British.

Fui coinvolto da un turbine di emozioni e di sogni. Chiesi, mi informai, bombardai Lino e suo figlio Francesco (anche lui militare, per l’esattezza Caporale Istruttore al RAV di Verona) di domande. VOLEVO ENTRARE NELLA “FOLGORE”.

Submission of the application to the military district

Ho avuto un pò di problemi ad arruolarmi come VFB… nel giugno 1994 ho avuto un incidente in moto fratturandomi tibia e perone.

After the three-day examination (March 1995) the health profile of my lower limbs was three, which was insufficient to enlist as a volunteer. A two was required.

Sapevo di essere guarito, ma dovevo dimostrarlo ai medici militari per avere una rettifica sul profilo sanitario che mi rilasciarono a La Spezia tre anni prima. Il distretto militare di Roma, nel settembre 1998, mi mandò all’Ospedale Militare di Roma per effettuare le necessarie visite e la relativa rettifica.

L’esito, purtroppo, fu negativo. I medici militari presero la cosa alla leggera…forse neanche osservarono le lastre… probabilmente non se la sentivano di prendersi una tale responsabilità. La notizia mi distrusse moralmente. Volevo a tutti i costi arruolarmi nell’esercito, volevo a tutti i costi diventare un PARACADUTISTA DELLA FOLGORE. Ma non mi persi d’animo.

Chiamai Lino, l’amico Maresciallo, sempre lui, e mi disse che c’era un’ulteriore scappatoia: visto che il profilo sanitario era stato emesso dalla Marina Militare, potevo chiedere una visita militare presso di loro, ma questa volta, per evitare la definitiva bocciatura, dovevo munirmi di lastre dell’arto e di una dichiarazione di un ortopedico civile che certificasse la mia completa guarigione e l’abilitazione a qualsiasi attività sportiva.

So I did, I presented myself with all the documentation, and they rectified my profile. It was a great victory.

Now I could enlist. On the same day, I immediately took my application to the Military District in Rome with the new health profile. They immediately told me that I would leave at the end of March 1999.

Vuoi fare l’Ufficiale in Marina? No Grazie, faccio il volontario nella Folgore

In that same period, September-October 1998, si presentò a casa mia per una visita famigliare un mio zio, dirigente di un’importante azienda della capitale con contatti ai vertici della Marina Militare. Era venuto a conoscienza della mia scelta da mio padre e mi disse che avrebbe potuto influire “fortemente” in un’eventuale mio concorso come Ufficiale di Complemento nella Marina Militare (siamo a fine anni ’90, siamo agli ultimi concorsi AUC). Rifiutai con educazione l’offerta. No, grazie. Il richiamo del glorioso basco amaranto era troppo forte. Non ci pensai minimamente, neanche per un momento.

Il corso da Volontario all’ 85° Reggimento “Verona”

24 March 1999. E’ una data che non dimenticherò mai. La partenza in treno da Roma, l’arrivo alla stazione di Verona. Ricordo ogni attimo.

I travelled all night, arrived at the Regiment in the morning at around 10.30. L’impatto fu tosto, ma non sconvolgente.

I remember the first amaranth beret. A 1st Maj. VSP instructor from the 5th Parachute Company 'Pipistrelli', 2nd Btg. Tarquinia, 187th Par. Regiment Folgore , a certain Antonio D., whom I later met in person. He was on duty at Porta Carraia the very day I arrived in Verona. You could recognise him at a distance of two kilometres from the other soldiers, and not only because of the colour of his beret: he had a lean, athletic build and, above all, a very tight, angry face: it was the unmistakable sign that he had spent a few years in one of those tough units. 

We were then directed into the company: we were immediately taught military discipline, some suffered this, I did not, I was proud to learn it. After all, I had wanted it. And that was what our commanders always told us: “siete volontari, nessuno vi ha detto di venire quì”.

Ebbi anche io momenti difficili da superare. Per più di due mesi non andai a casa, ma nessuno mi aveva ordinato di arruolarmi. Ricordo che inizialmente sentivo un leggero dolore alla schiena nello stare nel riposo alto e formale, era nulla in confronto all’addestramento che avrei vissuto nella Folgore Pracadutist Brigade.

Per mia grande fortuna trovai a Verona un’amico, il Caporal Maggiore Istruttore, Francesco Corsetti, ci conoscevamo da anni, frequentavamo la stessa comitiva nella stessa città, eravamo Grandi Amici. Era il figlio del Maresciallo Lino, quello dell’11° Rgt. Leonessa che nomino all’inizio.

Nessun favoritismo, tra l’altro non era nella mia compagnia, ma un’importante aiuto psicologico. Per la prima volta mi trovavo lontano dalla mia famiglia senza poter contare su di loro. La mia svolta psicologica fu in una sua frase i primi giorni, mi guardò fisso negli occhi e mi disse: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

Oggi Francesco non c’è più, un incidente in mare ce l’ha portato via per sempre, vorrei ricordare il suo modo di scherzare e di sdrammatizzare nei momenti difficili. Senza di lui, sarebbe stato diverso.

Ero stato inquadrato nella V Compagnia “Cobra”, una compagnia composta per la maggior parte da Bersaglieri, Alpini e fanti, nessun Paracadutista. Mio dio… anzi, a sentir parlare questi uomini, i Parà non valevano granchè… solo chiacchieroni. Avevo un sergente bersagliere che si sentiva Rambo, criticava i parà in ogni istante della sua esistenza, ma non sapeva neanche leggere una cartina topografica, usciva in pattuglia stile scampagnata, senza armi, senza gibernaggio… viste le sue incapacità militari nella Brigata Folgore avrebbe pulito i cessi per tutta la vita.

L’unica persona che ne sapeva di addestramento militare era un Volontario in servizio permanente degli Alpini, un ragazzo siciliano che era stato l’unico della mia Compagnia ad aver partecipato a missioni all’estero. E non era un caso che fosse degli Alpini. Al di là delle battute e delle rivalità tra Paracadutisti ed Alpini, per lo più da naja, gli Alpini sono sempre stati un grandissimo corpo. Un corpo dove se riuscivi a “reggere botta” diventavi, per forza di cose, un Grande Soldato. Quindi anche per lui valeva il concetto della faccia tirata e rabbiosa.

The week after my arrival, the first incident I particularly remember and which highlights what has always been my character: never be afraid to expose yourself if you think you are right. I was on duty in the company toilets. Around 10 p.m. the Captain Company Commander and the Corporal Instructor for an inspection. They are directed to the toilets, I salute militarily, the captain responds to the salute, approaches then turns and leaves. As he turns around again he sees passing marks on the floor:  "Pupil clean up well, someone has been there and you have not cleaned up.".
I had cleaned everything up, simply the captain in entering the bathroom had stepped on that area of the floor. I stood at attention and asked for a word: "Captain, it's dirty because you ran over it when you came in.". I see the corporal instructor pale in the face. The Captain let out a sigh and then asked me politely what my educational qualification was. I replied about my diploma and my short university experience. And he closed with this sentence: "The Army needs people like you. Keep it up, you will go a long way in the armed force".
I had imposed myself, I had understood how it worked. I had removed the last doubt, I had understood the rest.

Quindi, visto che avevo capito il meccanismo mi adattai, aspettai il mio momento. Agli istruttori dicevo solo “Signor Sì”. Ce n’è uno in particolare che oggi ricordo facendomi una risata. Era un caporal maggiore al RAV, faceva tutto il Sergente Hartman. Molto duro con me. Lo reincontrai con il mio plotone nella Folgore 2 anni dopo. Entrambi con divisa militare. Lui un grado superiore al mio. Io basco amaranto in testa, volto rabbioso da reparto tosto. Io. Non certo lui. Mi salutò come un cagnolino impaurito.

After some 20 days came THEY, the selectors of the Folgore. Avete presente quando vi immaginate qualcosa e poi quel qualcosa si realizza esattamente come lo avevate pensato e, soprattutto, come sognavate che fosse? E’ successo esattamente questo.

Two men showed up, a Lieutenant RS, with a background in the special forces of the Col Moschin, a drop covered in foreign patents and missions, and a marshal in the same style. They had a strong, decisive voice, athletic physiques, two real beasts, nothing to do with the pot-bellied marshals I had seen up to that time. I don't remember their names, I remember they were from Pisa, they looked at us volunteers with the look of men who want to adopt children, and two shining eyes that want to tell you that if you want to be the best, you have to go to them. I also remember that everyone inside the Regiment, for two days, stopped speaking ill of the Heroic Brigade, including the Bersaglieri. They showed us in the Regimental cinema room a film about the Folgore Brigade, from the Battle of El Alamein up to the 1990s, focusing on the most significant events, Somalia first and foremost.

Well, that film reinforced my concept even more: THEY were the best. And I had to go to THEM. I remember a speech by the lieutenant commander: “Non vi verrà chiesto di fare cose da Rambo. Non per il momento. Avrete un’addestramento graduale fino ad arrivare ai massimi livelli che il soldato può raggiungere. Perchè, se il paese lo chiederà, dovrete essere pronti con la massima efficienza operativa perchè il nemico non fa sconti. Nella Brigata Paracadutisti sarete addestrati per essere in grado di fronteggiare in combattimento qualsiasi minaccia”.

Never heard such a speech until now. Enemy? Combat? Threat? I had the shivers. It was my unit. I had to get there.

Prima di continuare va quindi spiegato meglio l’Esercito Italiano in quel periodo.

In those years the Parachutists of the Folgore were simply on another planet than any other speciality of the Army. For half a century, the Folgore was theonly large unit of the Italian Army composed exclusively of volunteers. Even during the lever up to half 1990s, one had to apply and pass physical tests to get in. The Folgore has been selecting personnel since its inception, since 1941. It was the top of the top in everything.
Not that it is not today, but with professionalism in the Army, the other specialities have, fortunately, grown enormously. Brigades and specialities such as the Sassari, i Bersaglieri, the Alpini, are today comba unitt extremely reliable as the Parachute Brigade.
As already mentioned also the FOS basin, the COMFOSEetc. did not exist. It was the Parachute Brigade that dealt with special operations for the armed forces. Within it the 9th Rgt. Col Moschin, a spearhead whose raiding companies were composed exclusively of professional soldiers, its three manoeuvre regiments, the 183°, 186° e 187° and its powerful Artillery Regiment, the 185°.
186° e 187° then, they would frame the battalions 2nd Par. 'Tarquinia e 5th Par. 'El Alamein' and given Italy's geographical position, they were trained in NATO during the Cold War as strong first-strike units in case of conflict with the Soviet Union.
It should also be remembered that until the early 2000s, it was possible to enter the 9th Rgt. Col Moschin, from guastrator (as VFB) or by raider (as VSP), only personnel belonging to the Folgore Parachute Brigade. It was a single family. And selection, even for future Incursors, as well as for Parachutists, began there.

