L’ammiraglio Alvin Holsey, comandante del Southern Command con giurisdizione su America Centrale, Sud America e Caraibi, ha annunciato le dimissioni a fine anno, meno di dodici mesi dopo la nomina. La decisione arriva durante l’escalation delle operazioni contro il narcotraffico nel Mar dei Caraibi, ordinate dall’amministrazione Trump.
Secondo fonti del Pentagono, Holsey avrebbe espresso dubbi sulla legalità delle missioni che dal settembre scorso hanno colpito imbarcazioni venezuelane, uccidendo 27 persone. Le operazioni sarebbero state gestite direttamente dalla Casa Bianca, aggirando la catena di comando. “Un segnale allarmante di instabilità”, ha commentato il senatore Jack Reed, presidente democratico della Commissione Forze Armate del Senato.
Le dimissioni di Holsey si inseriscono in un ricambio senza precedenti: oltre una dozzina di generali e ammiragli sono stati licenziati o si sono dimessi da gennaio 2025. Tra loro il generale Charles Q. Brown Jr., l’ammiraglio Lisa Franchetti e la viceammiraglio Shoshana Chatfield. Molti degli ufficiali rimossi sono donne o appartenenti a minoranze, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avviato una trasformazione radicale: abolizione dei programmi di diversità, ritorno agli “standard fisici maschili” e tagli del 20% ai generali a quattro stelle.
Cinque ex segretari alla Difesa, da Perry a Mattis, hanno scritto al Congresso denunciando la politicizzazione delle Forze Armate. Il rischio, sottolineano gli analisti, è che il Pentagono perda il suo ruolo di freno istituzionale nelle decisioni di politica estera, sostituito da una leadership selezionata per lealtà politica più che per competenza.
Finora i vertici militari hanno rappresentato una voce di prudenza su temi come Ucraina e Taiwan, ma una dirigenza timorosa di contraddire la Casa Bianca potrebbe indebolire quella cautela. Le dimissioni di Holsey appaiono dunque come il simbolo di un Pentagono rimodellato su criteri politici, dove il dissenso professionale rischia di essere punito.
La vera prova arriverà alla prima crisi internazionale: solo allora si capirà se questo “nuovo Pentagono” sarà davvero più efficiente — o semplicemente più obbediente.
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