L’Esercito degli Stati Uniti ha annunciato una profonda riorganizzazione delle proprie forze aviotrasportate, che comporterà la fine del pagamento della jump pay per circa 22.000 militari paracadutisti a partire dall’anno fiscale 2026. La decisione, comunicata ai reparti il 30 luglio 2025, punta a ridisegnare la struttura airborne, garantendo l’indennità solo a coloro che operano in prima linea.
Secondo quanto riferito, le posizioni interessate verranno ricodificate: l’esperienza paracadutista rimarrà un requisito, ma non sarà più autorizzata la retribuzione aggiuntiva di 150 dollari mensili. I soldati potranno comunque frequentare la scuola di paracadutismo, senza però l’obbligo di mantenere attive le qualifiche né di partecipare regolarmente alle operazioni di lancio.
Il Generale di Corpo d’Armata Gregory Anderson, comandante del XVIII Airborne Corps, ha spiegato che la decisione nasce da precise difficoltà logistiche. In un’intervista rilasciata ad aprile al podcast From the Green Notebook, il generale ha sottolineato i limiti dovuti alla scarsità di velivoli disponibili e alle problematiche legate al personale, in particolare riggers e jumpmasters.
“Stiamo cercando di sostenere una struttura di 56.000 unità con risorse che vanno riducendosi. Così facendo le stiamo disperdendo e rischiamo di minare i nostri stessi obiettivi di prontezza operativa,” ha dichiarato Anderson.
L’Esercito ha incrementato di oltre 13.000 unità le proprie forze aviotrasportate dal 2002, arrivando fino alla riattivazione della 11th Airborne Division, con focus sull’Artico, nel 2022. Ma la crescita della forza airborne non è stata accompagnata da risorse proporzionate.
La maggior parte delle posizioni che perderanno l’indennità si trova nei reparti di supporto e nei comandi, mentre verranno salvaguardati i benefit per i soldati destinati al combattimento diretto.
“Non si tratta di soldi in senso stretto,” ha chiarito Anderson. “È una questione di priorità: chi deve saltare in un’area di lancio contestata e combattere fin da subito deve avere il massimo livello di prontezza.”
Il provvedimento, se da un lato riduce la platea dei beneficiari, dall’altro aumenta le indennità per i paracadutisti effettivi. Come annunciato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth lo scorso maggio, la jump pay passerà da 150 a 200 dollari mensili. Inoltre, i jumpmasters riceveranno un bonus aggiuntivo di 150 dollari, portando l’indennità totale a 350 dollari al mese.
Secondo le prime stime riportate in aprile da Army Times, i posti colpiti sarebbero stati meno di 20.000, ma le cifre aggiornate parlano oggi di circa 22.000 posizioni riclassificate. L’Esercito non ha fornito ulteriori chiarimenti sui numeri, ma ha invitato i militari interessati a rivolgersi alla propria catena di comando per informazioni sullo status.
La misura riflette un compromesso: ridurre i costi e concentrare risorse dove l’addestramento paracadutista resta essenziale per la missione, senza disperdere risorse in incarichi di staff e supporto. In un contesto di riduzione dei mezzi a disposizione, l’Esercito USA punta così a garantire il massimo livello di prontezza per chi sarà davvero chiamato a combattere da subito in scenari operativi complessi.
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