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Mondiali 2026: il Pentagono pianifica Comando e Controllo integrato C/Droni

Il Dipartimento della Difesa statunitense sta accelerando su un obiettivo che, fino a poco tempo fa, sembrava quasi irrealistico: far parlare la stessa lingua a tutti i sistemi di contrasto ai droni (counter-UAS, o cUAS) usati da basi militari e agenzie federali. In pratica, creare un’unica architettura di comando e controllo (C2) capace di “orchestrare” sensori ed effettori di produttori diversi, acquistabili tramite un marketplace digitale governativo. L’idea è ridurre frammentazione, tempi di schieramento e costi di licenza, e soprattutto migliorare la condivisione del “quadro minaccia” tra installazioni e autorità.

Perché adesso: droni piccoli, tanti, e difficili da gestire in modo coordinato

Il punto di partenza è semplice: i droni leggeri sono sempre più diffusi e accessibili, e di conseguenza più plausibili in scenari che vanno dal sabotaggio alle intrusioni su infrastrutture critiche fino alle minacce durante grandi eventi pubblici. Da qui la necessità di una difesa “a strati”, dove rilevare, identificare, tracciare e neutralizzare non sia un mosaico di sistemi separati, ma un processo integrato e interoperabile. La Joint Interagency Task Force 401 (JIATF-401) – task force a guida Esercito – descrive proprio questo: una rete che integri sensori, “effettori” (anche non cinetici) e sistemi di mission command in un quadro reattivo e condiviso.

Mondiali 2026: il Pentagono pianifica Comando e Controllo integrato C/Drone

La JIATF-401 sta cercando “un solo” sistema di C2 in grado di far funzionare e coordinare qualsiasi componente cUAS acquistabile sul marketplace. Il motivo non è solo tecnico: condividere software e dati tra più installazioni costa, perché spesso richiede licenze ampie e onerose. Il direttore della task force, Brig. Gen. Matt Ross, ha parlato di un obiettivo ambizioso: far sì che “ogni nuova capacità” possa collegarsi subito a un framework C2 comune, con una spinta a chiudere passi decisivi in circa 90 giorni, nonostante un’“enterprise license” di norma richieda molto più tempo.

In parallelo, la task force sta:

  • testando e valutando componenti e soluzioni cUAS da rendere acquistabili tramite marketplace;
  • standardizzando la formazione tra DoD, Department of Homeland Security (DHS) e FBI, così che operatori diversi usino procedure e strumenti coerenti.

Il banco di prova: sicurezza del Mondiale 2026 (e oltre)

Un’accelerazione concreta arriva dal calendario: il Mondiale FIFA 2026 negli Stati Uniti (con partite in città come New York, Los Angeles, Houston e altre) richiede una postura anti-drone credibile e coordinata. Defense One segnala che l’FBI, attraverso il National Counter-UAS Center, sta preparando le forze dell’ordine proprio in vista del torneo, e che la JIATF-401 lavora con le agenzie federali per assicurare consapevolezza della minaccia, accesso alle capacità cUAS e comprensione dei limiti operativi dei sistemi.

Qui emerge anche un nodo operativo: la task force si concentra soprattutto sui droni sotto le 55 libbre (circa 25 kg), ossia quelli più probabili sopra aree urbane e raduni affollati. L’idea è evitare risposte sproporzionate (ad esempio missili) e puntare su soluzioni a basso danno collaterale.

Mondiali 2026: il Pentagono pianifica Comando e Controllo integrato C/Drone

Il tema chiave non è solo “abbattere” un drone, ma vederlo prima e condividerne la traccia con chi deve reagire. In un articolo del Dipartimento della Difesa (war.gov) si parla esplicitamente della necessità di una common air picture che includa i droni, integrando dati da sensori classificati e non classificati e distribuendo capacità di sensing tra partner federali e non federali.

La JIATF-401 intende condividere dati anche con il progetto “Golden Dome” (difesa missilistica), soprattutto per droni più grandi, così da evitare isole informative tra difesa anti-drone e difesa aerea/missilistica. L’idea dichiarata è “vedere lo stesso quadro minaccia” e decidere quando e dove condividerlo operativamente.

Se il Pentagono riuscirà a imporre (o incentivare) un C2 comune, l’impatto sarà forte:

  • Per le basi e i comandanti locali: meno “torri separate”, più cooperazione regionale, e maggiore continuità operativa quando si installa una nuova capacità.
  • Per l’industria: aumenta la pressione verso integrazioni standard e compatibilità; allo stesso tempo, chi “entra” nel framework comune potrebbe avere un vantaggio competitivo.
  • Per eventi pubblici e sicurezza interna: il successo dipende tanto da tecnologia quanto da procedure, addestramento e autorità legali (chi può intervenire, con quali regole d’ingaggio), un tema che nel dibattito USA resta sensibile soprattutto per l’impiego di misure cinetiche in contesti affollati.

Conclusions

Il messaggio, in sintesi, è che Washington vuole trasformare la difesa anti-drone in un’infrastruttura di rete: meno soluzioni isolate, più interoperabilità, procurement più rapido tramite marketplace, e un’unica regia C2. La task force punta ad avere candidati per il sistema comune entro i primi mesi del 2026, mentre il Mondiale 2026 diventa il test operativo e politico più immediato.

Source: https://www.defenseone.com/technology/2025/12/pentagon-wants-common-network-its-counter-drone-systems/410302/?oref=d1-homepage-river

Condoralex

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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