Entrare nella Folgore significava svolgere il proprio servizio militare nell’elite delle forze armate italiane. I Paracadutisti ai tempi, mettevano veramente paura. Il nome FOLGORE metteva paura. E onestamente anche io ne ero un poco intimorito, ma allo stesso tempo elettrizzato dal sapere che impegnandomi a dovere avrei potuto farne parte.

Inquadrato lo scenario militare dell’epoca, eccoci alle selezioni fisiche: corsa, salto in alto, flessioni, trazioni alla sbarra. Feci un certo sforzo a superarle tutte, non lo nego. Ma tenevo talmente tanto a quell’appuntamento che nei giorni passati mi ero allenato moltissimo.

Il resto della mia permanenza a Verona fu costellata da addestramento formale, ed un’a.i.c. (addestramento individuale al combattimento) da bambini. Pattuglie ridicole, mai letta una cartina topografica. Bisognava “fare numero” nell’Esercito, i VFB erano nati da poco, ancora esisteva la leva, quindi la politica era: facciamogli fare cose da bambini, così nessuno si fa male e lo Stato Maggiore è contento.

Ricordo però un Capitano, Comandante della II Compagnia, un Paracadutista: faceva indossare ai suoi allievi gibernaggi con all’interno mattoni di terracotta, armi individuale per tutti, istruttori compresi (nella mia Compagnia per questi era un’optional a loro discrezione).

E ricordo il Comandante di Reggimento che lo elogiò davanti a tutti all’alza bandiera: “Bravo Bruno, Bravo, è così che si addestrano dei soldati”. Su quest’uomo, occhi celesti di ghiaccio, silenzioso anche con i propri parigrado, sempre pronto a rispondere al tuo saluto in modo militare, giravano incredibili leggende sul suo passato in Somalia.

Tuttavia le pattuglie che feci a Verona furono importanti per abituarmi al peso dello zaino… ricordo gli altri allievi che bestemmiavamo a destra e a manca, io invece rimanevo nel mio silenzio e nella mia sofferenza, sapendo che quel peso sulle spalle spesso insopportabile, era necessario per ben figurare nei ranghi della Brigata come Fuciliere. Perchè scelsi di fare il Fuciliere. E fui accontentato.

The 21 June 1999 from VFB trainee, I became a VFB corporal. Assignment Parachutist Rifleman, destination Cesano (Rome), Infantry School for the relevant course. It was a great satisfaction, but I still had to get rid of the black beret.

The Rifleman Course at the Cesano Infantry School

Arrivai a Cesano, ma la situazione non era di molto migliore. Anzi, per certi aspetti, anche peggio. Lì però per volontà del Comandante del nostro battaglione, un Tenente Colonnello prossimo alla pensione che non voleva avere problemi. In compenso però trovai istruttori con il Basco Amaranto che fecero quello che poterono… tuttavia, ricordo, una straordinaria esercitazione di peace keeping condotta (ovviamente) da un Tenente Paracadutista, macchiata però dal grave ferimento in un occhio di un allievo colpito dal proprio colpo a salve infuocato uscito dall’otturatore della sua carabina.

La compagnia era formata da Caporali da addestrare per poi finire nelle diverse specialità dell’Esercito, bersaglieri, fanti della Sassari, Paracadustisti, ed altro…In quella compagnia però incontrai alcuni di quelli che furono i miei futuri camerati di Compagnia nella Folgore. Andrea R., Michele C., Carlo S., Cesare L., Luca Z., Emanuele T., Agostino P., Claudio S., Antonio T., Antonio M., Giuseppe M., Francesco C., Donato C., Giuseppe F. and Simone T. (I hope I have not forgotten anyone!).

Noi facevo “gruppo”, noi un giorno avremmo sudato nel fango condotti da forti e carismatici Comandanti della Folgore, noi ci sentivamo, ed effettivamente eravamo, diversi.

Cesare L., Antonio M. and Claudio S. were conscripts from the Folgore Brigade who had applied for VFB. They were the only ones who had the Amaranth beret, they were Brevets, they knew what it meant to take their feet off that damn C-130. They were masters to us, Caesar in particular an older brother.

22 months of service only and exclusively in the ranks of the Brigade, he had never worn a black beret, he had been an A.I.P. in Pisa, he instructed conscripts to obtain their paratrooper licence at the Military Parachute School (later to become Ce.A.Par.). Physically, he was from another planet. We wanted to become like him. He came first in the Fusilier Course, Andrea R. second, and then me, and then everyone else.

I was on the podium, but above all, the first three were all destined for the Parachute units. However, I remember very good soldiers who would later be assigned to the Sassari Brigade, one among them, very intelligent, skilful, strong: Stefano B.

L’addestramento di Cesano non era granchè… cosa vuoi imparare da un Comandante di Plotone Sottotenente di Complemento con 10 mesi di servizio ??? Cesano mi servì per riveder in maniera più frequente la mia famiglia, visto che vivevo a mezz’ora dalla caserma. Tutti i week end a Casa, e avevo (!) anche il posto in caserma per la mia automobile. In più piena estate, addirittura compagnia chiusa a cavallo di ferragosto: feci una bella settimana di vacanze in Sardegna con un mio amico…

E arrivò anche quì il giorno delle destinazioni: c’era una leggenda che diceva che saremmo stati tutti destinati ai bersaglieri… perchè la garibaldi aveva esigenze di personale. Io giurai che se fosse successo avrei fatto domanda di proscioglimento. E l’avrei fatta veramente. Per fortuna però… era solo una leggenda.

Destination for us aspiring Paras: ONE HUNDRED AND EIGHTY-SIXTH LIGHTNING PARACHUTE REGIMENT.

In 1999, come detto, insieme al 187° Rgt. l’anticamera delle forze speciali. Uno dei reparti più tosti, operativi, incazzati e pluridecorati dell’Esercito Italiano.

All of us in Siena, at the 186th, including the three guys who were already paratroopers. The rest mixed between bersaglieri e Brigade Sassari.

It was the 2 September 1999.

L’arrivo al 186° Reggimento Paracadutisti “FOLGORE” di Siena

The 3 September 1999 arrivai insieme agli altri a Siena presso il 186° Reggimento, facemmo un viaggio in treno pieno di speranze, racconti e pensieri su quello che avrebbe dovuto essere uno dei reparti più operativi in assoluto dell’intero Esercito Italiano. Anche i tre che erano con noi, nonostante già Paracadutisti, non avevano idea cosa significa entrare a far parte di un Reggimento del genere. Non avevano mai avuto esperienze operative, Cesare addestrava gli allievi al corso palestra, Antonio e Claudio erano stati ripiegatori di Paracadute.

The 3 September indeed. It was not the real impact with the Folgore. The Folgore, the one of the stories about Somalia a few years earlier by my friend Lino, the BATTAGLIONE where the Fucilieri, the warriors, go, was out in Bosnia. The real FOLGORE, the massive, pissed-off one, I would see later. But it was only a matter of time....

Ci “parcheggiarono” nella Compagnia Comando e Servizi “Sorci Verdi”, la Compagnia era strapiena, c’erano più di duecento persone, ma tutto sembrava essere sotto controllo, cosa che da altre parti, in casi del genere, sarebbe stato impossibile. Tutti i ragazzi che tornavano dalla missione venivano aggregati alla CCS. Quindi per noi non c’era posto… il BATTAGLIONE sarebbe ritornato tra two weeks.

We made thirteen: it was Friday, sent us home for the weekend, and the Monday all to Pisa for the gym course to obtain the Parachutist's Patent. It was a great mockery for the guys in the older bracket of ours, they would have patented after us!

6 September 1999, PISA, the Gymnasium Course

The Parachute Training Centre (ex SMIPAR) di Pisa era uno spettacolo: sembrava di essere in un Hotel a 5 stelle, si mangiava da paura, si faceva attività fisica tutta la mattina, addestramento teorico e pratico sull’utilizzo del Paracadute il pomeriggio. Aria allegra, ma era ovvio, stavi sempre nella FOLGORE: se sbagliavi venivi punito. Ordine e disciplina al primo posto.

And then I think I was lucky to find a great Commander, a true giant with a unique charisma: Colonel Incursor Parachutist Marco Bertolini.

A Italian special forces legend, Commander of the 9th Assault Battalion Col Moschin in Somalia, I had heard about his exploits in books and on the Internet, he was the one who commanded the Italian Incursors in the Horn of Africa from day one and the raid on theembassy in Mogadishu on 16 December 1992. Subsequently he commanded the 9th Regiment Col Moschin, the Parachute Training Centre, therefore the Folgore Parachute Brigade. During the mission years ISAF was Chief of Staff of the mission in Afghanistan . When he looked you in the eye at the flag-raising, he made you feel proud to belong to the Specialty.
Incursor Gen. Marco Bertolini, was my commander in Pisa as a colonel in 1999.

Del Colonnello Bertolini ho un ricordo particolare, uno di quelli che non dimenticherò mai nella vita: era l’ultima prova fisica prima del lancio, l’ultima prova del famoso “corso palestra”, una lunga corsa di diversi chilometri incentrata sulla resistenza. Il Colonnello era sulla linea di arrivo, braccia incrociate. Nella curva finale a qualche decina di metri dall’arrivo, mi si slacciò una scarpa e la persi. Me ne fregai e corsi come un pazzo fino all’arrivo, con una sola scarpa.

The colonel began to applaud me to the cry of “Bravissimo!!!” then looking around, surrounded by dozens of paratroopers, he continued by pointing a finger at me “E’ questo lo spirito giusto, lo spirito del Paracadutista”.

Mi sentivo come se avessi vinto la coppa del mondo, inutile spiegarlo… il mio Istruttore, mai un sorriso in un mese, mi diede una pacca sulla spalla e sorrise come se l’avesse vinta anche lui…

E poi i suoi discorsi, all’alzabandiera, erano meravigliosi, le sue parole erano dei veri e propri tuoni che ti entravano del corpo:

“Fuori dalla caserma comportatevi bene, perchè da civili, fuori servizio o congedati, sarete sempre identificati come Paracadutisti della Folgore. Se beccano un ex bersagliere ad urinare per la strada, al massimo sul giornale scriveranno “Ex militare beccato ad urinare in luogo pubblico”. Se beccano uno di voi sarà invece “Ex Paracadutista della Folgore beccato ad urinare in luogo pubblio”. Siete e sarete Paracadutisti per sempre. Quel basco amaranto sarà vostro per tutta la vita, ve lo porterete nella tomba.”

