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Sopra e sotto il mare: perché la Marina Militare è già “schierata” nel nuovo duello dei mari

Il sequestro della petroliera Marinera da parte degli Stati Uniti (7 gennaio 2026) è solo l’episodio più visibile di una competizione marittima che ormai va ben oltre il barile di greggio: riguarda sanzioni aggirate, traffici d’armi, attacchi con droni e missili contro il naviglio civile, ma anche – e soprattutto – la parte meno fotografabile del confronto, quella sottomarina, dove passano cavi, dati, energia e dove si possono condurre azioni “grigie” difficili da attribuire.

È lo scenario descritto anche nell’analisi di Guido Olimpio sul Corriere: un “duello sui mari” fatto di flotte ombra, interdizioni, sabotaggi e cavi tranciati, in cui la dimensione marittima coinvolge grandi marine ma permette anche a soggetti meno strutturati (come gli Houthi in Mar Rosso) di colpire rotte globali.

In questo contesto, la domanda non è se l’Italia debba “tornare” al mare: ci è già. E la Navy  sta costruendo una risposta coerente a minacce sopra e sotto la superficie, combinando presenza operativa, piattaforme multiruolo e un’accelerazione sulla “dimensione subacquea”.

Sopra e sotto il mare: perché la Marina Militare è già “schierata” nel nuovo duello dei mari

La minaccia “sopra il mare”: navi opache, droni, interdizioni e scorte

1) Shadow fleet e traffici: serve controllo, identificazione, abbordaggio

Le “flotte ombra” sfruttano bandiere, società di comodo, spegnimenti/spoofing dei transponder, trasbordi nave-a-nave e rotte periferiche. È un gioco di persistenza (essere sul posto), riconoscimento (capire chi è chi) e azione legale/operativa (ispezioni, sequestri, scorte).

Qui la Marina opera su due leve:

  • Sorveglianza marittima: il pattugliatore marittimo P-72A è pensato proprio per localizzare e tracciare contatti in mare integrando radar, sensori elettro-ottici/IR, sistemi ESM e AIS.
  • Unità multiruolo da presenza e scorta: i PPA (Pattugliatori Polivalenti d’Altura) nascono per sorvegliare e controllare spazi marittimi d’interesse, vigilare attività economiche e concorrere alla scorta di gruppi navali e mercantili; sono piattaforme “elastiche”, utili tanto nel pattugliamento quanto in cornici di sicurezza più tese.

2) Il caso Mar Rosso: minaccia aerea “povera” ma letale

Gli attacchi contro il traffico commerciale in Mar Rosso hanno dimostrato che anche attori non statuali possono imporre costi enormi con mezzi relativamente economici (droni, missili, barchini, intelligence “da social”). E la risposta più concreta è la difesa ravvicinata e la scorta, in mare aperto, per giorni e settimane.

In questo campo la Marina è già in prima linea con:

  • Operazione UE ASPIDES, nata per proteggere la libertà di navigazione in un’area vastissima (Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico). L’Italia ha assunto anche ruoli di comando tattico e la missione è stata prorogata fino a fine febbraio 2026.
  • Rotazioni di unità (es. rientro Nave Caio Duilio e avvicendamento con altre navi), segno di un dispositivo sostenuto nel tempo.
Sopra e sotto il mare: perché la Marina Militare è già “schierata” nel nuovo duello dei mari

La minaccia “sotto il mare”: cavi, condotte, droni subacquei e sabotaggi “attribuibili a nessuno”

Se sopra la superficie il mondo vede, filma e commenta, sotto la regola è opposta: pochi sensori, grande profondità, incertezza sull’attribuzione. Proprio per questo la dimensione subacquea è diventata un terreno ideale per pressioni e intimidazioni senza dichiarazione di guerra.

La stessa Marina Militare descrive l’aumento di rischi contro infrastrutture critiche (linee energetiche, cavi di comunicazione, piattaforme), in parallelo alla proliferazione di sistemi robotici e droni subacquei sempre più accessibili.
E Rivista Marittima evidenzia la necessità di monitorare e salvaguardare con continuità infrastrutture sui fondali come cavi, oleodotti e gasdotti.

Sopra e sotto il mare: perché la Marina Militare è già “schierata” nel nuovo duello dei mari

1) Il “guardiano” subacqueo: sensori, mappatura, intervento

La risposta non è una singola nave “anti-cavo tranciato”, è una catena completa:

  • Conoscenza dell’ambiente (fondali, correnti, batimetria, anomalie);
  • Sorveglianza (sensori navali e aerei + reti e sistemi dedicati);
  • Reazione (ispezione, messa in sicurezza, bonifica, ripristino).

Su questo la Marina sta spingendo su più fronti:

  • Sviluppo della Dimensione Subacquea come pilastro operativo e industriale, con un approccio di sistema.
  • Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS): anche da bandi e iniziative emerge l’interesse verso tecnologie come “cavi subacquei intelligenti” per il monitoraggio marino e strumenti per navigazione/posizionamento di precisione in ambiente underwater.

2) La componente “hard”: sottomarini, antisom e forze subacquee

Quando la minaccia è un sottomarino avversario, un drone subacqueo o un sabotaggio sul fondale, servono capacità specialistiche:

  • Sommergibili: la Marina sta evolvendo la linea con i U212 Near Future Submarine (NFS), presentati come forte salto in termini di impianti e concetti operativi rispetto alla classe precedente.
  • Guerra antisommergibile (ASW): sulle fregate FREMM, l’architettura sonar è un elemento chiave (sonar nel bulbo, sonar ad alta frequenza con capacità di individuazione mine, telefono subacqueo), cioè strumenti pensati per “sentire” e capire ciò che avviene sotto.
  • COMSUBIN: per l’ultima miglia – ispezioni, bonifica, interventi subacquei complessi e operazioni speciali – la Marina dispone di un comando dedicato con Gruppo Operativo Incursori e Gruppo Operativo Subacquei (palombari). È esattamente il tipo di capacità che serve quando la minaccia non è un bersaglio “da radar”, ma un’anomalia su un fondale o un’intrusione su un’infrastruttura.
Sopra e sotto il mare: perché la Marina Militare è già “schierata” nel nuovo duello dei mari

Conclusione: il mare come “infrastruttura” e come campo di battaglia

Il punto che lega petroliere sequestrate, cargo con armi, droni lanciati dalla costa e cavi tranciati è semplice: il mare è diventato un’infrastruttura globale, non solo una via di passaggio. Chi controlla rotte, choke point, fondali e dati, controlla pezzi di economia e sicurezza nazionale.

La Marina Militare si sta posizionando su questa linea di faglia con una logica moderna: sorvegliare, scortare, difendere sopra la superficie; monitorare, dissuadere, intervenire sotto la superficie; e farlo in coalizione, perché nessuno Stato europeo può coprire da solo un dominio così vasto e così “opaco”.

Source: https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_07/dalle-armi-ai-cavi-tranciati-perche-il-duello-sui-mari-non-riguarda-solo-il-petrolio-e8c8223b-732c-40cf-bccd-dc8c6cb2bxlk.shtml

Condoralex

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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