La Royal Navy è a un passo dal debutto in volo del suo primo elicottero a grandezza naturale senza equipaggio. Si chiama Proteus, è stato sviluppato da Leonardo a Yeovil e ha appena concluso con successo le prove a terra: motori accesi, rotori in movimento e sistemi completamente operativi.
Proteus non è un semplice drone: ha le dimensioni di un elicottero tradizionale, ma vola senza pilota a bordo, guidato da un operatore che assegna la missione e ne controlla i parametri entro rigorosi limiti di sicurezza. Pensato per operare da navi e basi costiere, nasce come dimostratore tecnologico per un futuro “ibrido” dell’aviazione navale, in cui velivoli con e senza equipaggio lavoreranno insieme.
La prima missione di riferimento è la lotta antisommergibile: Proteus potrà lanciare sonoboe, scandagliare grandi porzioni di mare, analizzare i segnali acustici dei sottomarini e inviare in tempo reale i dati al comando, liberando gli elicotteri con equipaggio dalle fasi più lunghe e ripetitive della caccia.
Dietro Proteus c’è la tecnologia di Leonardo, gruppo a forte radice industriale italiana, che da anni investe negli elicotteri senza pilota. Prima del dimostratore britannico, la stessa azienda ha sviluppato due piattaforme chiave: AWHero e SW-4 Solo.
AWHero è un elicottero-drone da circa 200 kg, già certificato in Italia, pensato per la sorveglianza marittima e costiera: può imbarcare radar, sensori elettro-ottici e apparati di comunicazione, e decollare automaticamente dalle navi anche con mare formato. È il candidato naturale per equipaggiare le nuove unità della Navy , che ha avviato un programma per dotarsi di droni imbarcati.
The SW-4 Solo, invece, è un elicottero “optionally piloted”: può volare sia con sia senza pilota. Ha funzionato da vero e proprio laboratorio volante, sperimentando procedure, software e integrazione nei cieli italiani ed europei. Molte delle soluzioni testate su queste piattaforme sono confluite nelle architetture avanzate di Proteus.
Proteus non segna solo un passo avanti per Londra, ma indica una tendenza globale: spostare una parte delle missioni più lunghe, rischiose o logoranti su piattaforme senza equipaggio, mantenendo gli elicotteri pilotati per le fasi più delicate e l’ingaggio finale.
L’Italia, con la Navy e l’industria nazionale, si muove in una direzione simile. I programmi su AWHero, l’esperienza su SW-4 Solo e la partecipazione ai progetti europei sugli unmanned mettono già oggi il Paese in una posizione di rilievo. Non esiste ancora un “Proteus italiano” nella stessa classe di peso, ma le competenze per svilupparlo – dalle cellule agli algoritmi di autonomia – sono già sul tavolo.
In prospettiva, l’evoluzione naturale sarà la creazione di una vera “ala aerea ibrida” anche sulle navi italiane: elicotteri tradizionali, droni navali e, domani, forse un elicottero senza pilota di dimensioni maggiori, erede diretto delle tecnologie che oggi fanno volare Proteus nei cieli del Regno Unito.
Source: https://www.royalnavy.mod.uk/news/2025/december/02/20251202-proteus-ground-running
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