For the first time since I had enlisted, and especially in my life, I was faced with a Man for whom, if he had asked me, I would have thrown myself into the fire without hesitation and without question. I had the good fortune to talk to General Bertolini more than 20 years after my discharge and I told him about it in person. It was a very powerful and emotional moment. I am convinced that I have been lucky in life to have known a Man of such calibre. I don't know if I can convey the idea: it is something very personal, perhaps difficult to explain and convey to those who have not lived in such military environments.

Tuttavia a Pisa c’era un’aria difficile che penalizzava fortemente le tradizioni Paracadutiste: one month earlier , to August 1999, era morto un Allievo Paracadutista in circostanze non chiare, quindi era vietatissimo qualsiasi atto di nonnismo, fra cui le “pompate”, quelle che i fanti chiamano flessioni.

Bene il mio pensiero è che le pompate non sono un’atto di nonnismo, ma una tradizione, un qualcosa non puoi cancellare, un qualcosa che ha radici ardite e antiche, ed era, tra l’altro, un modo “facile” per irrobustire il fisico dei Parà.

Fatevi 20-30 pompate al giorno fuori programma e poi ne riparliamo…

Il Corso Palestra lo seguii quindi come un studente modello… e così i miei amici. Era una selezione continua, la torretta, il telo, la corsa, le trazioni, le flessioni (pompate…), il salto in alto…

La Compagnia era formata da militari dei diversi Reparti della Brigata. Noi del 186° uscimmo tutti Brevettati, tranne due. Entrambi fecero lo stesso errore in falsa carlinga il giorno prima del primo lancio. Un errore gravissimo, forse il più grave, ossia quello di far passare la fune di vincolo sulla parte opposta alla mano che la sorregge. Lanciandosi in quel modo si rischia l’amputazione traumatica della testa staccandola di netto.

Failed, out, no appeals, our instructors cared a lot about our safety. Fair enough.

Non solo, ritornare a Siena senza Brevetto non era davvero un buon biglietto da visita… successivamente solo Francesco C. riuscì a ripeterlo brevettandosi, mentre l’altro, non solo venne scartato nuovamente, ma si prosciolse perchè la Brigata non faceva per lui…meglio così.

Halfway through the course we learned from our escort which Company of the 186th we had been assigned to: the 13th Parachute Company CONDOR, the Inexorable Raptors. A glorious company, one of the few existing ones deployed in the battle of El Alamein.

There were three Rifle Companies in Siena: the XIV Indomitable Panthers, where we could not finish, was an experiment of the Brigade Command, composed only of Volunteers on Permanent Service, experienced Paratroopers with years of military experience, then there was the XV Black Devils, the Company that paid the highest tribute of blood in Somalia, having fought on the front line the 2 July 1993 in the Battle of Check Point Pasta. On the one hand we felt calmer, we thought "heck XIII will be quieter...". It was a big error of judgement, but a big one.

4 October 1999, the first launch

Il primo lancio è come il primo rapporto sessuale,o il primo bacio, o quant’altro fai per la prima volta sapendo che stai scrivendo la storia della tua vita. Non capisci nulla. Fai tutto in automatico, e lo fai bene. Lo Zic-1, i Comandanti che ci dicono di prepararci, il C-130 che fa manovra, il suo rumore ti entra dentro come le voci di una donna che sussurra di voler fare l’amore con te. La salita sulla rampa, l’odore del Kerosene, è come se fossi in un film. E vai a cercare lo sguardo rassicurante di qualche compagno. Attimi indimenticabili.

E ancora… 5 minuti al lancio… prepararsi…. 1 minuto al lancio… ci si avvicina alla porta… 5 secondi alla lancio… alla porta: VIA!!!!

Lo slancio, 1000-1, 1000-2, 1000-3…arrivi a 1000-4…controllo calotta… qualche giro di avvitamento… e sei passato dal frastuono emesso da un aereo in volo con la porta aperta alla calma più totale. Sei tu, solo, con il tuo Irving 80 che ti fa galleggiare nel cielo.

Una soddisfazione enorme, un momento indimenticabile. La zona lancio fu quella quella mitica di Altopascio. L’atterraggio non fu male, anche se ti rendi conto che la capovolta imparata in palestra a Pisa simulando appunto l’atterraggio, non riuscirai mai a farla…

Seguirono nel giro di un mese il secondo e il terzo lancio, il secondo sempre ad Altopascio, il terzo sulla zona lancio di Tassignano in mezzo a… polli e galline.

Il rientro al 186° Reggimento Paracadutisti “FOLGORE”

5 November 1999. And here we are.

Let no one take offence, but hard contact with the FOLGORE, the heir of the HEROES who fought in Africa in 1942you have it when you enter a BATTLE. In Siena there was, and is, THE FIFTH. The 5TH PARACHUTE BATTALION 'EL ALAMEIN'. Together with the 2nd Battalion 'Tarquinia' (framed in the 187th Rgt. of Livorno), the Fifth was (and still is) the only existing manoeuvre parachute battalion deployed in the battle of El Alamein. A glorious and daring history behind it, the clearest and most militarily important in Italy. The Fifth Battalion, under the orders of Lieutenant Colonel Giuseppe Izzo, in the epic battle inflicted heavy losses on the British with acts of pure and legendary heroism. 

That heavy legacy was among us. And it demanded respect.

Nel 1999 era formato dalle tre compagnie fucilieri XIII, XIV e XV, mantenendo la stessa numerazione assegnata nel 1942, all’atto della fondazione e dello schieramento in Africa settentrionale, più una compagnia Mortai Pesanti, la Mo.Pe.. Il mio primo contatto con la XIII a livello psicologico fu traumatico.

Vi ricordate quando ho detto che facemmo un grosso errore di valutazione nel pensare “tranquilla” la XIII Compagnia???

Fureria side hallway and 13th Condor Company commander's office.

Eccoci, diciamo che la parola “tranquillità” o “relax” erano concetti lontanissimi da quella realtà … per lo meno come shock iniziale.

Sei l’ultimo arrivato, le luci sono soffuse dalle tele dei vecchi paracadute appese ai soffitti, disegni leggendari sui muri, massima formalità e disciplina anche tra marescialli e tenenti… mettici pure che sei un rospo… TENGO A PRECISARE CHE NESSUNO SI E’ MAI PERMESSO DI ABUSARE DEL SOTTOSCRITTO, tutto quello che ci veniva imposto faceva parte del REGOLAMENTO di DISCIPLINA MILITARE.

In short, the regulation was applied to the letter.

Shock, ma anche una situazione fortemente elettrizzante. Avevo lottato per arrivare fino a quel punto. Ero già allora un’abile sistemista informatico e non mi ero arruolato per mancanza di opportunità professionali. Anzi, avevo lasciato l’università, indirizzo ingegneria informatica contro il volere dei miei genitori, proprio per far parte di quel gruppo di persone un pò pazze e un pò poete…

I was literally thunderstruck by the extraordinary adventure that was coming into my life.

Non pensavo però che quell’ambiente grigio e cupo sarebbe diventato con il tempo la mia seconda casa, quei Comandanti duri e inflessibili, miei Padri, e i miei anziani miei Fratelli maggiori.

Era Venerdì, niente week end a casa, arrivammo nel tardo pomeriggio e non c’era il tempo materiale per le eventuali licenze. Il Sergente di giornata si preoccupò di equipaggiarci come doveva essere equipaggiato un Paracadutista: zaino americano “alice” con basto in ferro, elmetto in kevlar, e soprattutto gibernaggio americano… via quell’immondizia che ci forniva lo Stato Maggiore. La Folgore ha sempre agito in autonomia, adotta materiale di provenienza statunitense da metà anni ’80. Contrariamente agli altri reparti dell’Esercito Italiano, i propri fondi li spendeva per equipaggiare al meglio i propri soldati.

My Commanders, first contact

Monday 8 November. I met them. My Commanders. I will only talk about those who were my direct Commanders, but all the others were also exceptional men.

The Company Commander was Francis M., Capitano, sembrava che scherzava quando parlava, ma faceva terribilmente sul serio, intelligentissimo Ufficiale d’accademia, nella truppa era amato o odiato. Tuttavia non riesco a capire ancora oggi il perchè. Non esisteva, quando divenimmo “adulti”, un Comandante di Compagnia che mandava in licenza i propri uomini tanti giorni quanto lo faceva lui. Ci faceva sgobbare… ma anche, e giustamente, riposare. Esigeva per tutta la Compagnia un forte addestramento fisico, corsa in particolare. Era anche laureato in informatica e presto ci saremmo trovati…

Disegno sopra l’entrata della fureria della XIII.

He also took great care of the technical part, both theoretical with classroom lessons and practical with patrols and offensive/defensive tactics. He did not improvise, he planned our training (and our licences) in the best possible way.

His deputya young but great officer, Antonio C., serious and rational, then we found out that he was very easygoing, and the cheerful joke was often thrown in. His joke “ciacalas o ciculus?” è un piacevole ricordo di un Comandante serio ed allegro al punto giusto. Capitava spesso di incontrarlo nei Pub di Siena, e ,sempre con la giusta formalità, si scambiavano due chiacchiere e una birra. Penso che avrà un grande futuro nell’Esercito, ovviamente nei Paracadutisti.

And then the Platoon Commanders. Emiliano P, Comandante del mio Plotone, il 3°, di un solo anno più grande di me, divenne subito un maestro, e successivamente un grande amico, ma non esitava a tirarmi le orecchie (in senso metaforico) quando facevo qualche cazzata. Il Comandante di Plotone è quello più basso di tutti nella catena gerarchica Reggimento-Battaglione-Compagnia-Plotone, quindi era quello che conosceva meglio i propri uomini. Era estremamente formale, pretendeva l’attenti in ogni circostanza, ma esprimeva anche un’eccessiva romanità, allegro e scherzoso fuori dal lavoro, era comunque preparato al Top militarmente.

Era, ed è tutt’ora, uno dei più grandi tiratori scelti dell’Esercito Italiano, fregiato del brevetto di Istruttore di tiratore scelti. Era un mix di allegria-serietà. Romanista sfegatato come me, mi faceva pagare cara questa pseudo-amicizia calcistica… Ha creduto molto in me, e io penso di averlo ripagato come dovevo. Negli anni seguenti al mio congedo è approdato in un reparto del bacino operazioni speciali.

Poi veniva lui… il Mito, il Company Marshal, Giuseppe P.. Grandi Capacità, Ideologicamente potrei definirlo “l’Uomo Folgore”, sguardo duro come la pietra, appassionato ed esperto come pochi di arte militare e storia, tutti avevamo paura di Lui, poi però con il tempo capimmo che aveva un cuore grandissimo, o almeno io capii questo.

