"Joint Stars 2026 apre un ciclo diverso, finalizzato a testare la nostra capacità di eseguire il Piano militare di difesa nazionale contemporaneamente all'attivazione dei piani Nato, valutandone la sostenibilità e la sincronizzazione".
Non si tratta soltanto di calcolare il supporto logistico o la prontezza operativa delle forze sul campo. La Joint Stars 2026 ha messo al centro del proprio impianto addestrativo il contrasto alle minacce ibride e, in particolare, alla dimensione cognitiva.
La guerra cognitiva e il ruolo del 28° Reggimento "Pavia"
Nel corso del briefing tenutosi all'aeroporto militare "Francesco Baracca" di Centocelle, il Comandante del COVI, Generale di Corpo d'Armata Giovanni Maria Iannucci, unitamente al Vice Comandante, Ammiraglio di Squadra Gianfranco Annunziata, e al Capo Reparto Pianificazione ed Esercitazioni, Generale di Divisione Nicola Piasente, ha tracciato il quadro di una conflittualità che si combatte sempre più sul piano delle informazioni e dell'opinione pubblica.
A riprova della centralità assunta dal dominio cognitivo, per la prima volta è stato coinvolto nel processo decisionale dell'esercitazione anche il 28° Reggimento "Pavia" di Pesaro, l'unico reparto specializzato delle Forze Armate deputato alle comunicazioni operative, alle Info Ops e alle PsyOps.
Gli scenari addestrativi hanno visto la simulazione di campagne di disinformazione e attacchi cognitivi lanciati attraverso bot, profili virtuali e piattaforme social appositamente ricreate. In questo contesto, anche gli influencer possono trasformarsi in strumenti di pressione o minaccia, dimostrando come l'approccio alla sicurezza non possa più essere una prerogativa esclusivamente militare, ma richieda un'azione integrata con tutte le componenti dello Stato.
Il Gen. Iannucci ha evidenziato la complessità nel gestire la cosiddetta "zona grigia", una fase di pre-crisi caratterizzata da minacce sotto-soglia non facilmente attribuibili:
"Non si tratta di capire quanto siamo bravi, ma in cosa dobbiamo migliorare. Troviamo la pistola fumante di una guerra cognitiva non è semplice e non sempre disponiamo degli strumenti per rispondere in modo adeguato. Abbiamo gli strumenti per rispondere, ma non significa che siamo del tutto a posto: viviamo in un mondo datacentrico, la cui condivisione rapida è essenziale ma genera vulnerabilità".
L'obiettivo è garantire che le informazioni elaborate vengano messe a disposizione del potere politico e decisionale – a partire dal Presidenza del Consiglio – in modo chiaro e tempestivo. Un passaggio cruciale, considerando che nella Joint Stars 2026 ben il 16% delle attivazioni (78 eventi pianificati) è stato dedicato proprio alla guerra cognitiva.
Dalla fase per Posti Comando (CPX) alla fase LIVEX
L'esercitazione si sviluppa lungo un ciclo ben definito:
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Command Post Exercise (CPX): Fase appena conclusa, basata su simulazioni e attività di comando e controllo, che ha visto l'impiego di circa 1.000 partecipanti tra personale militare ed enti civili.
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Live Exercise (LIVEX): In programma tra novembre e dicembre 2026, coinvolgerà sul campo oltre 6.500 militari per verificare concretamente la prontezza operativa degli assetti.
Un approccio interagenzia completo
La pianificazione della Joint Stars 2026 ha visto una cooperazione tra le componenti della Difesa e le istituzioni civili dello Stato:
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Forze Armate e di Polizia: Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza.
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Enti Civili e di Sicurezza: Vigili del Fuoco, Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, Protezione Civile, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
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Comandi di Dominio Specializzato: Comandi per le Operazioni Spaziali (COS), per le Operazioni in Rete (COR) e per le Forze Speciali (COFS).
Alla fine del biennio 2026-2027, le risultanze della Joint Stars serviranno a guidare una revisione approfondita del Piano Militare di Difesa Nazionale, assicurando che lo strumento militare sia pronto ad affrontare sia la difesa collettiva della NATO sia le sfide ibride dirette alla sicurezza della Repubblica.
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