In un mondo sempre più instabile, i confini tra l’industria automobilistica civile e il settore della difesa si stanno rapidamente assottigliando. L’ultimo segnale forte arriva da Mercedes-Benz: il CEO Ola Källenius ha dichiarato che il produttore tedesco è pronto a fare il suo ingresso nel settore della difesa, a patto che l’operazione rispetti criteri di sostenibilità economica.
“Il mondo è diventato un luogo più imprevedibile ed è assolutamente chiaro che l’Europa deve aumentare il suo profilo difensivo”, ha affermato Källenius in un’intervista al The Wall Street Journal. “Se possiamo svolgere un ruolo positivo in questo senso, siamo disposti a farlo”.
Le parole di Källenius si inseriscono in un momento delicato per l’economia tedesca. Con un settore manifatturiero stagnante da anni, le grandi aziende stanno cercando di riposizionarsi come pilastri dell’arsenale occidentale.
Mercedes-Benz, in particolare, sta affrontando un periodo di forte pressione finanziaria: l’utile della società si è quasi dimezzato nell’ultimo anno, scendendo a 1,2 miliardi di dollari. A pesare sul bilancio sono l’aumento delle tariffe commerciali statunitensi, il taglio della capacità produttiva e la spietata concorrenza dei rivali tecnologici in Cina, il mercato principale del marchio.
Il panorama industriale tedesco si sta muovendo rapidamente verso questa nuova direzione. Volkswagen, ad esempio, è in trattative avanzate con aziende israeliane per iniziare a produrre, entro il 2027, componenti chiave per il sistema antimissilistico Iron Dome, sfruttando così le capacità produttive dei suoi stabilimenti attualmente inattivi.
Allo stesso tempo, i giganti della difesa stanno unendo le forze con altri settori strategici. È il caso di Rheinmetall, il più grande produttore di armi della Germania, che ha avviato due importanti cooperazioni: la prima con una società tecnologica olandese per far partire già quest’anno la produzione di missili a guida di crociera; la seconda con Deutsche Telekom, mirata a sviluppare uno scudo anti-drone per proteggere le infrastrutture critiche tedesche da potenziali atti di sabotaggio.
Il fenomeno attraversa anche l’Atlantico. Negli Stati Uniti, alti funzionari della difesa dell’amministrazione Trump hanno già avviato colloqui preliminari con General Motors e Ford Motor. L’obiettivo della Casa Bianca è chiaro: sfruttare la manodopera e le catene di montaggio dei giganti di Detroit per ricostituire le scorte di munizioni, pesantemente prosciugate dai conflitti in corso in Ucraina e in Iran.
Per Mercedes-Benz e per l’intero comparto automotive, la difesa non è più solo una questione di dovere geopolitico, ma una concreta opportunità di diversificazione industriale in tempi di crisi. Come concluso pragmaticamente dallo stesso Källenius: “Vedremo”.
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