If you screwed up, before he took you to the Company Commander, he would give you a speech, he would try to hit you inside, he would try to make you understand, with words, that the Folgore had to be respected, that he could not afford to have uncaring, fake paratroopers in the ranks. I understood this from him. He also had his faults, never a cheerful joke, sometimes he exaggerated, but in the 99% of times he was terribly right.

Mosaico all’interno della XIII Compagnia: assolutamente proibito calpestarlo!

Bisognava capirlo, prima di dire tra di noi “quello è matto”. Era anche un’ eccellente Combattente, nel Reggimento uno dei più preparati fra tutti. Aveva una conoscienza ed un maneggio delle armi eccezionale, dovuta anche al fatto che era l’unico della mia Compagnia che in passato riuscì a superare il durissimo corso “80b” al 9th Regiment Col Moschin (l’equivalente dell’attuale corso OBOS), oltre ad aver “fatto” la Somalia.

So, in the mud, or in a forest, he knew how to survive, and this he tried to teach us. He taught me personally a lot, as a Paratrooper and as a Man.

And again, the Team commander, Maurizio Gallitto, mi permetto di fare il suo Cognome poichè non è più in servizio nell’Esercito. Volontario in Servizio Permanente, era uno di quelli che provenivano dalla leva Paracadutista, Basco Amaranto da sempre, aveva un cuore grandissimo, e una forza disumana. Non era grosso, alto poco più di uno e settanta, ma un passato da pugile professionista, le parole “dolore” o “sofferenza” erano termini che non facevano parte del suo vocabolario. In pattuglia non si toglieva lo zaino neanche quando sostavamo per riposarci. Era un grandissimo atleta e spesso ci faceva lezioni di educazioni fisica. Proveniva dalla XIV Pantere Indomite, i Paracadutisti per eccellenza in quel periodo.

Nella mia compagnia ricordo inoltre con simpatia i sergenti Giovanni C., l’unico, in XIII, insieme a Giuseppe P., che aveva “fatto” la Somalia, Andrea N. e Maurizio D.G.. Quest’ultimo protagonista di una carriera incredibile: da paracadutista di leva in Condor scaglione 94 oggi è addirittura un ufficiale superiore, sempre nella Folgore.

The first speech was given by him, Company Marshal Giuseppe P.: “Dimenticate Cesano, quì non siete ne a Cesano, ne a Pisa, quì dovete imparare ad essere dei Fucilieri Paracadutisti”.

Pian del lago, Montagnola Senese, Pian di Spille… un mese intero di addestramento tosto e ininterrotto.

The 21 November the MANGUSTA was waiting for us.

Before I move on to the Mongoose, however, I would like to remember the other superiors of the Regiment who were not part of my Company, but of whom I have very good memories. At the 186th Regiment there were very well trained men, some former Incursors, including Marshal R.B., a former Col Moschin operator, over 10 years in special forces on the front line in Somalia, Rwanda, Yemen and Bosnia.

He told me his 2 July 1993, alcune fasi concitate della battaglia e dell’amicizia che lo legava a Stefano Paolicchi, Sergente Maggiore del 9° who fell in combat that day in Mogadishu, e di altri aneddoti durante la sua permanenza al Col Moschin. Con R.B. continuo a sentirmi tutt’oggi, è una persona di un livello, non solo militare, ma soprattutto umano, come ce ne sono poche.

E ancora, negli ex operatori delle forze speciali del Col Moschin ricordo con piacere il Maresciallo S.C.. Fece parte del commando d’assalto che nel 1986 sarebbe dovuto intervenire sull’Achille Lauro.

Year 2000, as a young parachutist corporal in the fury of the legendary 13th Condor Company.

“Loro” li riconoscevi dalla “pulce” del basco, avevano il fregio tradizionale ma all’interno, ne il numero del Battaglione, 5, nel quello del reggimento, 186, ma avevano il 9. 9° reggimento d’Assalto Col Moschin appunto. La loro enorme esperienza era messa al servizio di noi Paracadutisti convenzionali.

E ancora, la XV Compagnia aveva come Comandante un Grande combattente di razza, il Tenente Carbonetti, decorato a medaglia d’argento al valor militare per i fasti del 2 luglio 1993. Ebbi la fortuna di scambiarci due parole. Come lui, e per lo stesso motivo, era stato decorato della stesso onorificenza, il Maresciallo Giovanni Bozzini, una grandissima persona, in quel periodo faceva parte del Comando di Battaglione, e vi rimase fino al mio congedo. Faccio i loro Cognomi poichè sono stati resi pubblici nel fantastico libro del Generale Paolo Riccò Black devils: the true story of the battle of Mogadishu. Con Bozzini in particolare avevo un’eccellente rapporto.

And then many others, many whose names I cannot remember, but strong and valiant, as Parachutist Tradition dictates.

Cominciai anche a conoscere le bellezze di Siena e della sua gente. A differenza di Livorno dove c’è una rivalità storica tra i Parà e i cittadini, il rapporto con i Senesi era ottimo. C’era un rispetto reciproco, tranne qualche episodio isolato. A Siena il Paracadutista era, ed è tuttora perfettamente inserito nel tessuto sociale. Senesi e Parà partecipano insieme a ricorrenze, feste e… sofferenze.

Poi per un giovane Siena era (ed è…) una vera manna dal cielo. La cittadina toscana è un importante centro universitario sia nazionale che internazionale, e le belle giovani donne di conseguenza non mancavano certo… Ricordo le serate al Barone Rosso, al Caffè del Corso, e all’Irish Pub, punti di riferimento per noi Parà. Fiumi di birra e discorsi in tutte le lingue…

Se eri giovane e carina e in quegli anni sei passata da quelle parti, avrai avuto almeno un contatto con un Paracadutista… non potevi sfuggirci, saresti stata una nostra preda.

20 November 1999, my Magusta

Per chi è stato nella Folgore la Mangusta non ha bisogno di presentazioni. La Mangusta è un’esercitazione dove si sfidano 2 o più reparti, o compagnie, o gruppi tattici. Uno fa da interdizione, l’altro da controinterdizione.

20 November 1999. Nell’entroterra toscano faceva terribilmente freddo.

Vista l’indisponibilità degli altri Reggimenti della Brigata (l’187 era Timor Est, la Nembo non ricordo dove, ma era fuori), ci fu la seguente dislocazione: XIV Pantere Indomite vs Resto del Reggimento.

Ossia una compagnia contro tre. Noi dovevamo controllare gli obiettivi senza avvicinarci eccessivamente, ci muovevamo con i mezzi, lasciavamo gli zaini, e pattugliavamo a piedi, sia di giorno che di notte. In 10 giorni avrò dormito non più di 20 ore…

Loro invece vennero infiltrati con aviolancio in una zona a noi sconosciuta. Le “Pantere” dovevano muoversi con zaini, armi e tutto il resto, dormivano di giorno, e camminavano di notte per sfuggire al nemico (noi).

Well, I thought, we will tear them to pieces, three against one, they will have difficulty moving. But instead they slaughtered us.

They made all the targets, captured some of our people, we never managed to stop them, we only found a few traces during the various patrols.

Troppo forti, troppo esperti e preparati. Personalmente però, insieme a Maurizio Gallitto e Giuseppe M., riuscimmo a localizzare una loro pattuglia. Ci appostammo in un casale verso il tramonto, e a turno osservammo i movimenti con il visore notturno. Bene… scoprimmo che in quel caso si erano mossi usando un furgone civile. In fondo, in guerra è permesso tutto o no?

Certo, e quella doveva essere una simulazione di guerra. In più avevamo a che fare con il meglio delle forze convenzionali dell’Intero Esercito.

La XIV Pantere aveva, ed ha tutt’ora, i migliori soldati dell’Esercito Italiano, sia nei quadri che nella truppa, che a suo tempo era formata solo da Volontari in Sevizio Permanente. Gente che potrebbe tranquillamente ben figurare nelle forze speciali. Autentiche macchine da guerra, ricordo in particolare 3-4 elementi… li saluto, se si ricordano di me, Loro sanno che sto parlando di loro, i loro cognomi P., S., C..

In the mission ISAF in Afghanistan questi Paracadutisti (esattamente i cognomi puntati che ho citato) sono stati i componenti della scorta del Generale Rosario Castellano, Comandante della Brigata Folgore. Un lavoro in passato svolto dagli Incursori del Col Moschin. Questo per rendere l’idea di chi avevamo dall’altra parte…

La nostra era una Compagnia giovane, la truppa era “acerba”. I nostri quadri erano preparatissimi, ma avevano a che fare con personale di truppa totalmente inesperto, tranne i VSP che erano si o no una decina. Quindi la debacle fu totale. Ma imparammo molto da quell’esperienza. Imparammo a condividere la roba da mangiare come si fa da veri soldati, imparammo a muoverci nella boscaia, le tecniche per non perdere le tracce di chi stai inseguendo, imparammo a… non sottovalutare il nemico.

C’era ancora molto da imparare, ma fu una gran bella esperienza.

December 1999, group baptism of fire, platoon assault at Pian di Spille

Il “pane” del fuciliere Paracadutista è indubbiamente l’assalto. L’assalto può essere di Squadra, Plotone, Compagnia (complesso minore), o Battaglione (gruppo tattico).

Archiviata la Mangusta ci aspettava l’assalto di Plotone. Provammo numerorissime volte a pian del lago, un posto nelle vicinanze di Siena. Poi ci recammo a Pian di Spille. Il primo giorno sparammo una grossa quantità di munizioni, sia con l’arma individuale (SCP), sia con quelle di reparto (Minimi ed Mg) e bombe a mano. Il giorno dopo, l’assalto.

L’assalto di Plotone è più complicato dell’assalto di squadra perchè tutte le 3 squadre devono sincronizzarsi nel fuoco-movimento. Misi il massimo impegno, anche perchè eventuali sbagli possono andare a scapito della sicurezza, si va a fuoco con armi da guerra, rischi di uccidere i tuoi compagni. Noi riuscimmo molto bene, tranne qualche problema con un arma di reparto che si inceppò. Comunque il Maresciallo Emiliano P. fece a noi i complimenti. Cominciavo a prendermi qualche soddisfazione.

Gennaio 2000, i lanci con la Compagnia fucilieri, tutta un’altra musica

C’era una voce di corridoio che diceva: a Pisa si lancia anche un sacco di patate, pasta buttarlo giù.

Un’esagerazione sicuramente, un detto dai tempi della naia per rafforzare lo spirito guerriero dei fucilieri nei reggimenti o battaglioni di manovra.

