Nelle città italiane, da oltre 15 anni, i militari dell’Esercito pattugliano le strade nell’ambito dell’operazione "Safe Roads, a dispositivo di sicurezza che vede i soldati affiancare polizia e carabinieri nella vigilanza di obiettivi sensibili, stazioni, ambasciate e centri urbani. Un’attività delicata, spesso svolta a contatto diretto con i cittadini.
Ma un interrogativo si fa strada: quando i militari di Strade Sicure potranno disporre del Taser?
Oggi, infatti, i soldati impegnati nell’operazione girano con un’arma da guerra, il fucile d’assalto Beretta ARX-160 camerato per il calibro 5,56×45 mm NATO, progettato per i teatri operativi e non certo per le strade delle nostre città.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto con decisione sulle polemiche seguite ai recenti casi di Olbia e Genova, dove due persone sono morte dopo essere state colpite dal Taser.
«Chi, in maniera ideologica, critica l’utilizzo del Taser deve tener presente che si tratta di uno strumento imprescindibile fornito agli agenti proprio per evitare l’utilizzo di armi da fuoco», ha dichiarato Piantedosi, ribadendo che la sicurezza dei cittadini resta «il primo obiettivo da perseguire».
Le regole d’ingaggio sono chiare: la pistola elettrica va impiegata soltanto contro soggetti violenti e pericolosi.
Dal 2018 il Taser è entrato gradualmente nell’equipaggiamento di polizia, carabinieri e Guardia di finanza. Nel 2022 è stato esteso anche ad alcune polizie locali. Oggi, in Italia, ne circolano circa 5.000.
Anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha invitato a leggere gli episodi con equilibrio: «Questa vicinanza degli eventi chiaramente mette in allarme, ma va ricondotto tutto a un approccio scientifico, ai dati e alle sperimentazioni, senza farsi prendere dal populismo né da una parte né dall’altra».
Il centrodestra si è schierato compatto a sostegno delle forze dell’ordine. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, ha sottolineato come il Taser sia stato introdotto per «evitare l’uso delle armi tradizionali» e ha criticato la magistratura, invitandola a operare con maggiore «cautela e responsabilità».
Proprio mentre si discute di pistole elettriche nelle mani di poliziotti e carabinieri, resta inevasa una domanda: perché ai militari non viene data la stessa possibilità?
Il paradosso è evidente. Nelle strade delle nostre città i soldati pattugliano armati con fucili d’assalto, progettati per scenari bellici, con gittata massima di circa 3000m, e un proiettile con elevate capacità di rimabalzo, mentre agli operatori delle forze di polizia viene affidato un dispositivo considerato “meno letale” come il Taser.
Il problema non è solo simbolico, ma operativo. In caso di intervento su un soggetto aggressivo o fuori controllo, i militari di Strade Sicure non dispongono di strumenti intermedi: hanno con sé solo il fucile e la pistola d’ordinanza. Un ventaglio di possibilità ridotto, che rischia di generare incomprensioni e criticità sul piano della gestione dell’ordine pubblico.
L’estensione del Taser anche ai militari impegnati in Strade Sicure potrebbe costituire una soluzione equilibrata: da un lato ridurrebbe l’impatto psicologico di vedere soldati con armi da guerra davanti a stazioni e scuole, dall’altro fornirebbe loro uno strumento utile per gestire situazioni di conflitto senza ricorrere alle armi letali.
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