Le Forze Speciali italiane stanno vivendo una fase di trasformazione profonda. Mentre il ritorno della guerra convenzionale e l’irruzione massiccia di nuove tecnologie – droni, sistemi autonomi, cyber – cambiano il volto dei conflitti, Roma sta ridisegnando il ruolo e l’architettura di questo comparto.
A tratteggiare la nuova cornice è il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, che ha avviato – su indirizzo e sotto la supervisione del ministro della Difesa Guido Crosetto – un processo di revisione urgente del comparto Forze Speciali.
Nonostante nei teatri ad alta intensità di oggi – dall’Ucraina al Medio Oriente – l’attenzione sia polarizzata su carri armati, artiglierie e sciami di droni, per Portolano il ruolo delle Forze Speciali è tutt’altro che ridimensionato.
Le FS non sono, sottolinea, “fanteria d’élite” da mandare in prima linea, come fatto con esiti disastrosi dalla Russia nelle fasi iniziali del conflitto ucraino. Sono piuttosto uno strumento “chirurgico”, pensato per azioni ad altissimo impatto strategico con un numero ridotto di operatori.
In questo quadro rientrano operazioni di sabotaggio contro nodi critici, ricognizione strategica oltre la linea di contatto, apertura di corridoi per contrastare bolle A2/AD, designazione di obiettivi di alto valore, inserzione clandestina di sensori e raccolta/esfiltrazione di dati sensibili.
L’apparente invisibilità, quindi, è coerente con la loro natura: discreta, selettiva, non di massa, ma capace di agire da autentico moltiplicatore di forza per l’intero strumento militare.
Per loro missione e cultura interna, le Forze Speciali sono abituate a vivere nel cambiamento. L’adattamento, ricorda Portolano, non è una sfida, ma «parte del DNA» di queste unità: selezione mirata sull’agilità mentale, catena di comando corta, abitudine a sperimentare prima degli altri.
Oggi questo processo si traduce in una trasformazione multidimensionale. Accanto agli incursori entrano stabilmente figure nuove: operatori cyber, specialisti di operazioni psicologiche (PSYOPS), esperti in gestione dell’informazione, che lavorano gomito a gomito con i distaccamenti operativi.
Sul piano tecnico-tattico, le FS stanno integrando in modo sistematico:
Un altro fronte chiave è l’auto-sostenibilità tecnologica: grazie a capacità di stampa 3D e micro-manifattura, i reparti possono prototipare, adattare e riparare equipaggiamenti in tempi ridottissimi, riducendo la dipendenza dalla logistica tradizionale e aumentando la resilienza operativa.
In parallelo, la formazione degli incursori è sempre più orientata a operazioni di livello strategico: capacità di agire in isolamento estremo, cooperazione stretta con gli assetti di intelligence, padronanza di scenari multi-dominio in cui la linea tra guerra e pace è sempre più sfumata.
Negli ultimi vent’anni le Forze Speciali italiane si sono affermate come eccellenza riconosciuta nei principali teatri di crisi, dal Medio Oriente all’Africa. E non si tratta di una storia chiusa.
Le operazioni di evacuazione dall’Afghanistan nel 2021 e dal Sudan nel 2023 sono solo gli esempi più visibili di un impegno quotidiano, spesso lontano dai riflettori, in tutti i contesti dove l’Italia mantiene una presenza militare o un interesse strategico.
Oggi lo sguardo si sposta su due direttrici:
Per rispondere a queste sfide, le FS stanno aggiornando dottrine, sperimentando nuove procedure multi-dominio e integrando tecnologie dirompenti. È in questo quadro che si inserisce la riforma di comparto avviata da Portolano.
La revisione in corso si articola su due livelli temporali.
Nel breve periodo sono previste “misure di prontezza”, che includono:
Sul medio periodo, il comparto FS potrà contare su abilitanti operativi e logistici assegnati in modo più diretto:
Le singole Forze Armate continueranno comunque a mantenere un ruolo centrale: dalla selezione e afflusso di personale idoneo, al supporto logistico per le piattaforme di dominio, fino alla condivisione di esperienze e lesson learned.
Sono allo studio anche nuovi percorsi di selezione e formazione: potenziamento degli iter addestrativi, programmi di specializzazione avanzata, cooperazione rafforzata con Paesi partner e Alleati, in modo da ampliare il ventaglio di capacità senza sacrificare la qualità, nel rispetto degli impegni NATO e della tutela diretta degli interessi nazionali nelle crisi “sotto soglia”.
Elemento cardine è la linea di comando diretta: la possibilità di passare dall’individuazione di un’esigenza strategica alla proiezione di forze altamente specializzate nell’arco di poche ore. Il tutto accompagnato da un adeguamento normativo che garantisca piena legittimità, trasparenza e sostenibilità della trasformazione.
L’evoluzione del comparto Forze Speciali, che raccoglie l’eredità del COFS istituito nel 2004, rappresenta per Portolano un ulteriore salto di qualità.
I vantaggi attesi sono molteplici:
Il risultato atteso è una forza speciale più agile, efficiente e tecnologicamente avanzata, in grado di operare con efficacia sia sotto la soglia del conflitto sia in scenari ad alta intensità, rafforzando la sicurezza del Paese e il suo prestigio internazionale.
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