Effettivamente però quando mi lanciai con la mia Compagnia, la XIII, tutto era molto diverso: si effettuavano veri e propri lanci da guerra, con zaino, arma individuale o di reparto, possibilmente per squadra o plotone. Lo zaino, per regolamento (e sicurezza) non può pesare meno di 16kg. Se non ha un peso adeguato la fune a frizione rischia di non srotolarsi ed atterrare con lo zaino alice attaccato alle gambe non è una gran cosa… rischi di spezzartele, poichè oltre al peso e all’ingombro impedisce movimenti adeguati in fase d’atterraggio.

Faeces 2 launches in one day, uno la mattina, l’altro il pomeriggio. Ci imbarcammo a Grosseto la mattina, in un’aeroporto dove sfrecciavano caccia militari a pochi metri da noi. Il solito odore di kerosene, i soliti sguardi rassicuranti tra noi ragazzi. Dopo una ventina di minuti di “viaggio” sul G-222, ci lanciammo e ci reimbarcammo sullo stesso G che nel frattempo era atterrato ad Ampugnano. Altro lancio e pattuglia Ampugnano-Siena. Era il 17 January 2000, and I had made fourth and fifth jumps. I was now a full-fledged military parachutist. I marked my drop with the patent with the star in the middle.

Another important point in my military life had been reached.

Nel frattempo il Capitano Francesco M. scoprì le mie doti informatiche, e mi “dirottò” in fureria. Insieme sviluppammo un importante programma di controllo del personale che in seguito venne adottato da tutte le compagnie. Ma ad onor del vero, dentro di me pulsava il cuore da Paracadutista fuciliere. Lui lo capì e cercai di alternarmi tra fureria e pattuglie. Per dirla tutta in quegli anni partecipai a tutte le attività da fuciliere e allo stesso tempo divenni, a detta dei miei compagni e superiori, il cuore della fureria della XIII Compagnia Condor. Spesso mi si vedeva in Fureria con ancora il mascheramento e la mimetica sudicia da un addestramento oppure tiravo fino a tarda notte per organizzare servizi e carte varie. Per me era un orgoglio occuparmene. Mi divertivo come un pazzo e ne ero orgoglioso.

Il mese di febbraio passò con numerosi poligoni, a marzo ci aspettava un’appuntamento importante: il complesso minore, l’assalto di Compagnia.

Marzo 2000, tra la neve di Carpegna, la XIII va all’assalto

Se l’assalto di plotone è un atto tattico offensivo difficile da preparare e da eseguire, quello di Compagnia lo è ancor di più, specie se devi operare in condizioni proibitive, ma secondo qualche nostro Comandante, se avremmo fatto buone cose in condizione avverse, con il buon tempo saremmo andati ancora meglio.

Passammo a Carpegna circa una settimana, tra poligoni, assalti di squadra e plotoni per chi non li aveva ancora fatti. Il 1° Plotone Comandato dal Tenente Luca D. fece addirittura l’assalto in un giorno, e il Complesso il giorno dopo.

Comandati dal nostro Grande Comandante di Compagnia Francesco M., il complesso minore che effettuammo fu spettacolare, vuoi per le condizione metereologiche, vuoi perchè eravamo una compagnia molto amalgamata. A dar man forte a noi “rospi” c’erano i VFB anziani ritornati da 8 (!) mesi di Bosnia in attesa di nomina VSP e, purtroppo, di trasferimento. Il canto degli MG fu straordinario, il bersaglio finale venne abbattuto anche da un razzo controcarro lanciato dal grandissimo Giuseppe Sagliocco, Caporal Maggiore con quattro anni di esperienza solo e sempre nella Brigata (ex parà di leva), oggi in congedo.

Quel giorno corse e sbalzò per centinaia e centinia di metri con il Panzerfaust sulla spalla destra (andate a vedere quanto pesa un lanciarazzi panzerfaust…) sulle collline di Carpegna.

Tutto, o quasi, funzionò alla perfezione, e ,dato importante quando vanno a fuoco 100 persone contemporaneamente, nessuno si fece un graffio. Come sempre, d’altronde. Segno che l’insegnamento dei Comandanti era stato recepito in maniera perfetta dalla truppa.

Primavera 2000, preparazione e partenza per l’Albania

A fine marzo ci comunicarono che avremmo passato l’summer 2000 in Albania and we started to prepare.

In Albania, on patrol near Lake Shkodra with my platoon.

Nonostante la missione si presentava “facile”, nulla, come vuole la tradizione Paracadutista, venne lasciato al caso. Poligoni, azzeramento delle armi, esercitazioni di peace keeping e partenza scaglionata da metà giugno. Era la nostra prima missione, e noi ragazzi nuovi, la sentivamo molto. Facemmo tutti un ottimo lavoro.

The whole Regiment, from the CCS to the Battalion, made a great impression, and I can never forget the compliments of the Commander of the Brigade Comm-Zone West, General Casalotto.

Era un Alpino, ma si complimentò con il 186° per l’elevata efficienza messa in atto durante i quattro mesi, era letteralmente “innamorato” in senso militare, di noi. Tutti i Generali, anche stranieri, che venivano a trovarci alla base di Ure, nelle vicinanze di Durazzo, si complimentavano con noi.

A livello operativo si facevano per lo più ricognizioni di itinerari con rientro in giornata, sorveglianze alle basi, e una sorveglianza all’ospedale militare di Durazzo dove venivano ricoverati anche civili albanesi, specialmente bambini.

Il Reggimento aveva anche il compito di addestrare i militari dell’Esercito Albanese.

They sent our best VSPs to teach them the combat techniques of infantry soldiers. And again, we did a spectacular assault exercise in a lake with dinghies.

General Casalotto, Commander of the Brigade operating in Albania clapped his hands at us. He was so impressed by the preparation of the Paras that, at the end of the mission, he sent home Carabinieri and Infantrymen who were escorting him and asked our Commander for a dozen Paratroopers to protect him.

Our Company provided Emanuele M., a Volunteer on Permanent Service, obviously one of the best in the XIII. For him, in addition to his four-month mission with us, there would be another six months as the General's escort.

Durante l’operazione “Notte di mezza estate”, a luglio del 2000 (sono quello a destra con il jungle).

From the operational point of view, the mission offered long-range reconnaissance patrols, until before our arrival exclusive to special forces.

Io ne feci una, denominata operazione “Notte di mezza estate”, durò 4 giorni. Si partì l’11 luglio. Andammo a ricognire una parte del confine tra Montenegro e Albania. Posti che non esistevano neanche sulle cartine. La notte alloggiavamo in spazi aperti e nascosti, di giorno si camminava, si scattavano fotografie e riprese video. Il compito della missione era anche di localizzare le caserme dell’Esercito Albanese, fotografare segretamente, nei limiti del possibile, mezzi e uomini. Quei dati sarebbero serviti alla Nato per vedere effettivamente a che punto stava l’opera di ricostituzione dell’Esercito Albanese andato a pezzi dopo la guerra civile. Il secondo giorno effettuammo un’elirifornimento.

Trovata la ZAE (zona atterraggio elicottero) stabilimmo le coordinate e le comunicammo all’elicottero. La ZAE era un quadrilatero dalle grandezza di un campo da calcio in una distesa piana ai piedi di una collina in una zona sperduta.

Due Paracadutisti per lato garantivano la sicurezza. L’elicottero toccò terra e scaricò materiale da mangiare e casse d’acqua, dopodichè volò subito via. Visto che la roba da mangiare era molta, i nostri Comandanti decisero di distribuire buona parte degli alimenti alla popolazione civile albanese che in quel posto viveva in condizioni non proprio ottimali. Distribuimmo dolci, pasta, farina e pane a donne e bambini. Un atto nobile, come sempre, figlio dell’iniziativa Paracadutista.

A fine Agosto la nostra Compagnia si trasferì dalla base di Ure a quella di Puke, verso il confine con il Kosovo. L’ultimo mese della missione lo avremmo trascorso lì. L’ambiente era più rilassante, eravamo più autonomi, ma non per questo meno attenti. C’era un servizio, quello di controllare personale sospetto al confine tra Albania e Kosovo, che una volta terminato permetteva a chi lo aveva svolto di oltrepassare il confine ed essere ospitato dai soldati tedeschi in Kosovo per una notte. Ho effettuato un paio di volte quel servizio, e ho alloggiato un paio di notti dai tedeschi. Nonostante l’Esercito tedesco sia stato fortemente ridimensionato dopo la seconda guerra mondiale, oggi è un signor Esercito.

Come qualità il migliore che ho visto. La loro base era un modello assoluto di bellezza, efficienza, pulizia ed altro. Postazioni MG ai quattro lati, ronde di soldati in movimento, armi automatiche evolutissime, tute da combattimento di altissima qualità, radio ultramoderne, mensa funzionante 24 ore su 24, moduli abitativi di un’altro pianeta rispetto ai nostri… con tanto di TV satellitare individuale compresi quelli degli ospiti… ricordo una battuta di un parà italiano: “neanche casa mia in Italia è così”.

At the end of September we returned to Ure and a few days later we returned to Italy.

L’esperienza di quella prima missione rese tutti più responsabili, per la prima volta ci trovavamo custodi di armi con caricatori e quando uscivamo quelle armi erano cariche (chiaro, senza colpo in canna) nelle nostre mani.

We returned at the beginning of October, and took a long and well-deserved leave of 20-30 days, but some members of the Company were called back to help the people of Tuscany in the disastrous flooding that hit the Lucca area. As always, their contribution was so much appreciated that the mayor of a rescued town thanked the Folgore with a plaque.

December 2000, an unprecedented Minor Complex.

In the meantime, the Battalion Command had changed, the Lieutenant Colonel Massimo M., molto legato alla XIII, l’aveva Comandata in Somalia. Era un ottimo Comandante, preparatissimo, un grande stratega militare, esperto di Intelligence ed eccellente comunicatore.

E ancora, al 186° c’è stato un Ufficiale, tale Aldo Zizzo di cui parlerò più avanti. In questo periodo il Maggiore Aldo Zizzo, se ben ricordo, faceva parte del Comando Brigata all’ufficio OAI (operazioni, addestramento, informazioni). In più arrivò quello che per me è stato il miglior Comandante di Reggimento al 186°, Colonel Maurizio Fioravanti (later Brigadier General Commander of the Folgore and as Gen. of Division Commander of the Inter-Agency Special Forces Operations Command). I mention their names as they are both on leave today.

Il mix di questi tre ufficiali ci portò ad un’assalto di Compagnia, complesso minore, senza precedenti.

