I plotoni fucilieri di oggi non entrano in contatto solo “quando vedono il nemico”, ma spesso quando vengono rilevati o quando rilevano: un drone a bassa quota, una traccia termica, un’emissione radio, un disturbo nello spettro. Per questo le forze armate stanno spostando capacità prima riservate a reparti specialistici (ricognizione aerea, sorveglianza, guerra elettronica) sempre più in basso, fino al livello di plotone e compagnia. Due storie lo mostrano bene: il 2nd Marine Regiment che durante una Combat Readiness Evaluation (23 ottobre–7 novembre 2025) sperimenta sUAS e strumenti per operare nell’ambiente elettromagnetico; e l’U.S. Army che porta l’electronic warfare nello zaino con il TLS-BCT Manpack, lasciando ai reparti la libertà di inventare nuovi impieghi sul campo.
Nei Marines il punto non è “avere droni”, ma farli diventare parte del modo di muoversi dei plotoni fucilieri: piccoli UAS usati per schermare rotte, osservare prima di entrare, ridurre l’incertezza prima della manovra. Nell’Army la stessa logica si applica allo spettro: il TLS-Manpack nasce per dare ai plotoni fucilieri la capacità di rilevare segnali, localizzarli e (in alcune configurazioni) disturbarli. In entrambi i casi, l’innovazione scende di livello: non rimane in mano a pochi specialisti o a piattaforme grandi, ma diventa tattica e quotidiana.
L’uso di sUAS risponde a una realtà semplice: la minaccia può essere nascosta, mobile, e soprattutto può colpire prima di essere vista. Il video in diretta e l’osservazione termica permettono ai plotoni fucilieri by identificare possibili posizioni avversarie e scegliere tempi e direzioni più sicure. Il TLS-Manpack risponde allo stesso scenario, ma nel dominio elettromagnetico: molti droni e sistemi dipendono da collegamenti radio, e la possibilità di scoprire “chi trasmette” e da dove può trasformarsi in protezione immediata o in opportunità di neutralizzazione per unità che si muovono a piedi.
Queste tecnologie non sono pensate come “un oggetto unico” che funziona sempre allo stesso modo. I droni leggeri sono portatili, impiegabili rapidamente, integrabili nel lavoro dei plotoni fucilieri durante pattuglie e infiltrazioni; diventano un sensore che si accende e si spegne secondo il ritmo della manovra. Il TLS-Manpack è concepito come kit riconfigurabile: può variare in peso, autonomia e funzioni, e proprio questa flessibilità ha spinto i reparti a sperimentare soluzioni creative, come l’impiego da piattaforme elevate per aumentare la copertura. La parola chiave è adattamento, non standardizzazione rigida.
Il punto di contatto più forte è il metodo. La valutazione dei Marines non è solo un esame, ma un banco di prova in cui si verifica cosa succede quando nuove tecnologie entrano davvero nelle procedure operative dei plotoni fucilieri. Nell’Army l’approccio è simile: consegnare capacità a reparti operativi, osservare come vengono usate, raccogliere feedback e aggiornare rapidamente tattiche e software. In un ambiente dove le contromisure evolvono in settimane, non basta introdurre un sistema: bisogna costruire un ciclo continuo di apprendimento e aggiornamento.
Ogni vantaggio porta un costo. Nei Marines emerge chiaramente: più tecnologia significa carichi più pesanti, maggiore affaticamento, e soprattutto più difficoltà a restare non rilevabili. Per i plotoni fucilieri, la tecnologia può aumentare la traccia (elettromagnetica, termica, visiva) e rendere più complesso il mantenimento della furtività. Nel caso del TLS-Manpack, la questione dimensioni–peso–energia è strutturale: il sistema deve essere abbastanza leggero e gestibile da stare al margine tattico senza spezzare la mobilità. Il futuro non è solo aggiungere dispositivi, ma imparare a gestirne gli effetti collaterali.
Sia nei Marines sia nell’Army i leader insistono su un principio: la tecnologia non sostituisce i fondamentali. “Sparare, muovere, comunicare” resta la base. Ma intorno a quella base cambia tutto: aumenta la velocità con cui arrivano informazioni, aumenta la probabilità di operare con comunicazioni degradate, aumenta la necessità di scegliere in pochi secondi. Per questo cresce il valore della decisione decentralizzata: nei plotoni fucilieri squadre e comandanti subalterni devono saper agire anche quando la rete non regge, usando sensori e strumenti come moltiplicatori, non come stampelle.
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