The theatre of operations chosen was Cape Teulada, an imposing military range (dozens of hectares of hills and flat expanses overlooking the sea) in southern Sardinia. There were three platoons that formed the Company. The  and the  arrived in Sardinia ferry, one would infiltrate by sea with rubber dinghies, the other by land with the VM, the  instead he would embark on a C-130 a Pisa and airlifted into the vicinity of the target. The three platoons were given distant infiltration points. And all three would have to make a long topographical patrol to rejoin and reform the company that would then go on the assault.

I, who was part of the second, infiltrated by land with the rest of my comrades. We skirt the campsite of Teulada lungo la strada statale, ci avvicinammo alla zona di infiltrazione, scendemmo dai mezzi ed entrammo nel campo d’esercitazione tagliando con delle tenaglie la recinzione. Tutto questo nel massimo silenzio. Eravamo nel più totale assetto da combattimento. Gibernaggi israeliani, zaini stracolmi, armi di reparto adattate all’utilizzo individuale, abbigliamento stile SAS nel deserto iraqeno. Camminammo di notte per due giorni, riposandoci di giorno occultati nella boscaglia. Durante la notte ricevemmo azioni di disturbo con flash bang e colpi a salve da parte di un ipotetico nemico, ma nessuno riuscì a scovarci.

The day 22 December i tre plotoni si congiunsero sulla cima di una collina, con i binocoli i Comandanti di squadra osservarono l’obiettivo da attaccare il giorno dopo, riferendo i dettagli alle rispettive Squadre. La sera, mentre eravamo in bivacco, ascoltai il derby Lazio-Roma con il mio cellulare spendendo 40 mila lire di telefono… insieme al mio inseparabile amico Fulvio R.. l’autogol di Paolo Negro fece sobbalzare noi e il nostro Comandante di Plotone, solo che noi distruggemmo il bivacco fatto con tanta cura durante le ore diurne. Dovemmo rifarlo al freddo e senza luce… ma la fede è fede e la Roma si stava avviando alla vittoria del suo terzo scudetto.

The 23 morning ci incamminammo in assetto tattico e defilato verso l’obiettivo. Nessuna prova in bianco, nessuno di noi lo conosceva, solo i nostri Comandati lo avevano osservato con il binocolo. Anche loro, compreso il Comandante di Compagnia, avevano solo ed esclusivamente le coordinate geografiche.

L’azione fu straordinaria. Vennero lanciati dei fumogeni come azione di disturbo, noi non conoscevamo la zona ed eravamo sotto stress avendo mangiato e dormito pochissimo in due giorni. Con queste componenti la simulazione fu quanto più possibile vicina alla realtà. Mancava solo il nemico.

Tutti rimasero stupiti della riuscita dell’esercitazione, si presentò, nel briefing dopo la missione, oltre al Comandante di Battaglione e Reggimento, un ufficiale del Comando Brigata, Captain R., and told us verbatim that nessun reparto di fanteria, per ovvi motivi di sicurezza, aveva effettuato una simulazione del genere, nessuno, ad eccezion fatta per le forze speciali, aveva mandato all’assalto con munizioni vere e bombe a mano 100 uomini senza effettuare una prova in bianco, e in alte condizioni di stress e stanchezza fisica.

According to the officers, that was the real training a Parachute Unit had to perform. To infiltrate behind enemy lines and carry out offensive actions and sabotage under physical and mental stress. How can you blame them?

All paratroopers in the world were created for this.

2001 first part, night team, launches and the G-8 in Genoa

Nella prima parte dell’anno 2001 we did a lot of firing ranges, really a lot, in particular we were trained to shoot at night. At April effettuamo l’assalto di squadra e plotone notturno. Se un atto tattico offensivo diurno presenta difficoltà sul termine della sicurezza, figuriamoci quello notturno.

But as always, given the preparation of our cadres who trained us well, we did things as well as we could.

A May cominciammo a prepararsi per l’evento dell’anno: la Folgore sarebbe stata impiegata al G-8 di Genova per sorvegliare l’aeroporto della cittadina ligure, e in particolare, gli aerei dei Capi di Stato. Era un qualcosa di nuovo per noi, l’atmosfera era elettrizzante, ci preparammo al meglio, alternavamo lezioni di tiro al poligono e addestramento antisommossa con scudi, manganello ed elmetto. L’aeroporto era considerato zona rossa.

Vennero Ufficiali e Sottufficiali dei Carabinieri a farci lezioni teoriche sui movimenti politici extraparlamentari considerati violenti e sulla situazione che avremmo incontrato. Per i nostri Comandanti era un’occasione importante per dimostrare alle Istituzioni la nostra bravura anche sul territorio nazionale.

we cared. And as always, in keeping with our Name, we trained hard for two months straight.

At the beginning of July, before leaving for Genoa, I made four launches within two weeks, all in combat gear, and with the Ampugnano-Siena topographical patrol in tow.

Tuttavia l’operazione G-8 fece sorgere dentro di me un’avversità nei confronti delle Istituzioni e di coloro che gestivano, su una poltrona allo Stato Maggiore, i militare dell’Esercito, e in particolare Noi Paracadutisti.

We arrived in Genoa around the middle of July, I think it was the 14 or 15, at night to avoid political protests.

I no-global erano ovviamente contrari alla presenza della Folgore. Ma la nostra nave, dove avremmo dovuto alloggiare per motivi di sicurezza, non era ancora arrivata. Decisero così di portarci temporaneamente in una nave dove alloggiavano i Carabinieri Paracadutisti Tuscania. Il pomeriggio entrammo dentro Genova scortatissimi da Carabinieri, un’auto dietro, una davanti, una moto a destra, e una a sinistra, sirene a manetta, non ci si fermava neanche con il semaforo rosso. Il pullman che ci portava aveva in bella vista la scritta BRIGATA PARACADUTISTI FOLGORE sui fianchi. E gli amici no-global davvero non ci amavano, dovevamo fare 6-7 km di strada passando dentro Genova, dal molo delle acciaierie della Ilva, fino alla parte opposta del porto. Farlo senza scorta sarebbe stato un rischio enorme.

Subito ci “parcheggiarono” su una bellissima nave da crociera Egiziana. Facemmo due giorni di vacanza, mangiammo da signori, ci divertimmo veramente, un Parà della XIV si scontrò anche con un Carabiniere Parà dei Tuscania,un Tenente tosto e grosso… il nostro Parà (grande amico… una Pantera “DOC” nome in codice 7 D… ciao spero tu stia bene) era una belva e stava per finir male, beh ve la racconta tutta, sembra che 7D avesse bevuto un goccetto di troppo ed era insieme alle altre “storiche” Pantere ad assistere ad uno spettacolo di ballerine nella discoteca della nave, cominciò a tirar noccioline in testa alle persone davanti a lui e prese in testa a un Tenente dei Tuscania, che non mise davanti il grado, ma gli fece il segno con la mano “ti taglio la gola”.

Beh, forse il Carabiniere avrebbe dovuto dirgli “ti porto dal tuo Comandante di Compagnia e ti becchi sette giorni”, ma evidentemente non sapeva che aveva a che fare con una Pantera… che appunto reagì da Pantera… per fortuna i compagni dei due calmarono le acque e tutto finì con un brindisi collettivo… due che hanno il Basco Amaranto non possono farsi la guerra.

We said it was good on this ship. And yes, dancers, great food, games rooms, two days of absolute freedom. It was so good that they took two days leave from us, I dare say, rightly so. Nobody had any objections. As you have understood, however, it was a temporary arrangement. In the meantime, a rumour spread: our ship has some engine trouble, it seems to have been towed by tugboats, it will arrive soon.

Indeed the ship arrived. Some engine problems???? The ship had been leased for a week by the state for 3 billion lira, which had ended up in the pockets of a Greek ship owner.

This was told to us by a Brigade Command officer, whose rank, surname and first name I still remember today.

La nave non aveva problemi di motore, ma era una carretta del mare, ferma da 15-20 anni. Dai tubi dei bagni usciva acqua con ruggine, al sistema di aria condizionata mancavano i filtri, così se l’accendevi respiravi l’aria puzzolente e gravosa per la salute emessa dalle cappe delle acciaierie Ilva. Il ponte e il corridoio erano nel più totale stato di abbandono, i vetri del ponte di comando rotti, immondizia ovunque.

Questo era il posto che lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano aveva destinato ai Paracadutisti del 186° Reggimento per il servizio da svolgere al G-8. Evidentemente qualcosa non funzionava nella catena gerarchica delle alte sfere dell’Esercito. I nostri Comandanti non poterono fare nulla, si adattarono come noi, tra l’altro anche loro dovevano dormire e mangiare in quella fogna, quindi non avevano nessuna colpa.

As true Paratroopers, we rolled up our sleeves and began our work.

For those days, everyone had the special status of Public safety officer inside the airport. We could, and we had to, check anyone walking around inside the airport. We could, if deemed appropriate, stop any person without a regular transit permit or with irregular or suspicious documents. We did a great job together with the guys of the 183rd, 185th and 187th. I personally had the professional satisfaction of supervising for two hours, on the 20th, together with a comrade of mine, theAir Force One, the plane of the American President George W. Bush.

E proprio sotto l’Air Force One successe un fatto grottesco: nonostante le raccomandazione del nostro Comandante di Plotone, qualcosa girò per il verso sbagliato. Ancora non riesco a spiegarmi come è possibile tanta superficialità durante un servizio del genere. Un Parà della mia Compagnia fece la sorveglianza all’ Air Force One con una piccola radio fm per ascoltare musica… la radio gli cadde e finì incastrata nella ruota dell’aereo del Presidente Statutinense. Ora, non ci vuole un’esperto di esplosivi per sapere che una bomba radiocomandata può essere comandata su frequenza modulata (fm)… ed era proprio quello che pensava il personale della sicurezza statunitense notando con il radar questa frequenza proveniente sotto l’aereo del proprio Presidente, e proprio nel primo giorno di un incontro delicato come il G-8.

L’Air Force One di George W. Bush venne sorvegliato, nei giorni del G8 di Genova, dai Paracadutisti del 186° Rgt. – Copyright GEORGEWBUSHLIBRARY.GOV

Bloccarono l’Aeroporto, vennero chiamate le forze speciali americane, i Navy Seal e i Comsubin vennero fuori dal nulla (l’aeroporto di Genova è situato sul mare) gli incursori del Col Moschin schierati sul grattacielo dello Sheraton con carabine 12,7 misero il colpo in canna. Nessuno doveva entrare od uscire dall’aeroporto. Chiamarono il BOE (bonificatore ordigni esplosivi). C’è una bomba sotto l’aereo di George Bush. Ve lo immaginate? No era un film, ma era la triste e grottesca realtà. Per fortuna il Parà parlò e tutto tornò alla normalità, ma le urla del nostro Comandante di Plotone ancora riecheggiano nei cieli di Genova…

A parte questo fatto a dir poco incredibile, tutto girò per il verso giusto. Il Presidente Silvio Berlusconi, fece addirittura un fuori programma, fermò la sua auto diretta verso l’aero, scese e strinse la mano a una decina di Paracadutisti

I think this is enough to understand the modus-operandi we carried out in Genoa.

Lo schieramento dei Paracadutisti all’aeroporto ebbe l’effetto che si desiderava: incutere timore ai protestanti-violenti in modo da non farli avvicinare. In un’intervista in Tv un no-global disse chiaramente che non avevano intenzione di avvicinarsi all’aeroporto proprio perchè “lì c’è la Folgore, e questi, se si incazzano, ci sparano addosso”.

Effettivamente avevamo delle regole di ingaggio poco rassicuranti per chi voleva oltrepassare la linea rossa dell’aeroporto: se qualcuno salta la rete, fuoco.

2001 seconda parte, arriva “Il Comandante”, Maggiore Aldo Zizzo e si va in Kosovo sotto il suo Comando.

Archiviato il G-8, subito a lavoro. Ad inizio Ottobre si va in Kosovo. Ma prima ce l’evento che ha reso ancor più appagante la mia esistenza da Paracadutista: ad agosto arriva a Comandare il Quinto Battaglione “El Almein”, quello che io definisco Il Comandante per eccellenza, il Maggiore Aldo Zizzo, oggi in congedo.

Il Comandante con la “C” maiuscola: Aldo Zizzo. Nel 2012 ha ricoperto il ruolo di aiutante di campo del Ministro della Difesa Ignazio La Russa.

You either loved him or hated him. I loved him, my friends, some loved him, some hated him. With him you didn't play with your uniform on.

In the morning, the ENTIRE BATTLE ran, everyone, but really everyone, including riflemen, gunners, footmen, and Him in the lead.

Il primo giorno, al suo arrivo, fece un lungo discorso al Battaglione. Per chi ha vissuto la Folgore negli anni novanta, un discorso tipo Generale Celentano. Ordinò un minuto di silenzio all’intero Battaglione nel ricordo di chi era caduto Combattendo per la Patria.

He then rudely chased away a regimental marshal who told him “si muova comandante, dobbiamo fare rapporto” and him: “MA NON LO VEDI CHE STO PARLANDO DAVANTI A 400 PARACADUTISTI?”

Reintrodusse all’alza bandiera l’urlo “QUINTO!” and the whole Battalion answered him: “FOLGORE!!!”

Il Maggiore era una persona preparata sotto ogni aspetto, una vera macchina da guerra nel vero senzo della parola. Non lasciava nulla al caso, specie nell’addestramento.

Usava uno stile un pò all’americana, elevata preparazione fisica, corsa sia in tenuta atletica (tuta) che in stivaletti e mimetica, conoscenza delle armi e dell’equipaggiamento, ordine, disciplina. Ma quando voleva aveva anche la battuta facile. Siciliano di nascita, le sue battute erano una forza. Ti faceva sentire Paracadutista in maniera eccelsa.

I met him a few years after my discharge in a restaurant near my home, my first question was “Comandante, cosa succederà adesso senza di lei? Il Battaglione si ammoscerà?” And he replied “bisogna non aver paura a farsi scrivere lettere anonime”. Yes, the anonymous letters. A spectacle.

Quando ero in servizio Il Comandante ne ricevette almeno un paio… nel Reggimento c’erano dei finti-soldati (alcuni senza brevetto di paracadutismo) in attesa di trasferimento, a cui non importava addestrarsi da Paracadutisti.

Being gutless men, they would write anonymous letters to the General Staff with contents that were far removed from reality. And he, with his always strong and gangly manner, would read them to us.

I discovered his further greatness as a commander and military strategist, as we shall see later, in Kosovo.

E’ stato nel 2009 Colonel Commander of the 186th Parachute Regiment Folgore and Commander of the Italian Italfor XX Contingent in Afghanistan.

The Major arrived i early August, we prepared for Kosovo the whole month and also in September. But precisely in September di quell’anno, il 2001, successe il fatto che cambiò il mondo ed anche la nostra missione in Kosovo: l’attacco alle torri gemello di New York il giorno 11.

With my platoon in Kosovo. I'm the one in the overalls.

The 4 October partimmo per il Kosovo. Il 186° era la “Task Force Falco”, la base era situata nella città di Djakovika, una cittadina di maggioranza religiosa mussulmana nel sud-ovest del Kosovo a una settantina di chilometri da Pristina, la capitale dove era dislocato il Comando Americano.

Il Kosovo, come tutti gli altri stati del mondo dove vige caos, vista l’instabilità (o l’inesistenz) politica, era (e penso lo sia tutt’ora) una nazione nascondiglio per banditi vari, e tra questi, non potevano mancare cellule estremiste islamiche. Si operava di conseguenza, con il profilo d’allerta ai massimi livelli, proprio in conseguenza dell’attentato dell’11 settembre. Insomma, non era “la solita” missione nei balcani. Lo scenario internazionale, proprio in quei giorni, cominciava a complicarsi.

Si usciva dalla base sempre con elmetto e giubetto antiproiettili, ognuno di noi era equipaggiato il proprio SCP e 7 caricatori da 30 colpi l’uno.

When I arrived in Kosovo, since I had to leave immediately after the end of the mission, I made a wish to my company commander: to get out of the brig completely and dedicate myself 24 hours a day to the operational cause. I was granted.

Non mi metto a descrivere tutte le operazioni, ne facemmo tantissime, due o tre alla settimana di varie entità, rastrellamenti, ricerche, confisca di armi, pattugliamenti con infiltrazioni in elicottero, pattugliamenti appiedati dentro la città. Tutto era molto elettrizzante, massima operatività, si lavorava spesso insieme all’UMNIK, la polizia multinazionale costituita dalla Nato.

Solo la guardia alla base era noiosa, ma qualcuno doveva pur sempre farla… per il resto il massimo che un Paracadutista potesse chiedere. Addirittura pattuglie notturne in assetto da combattimento nei boschi kosovari, sia appiedati che con i mezzi. Tutto svolto con la massima perizia, i campi erano stracolmi di mine antiuomo.

We were also in charge of guarding Serbian minorities in the city and sensitive religious sites (Orthodox Churches and Cemeteries). We escorted elderly Serbian women when they had to do their shopping, we guarded their homes 24 hours a day. They repaid us by offering us hot coffee and schnapps at all hours, including at night.

We operated in hostile weather conditions: the 20 December c’erano -18 gradi e 1 metro di neve.

La nostra presenza ristabilì l’ordine, e diede manforte alle forze di polizia dell’UMNIK.

In the month of January 2002, i ragazzi del Battaglione fecero un gran colpo: una pattuglia composta di fucilieri Paracadutisti catturò i due mandanti dell’attentato contro la nave americana nello Yemen nel 1999. I due terroristi erano ricercati dagli americani da 3 anni e vennero presi dai ragazzi del Battaglione nell’entroterra kosovaro in un operazione segreta condotta, come sempre, in maniera magistrale.

The 13th Condor Parachute Company at the Djakovika base in Kosovo in October 2001.

Si dormiva veramente poco, dalle 3 alle 5 ore al giorno. Ma a me non importava molto. Dovevo congedarmi e volevo essere protagonista in maniera assoluta. Nonostante il tempo impiegato a svolgere i servizi si faceva spesso attività fisica, il più delle volte con il Maggiore Aldo Z. in testa, e quando c’era molta neve si andava a correre con stivaletti e mimetica. Un soldato addestrato a certi livelli non si può permettere di “fermarsi”.

Major Aldo Z. used to send us this message all the time, and whoever cared, I cared, we had to listen to him.

A parte la solita cura certosina di rendere i propri uomini sempre all’altezza, era un’amante delle tradizioni. Nel piazzale dove erano situate le Compagnie del Battaglione fece mettere un braciere con del fuoco. Lo chiamò “Il fuoco del Quinto”. C’era un piantone 24 ore su 24 con il compito di non farlo spegnere fino alla fine della missione. Il bracere aveva un coperchio sulla parte superiore per resistere a neve e pioggia.

Le pattuglie che uscivano in ricognizione si occupavano di portare la legna da ardere. Il Comandante “istituì” anche un nuovo servizio tattico: le pattuglie appiedate nei centri abitati. Per la Task Force, in passato costituita da altri Reggimenti, una novità assoluta. Lo si vedeva anche dalle facce dei kosovari quando ci vedevano passare schierati in formazione tattica lungo le strade.

The aim was to detect possible illegal activities. They went out in groups of 10-12, individual weapons, Minimi machine gun in the lead and at the end, links with the base via radio.

Nel tempo libero, veramente poco, tutti a vedere le partite di calcio (solo la Roma…) o la TV italiana nella mia stanza, specialmente i ragazzi del 3° Plotone (Maresciallo Comandante in testa!). Mi ero portato un decoder satellitare con abbonamento “full calcio-cinema”, ed avevo acquistato da un kosovaro una gigantesca parabola per 70 marchi (35 euro). Ad alcuni ragazzi della mia compagnia avevo portato il cavo dell’antenna nella loro stanza, ma erano costretti a vedere quello che vedevo io….la domenica sicuramente la partita della Roma !

Tuttavia, anche in quest’occasione, come nel G8, mi incazzai come una belva. Succedevano cose a livello tecnico-burocratico disarmanti. Ce ne sarebbero da raccontare, ma mi soffermo su due eventi: nei primi mesi di Dicembre si ruppe il gruppo elettrogeno che dava corrente alla base per un sovraccarico. L’intera base aveva un’assorbimento di corrente di 450kw, il gruppo ne poteva sostenere solo 400. Era costato all’amministrazione militare 800 milioni di lire. con 50 in più ne avrebbero comprato uno da 500kw con buona pace per tutti. E va bene, sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Nessuno dall’Italia si preoccupò di mandarci un nuovo gruppo.

At first, with small groups, it was possible to tamponare le emergenze, prima fra tutti l’illuminazione della base, successivamente con enormi sforzi da parte dei nostri Comandanti si riuscì a recuperare qualche piccolo gruppo elettrogeno nelle altri basi italiane nel Kosovo, ma questo non bastava a garantirci la corrente necessaria per le stufe elettriche.

December 2001, Kosovo, snow and cold at Task Force Falco in Djakovika.

Moral of the story: we spent two months from hell, staying in iron corimecs surrounded by snow and ice with no heating! Again, the institutions had abandoned us.

I also think that no soldier in the world would have operated with our efficiency in those situations.

However, we are children of soldiers who during the Second World War they fought against vastly superior forces in adverse conditions.

And we could not be intimidated by the lack of heating.

Despite difficulties and adversity, we managed to perform our assigned tasks with a high degree of professionalism and competence.

E ancora: l’illuminazione notturna della base era costituita da un potente impianto di luci dato in appalto ad una società privata Italiana: con il tempo si fulminarono metà delle lampade, la base di notte era quasi completamente oscurata. Nessuno poteva intervenire visto che non era di competenza militare, mettendo così a repentaglio la sicurezza dell’intera base. Ricordo che era rimasta senza illuminazione anche la parte della riservetta delle munizioni che dava sul lato est della base davanti a un palazzo di case popolari civili. I nostri Comandanti ovviarono a questo problema facendoci effettuare la guardia con dei visori notturni.

Come sempre lo spirito d’iniziativa del Paracadutista andò a sopperire le mancanze Istituzionali.

Ma ho anche ricordi extra-militari allegri del Kosovo, uno in particolare: un ricordo allegro per soli Paracadutisti…

25 December 2001, cena di Natale al Reggimento nella mensa della base. Ero libero da ogni servizio e potei parteciparvi (chi era di servizio quel giorno avrebbe partecipato a quella di Capodanno). Il menù offriva deliziosi piatti a base di pesce e buon vino Italiano. Erano invitate alte rappresentazione della Brigata Multinazionale, compreso il Comandante, un Generale Bersagliere, ed altri ufficiali, sottufficiali e truppa di altri reparti non Paracadutisti. Il Quinto Battaglione era rappresentato da alcuni tavoli e vicinissimi a me, nello stesso tavolo, c’erano due ALTISSIMI UFFICIALI del Quinto Battaglione, che sconcertati dalla presenza di baschi neri nella mensa, Generale compreso, si guardarono negli occhi e intonarono il celebre ritornello… GIU’ NELLA VALLE… C’E’ UN FILO D’ERBA… e tutto il reggimento rispose: FANTE DI … FANTE DI…., i fanti, rimasero sconcertati… sono cose che può capire, ed apprezzare, solo chi è Paracadutista.

Towards the end of January we prepared for our return.

The Regiment was organised in the following way: the vehicles would be embarked in Thessaloniki, then a military column to Greece with the vehicles driven by those who had the relevant military licence and a senior machine chief at their side, as required by military regulations. For everyone else, return by plane directly from Djakovika.

I had a driving licence and had to drive, along with the others, first to Macedonia for 500km, then to Greece.

Arrivati in Macedonia facemmo una soste di due giorni e nel bar stava per scattare una gigantesca rissa tra Romanisti-Paracadutisti e Napoletani-Fanti. C’era una sola tv con decoder satellitare, giocava nello stesso momento sia la Roma che il Napoli. L’intervento del Maresciallo Emiliano P., mio Comandante di Plotone e rappresentante più alto in grado dei Parà-Romanisti, evitò il peggio.

E ancora, il Caporal Maggiore Renzo M., grande amico, Paracadutista della XIII, rischiò di pestare il barrista macedone della base che lo accusò di non aver pagato le pizze che aveva ordinato, dicendogli:”Italiano non fare furbo, tu pagare”. La reazione di Renzo fu prima calma e diplomatica, aveva pagato le pizze e lo stava spiegando al tipo, ma visto che il macedone insisteva cominciando anche ad alzare la voce, il buon Renzo gli fece capire a modo suo che non era il caso, mettendo da parte per un attimo la diplomazia.

Kosovo, January 2002, Simone Trudu on the left in the foreground and me on the right. Three years spent together as paratroopers, he left us on 10 March 2002 in a car accident.

The Macedonian understood and apologised. Sometimes you have to use bad manners to make even the seemingly easiest concepts understood.

After these two days in Macedonia, the night of the 3 February 2002 we set off again. 300 km all in one go to Thessaloniki. Arriving in Thessaloniki, a few kilometres from the port, our destination, I began to hallucinate, I was exhausted, we had never stopped. Just a light stop at the Macedonia-Greece border. We arrived at the port of Thessaloniki at 4 a.m. on 4 February. Il più era fatto. Ma come sempre… quando hai a che fare con le alte sfere logistiche dell’Esercito Italiano, la sorpresa è dietro l’angolo.

Having loaded the vehicles onto the ship, it was time to return to Italy. After 4 months and 4 days our mission was coming to an end.

Ci venne a prendere, con 2 ore di ritardo, un pullman civile con autista greco che doveva portarci all’aeroporto. Il pullman si ruppe, ne venne un altro dopo un’altra ora, nell’intervallo ci diedero da mangiare panini orribili, i peggiori mangiati dalla mia vita, pane duro con all’interno alimenti non identificati. Ma non era un problema, eravamo Paracadutisti. E la storia diceva che dovevamo adattarci.

Finalmente all’aeroporto. Dov’è il nostro aereo?

Il nostro aereo non c’è. Nessuno sa dov’è. Erano le 14 of 4 February 2002, eravamo all’aeroporto di Salonicco, lontani dal terminal, ma ospitati in un capannone, vicino a una pista di decollo, gestito da militari italiani logisti. Eravamo consumati, stressati, stanchi, affamati. I nostri Comandanti ci autorizzarono ad andare al terminal dell’aeroporto, non si poteva, eravamo armati in un paese regolarmente governato, ma capirono la situazione, organizzammo dei piantoni a turno che custodivano armi individuali ed equipaggiamenti e andammo a bere e mangiare qualche schifezza locale pagando, ovviamente, con i nostri soldi personali.

We drank dozens of bottles of beer, in fact we drank all the beers available in the small bar.

At 18, A flash, a miracle, after hours of waiting, our plane arrives. A stroke of luck, a boeing of a well-known Italian airline, a scheduled flight.

Avevo già effettuato lunghi voli (Italia-Kosovo) con aerei militari sia G-222 che C-130. Non li consiglio a nessuno, in quella situazione sarebbe stata un’ulteriore mazzata. Ma come tutte le cose, dicevamo, dalla nave del G-8 al resto, il servizio è incompleto. Dovemmo caricare con le nostre braccia gli zaini e tutto il materiale nella stiva dell’aereo.

Allora domando, ma l’Esercito stipula contratti con compagnie aeree civili incompleti? E ancora, l’aereo era un porcile, il Comandante ci chiese “scusa”, disse che purtroppo non c’era stato il tempo per pulirlo. Penso che nel contratto Compagnia di volo-Esercito sia compresa sia la pulizia del velivolo, che il caricamento dei bagagli. Come sempre, a pagarne, fummo noi.

A quel tempo non ci feci caso, ormai avevo deciso di congedarmi, ma voglio ricordare a tutti che i soldi che spende l’Esercito sono i soldi di noi contribuenti.

And I personally demand that my money, the money taken from me in taxes, is well spent, not given away.

But evidently there was something that did not work in high military circles. That, if you understood it correctly, was the reason that led me to take leave and separate from my beloved Brigata Folgore. It was like leaving a woman you love. It was painful, but from my point of view, inevitable. I had no desire to be made a fool of by the officers of the General Staff's Commissariat, who sit on a leather armchair and with a belly touching their desks deal, for example, with a soldier's equipment when they have never been soldiers. The Italian army until 2002 had a supply of cabaret gibernets. And many, many, other things. A mountain of money is being spent on defence, but in the wrong way. Crappy ships, civilian flights with incomplete services, unsuitable generators, carnivalesque equipment.

Today, according to my friends who are still in service, many things have changed (for the better). I hope things will improve further in the future.

4 febbraio 2002, l’arrivo a Siena e l’ultimo mese da militare

Arriving in Siena around 22 of 4 February 2002 we returned weapons and magazines. The mission was truly over.

Una missione termina quando l’ultima arma rientra in armeria.

We cleaned our weapons, recounted the 210 rounds of our shots one by one and handed them back.

In Siena we found a surprise, actually two: military women and radiators!

Entrambe una novità. Le donne erano appena state abilitate nell’Esercito, quattro nella nostra compagnia, ma la novità più eclatante erano i termosifoni.

22 marzo 2002: l’ultima notte al Barone Rosso con gli altri Condor. Sono il primo a sinistra.

And yes, you guessed it, the troop in Siena for dozens of years lived and stayed in glacial environments.

Too bad, though, that I had to take my leave, no women, and, above all, no radiators.

The day 5 February uscii, per l’ultima volta, con una ragazza di Siena, congedandomi anche dalle amabili bellezze locali…

I went on leave on 6 February, 40 giorni. Visto che dovevo andarmene dovevo usufruire di tutti i giorni rimasti e le ore di recupero che avevo accumulato. Rientrai però dopo una settimana per una mezza giornata, dovevo ritirare il “mio” VM al porto di Livorno e portarlo alla Caserma Bandini, sede del 186° Reggimento. Potevo tranquillamente rifiutarmi, ma volevo contribuire alla causa Paracadutista fino alla fine.

A few days before my return to barracks, news broke the hearts of the entire Regiment, and the 13th in particular: Simone Trudu, 22 years old, Lance Corporal from my scaglione, same course at Cesano and Pisa, 5 brevet numbers after me, a comrade in blood and sweat in the 13th Condor Parachutists lost his life in a car accident near his home in Sardinia, near Oristano. I was very close to Simone, we often went out together in our free time, in the early days he always came to my house at the weekend, as it was impossible for him to go home easily living in Sardinia. I want to remember him as a Valorous Soldier, Proud Parachutist and Great Friend.

Returning on 15 March, then on the day 23 salutai i ragazzi e i Comandanti, consegnai l’equipaggiamento al magazzino di Compagnia e il tesserino militare in maggiorità.

I had returned, after three years, a civilian.

I felt as light as a feather, but in time I discovered that the values I had encountered within the walls of that barracks were not there outside. They didn't exist at all. They were exclusive to the Parachutist family. I found myself overwhelmed by what I had lost: an adventurous life, the jumps, the patrols, the rallies, the missions, the morning run, the speeches of our Commanders, the outings to Siena to the Barone Rosso and the Irish Pub, the girls of Siena. Suddenly none of that. It was a tremendous shock that I only recently recognised.

For a few years I kept in touch with the whole company, then I broke away due to work commitments, today the power of the web and social networks in particular have allowed me to reconnect and catch up with everyone and sometimes even see each other.

Nonostante gli anni passino, i ricordi restano indelebili e il ricordo di quegli anni vissuti con il batticuore e l’emozione ogni mattina quando urlavo insieme ad altri 600 Paracadutisti “FOLGORE!!!!”, rimarrà per sempre dentro di me.

Con Stima e Gratitudine, orgoglioso e fiero di aver servito l’Italia in Armi nei Vostri Ranghi

Alessandro Generotti, Lance Corporal Parachutist on Leave 186-V-XIII

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