Italcon Lebanon 2, 1982-84

La prima volta non si scorda mai. Ed è stato con l’operation Lebanon 2 of the mission Italcon, the first major deployment of the Folgore since the post-war period.

Start for the Brigade in September of 1982 un’operazione in un paese nel quale, per lunghi anni, molte fazioni di differente religione ed etnia si sono aspramente combattute. La Brigata Paracadutisti è presente, dal primo all ‘ultimo giorno, con proprio personale e mezzi inquadrati nel Contingente della Forza Multinazionale.

The Context

The 6 June 1982, come risposta al tentativo di assassinio messo in atto da parte dell’organizzazione palesineres al-Fath contro l’ambasciatore israeliano nel Regno Unito Shlomo Argo, scatta la prima guerra del Libano, nota anche come Operation Peace in Galilee, where Israeli Defence Forces (IDF) invaded the south of the country.

Il 14 settembre 1982, nove giorni prima dell’investitura ufficiale, Gemayel cadde vittima di un attentato: è il detonatore che culminerà con l’eccidio di Sabra e Shatila

Un’altra ragione fornita da Israele per giustificare l’operazione fu che l’intervento era stato attuato per intervenire nella guerra civile libanese e controbattere l’influenza siriana in Libano e possibilmente consentire l’instaurazione di una stabile leadership della popolazione cristiana, che avrebbe rafforzato l’esercito regolare libanese, ripristinato la sicurezza e consentito di avviare relazioni diplomatiche con Israele.

Nel prosieguo del 1982, fu raggiunto un accordo e forze militari di pace statunitensi, francesi e italiane (Missione Italcon) garantirono ai sopravvissuti dell’OLP di trovare rifugio negli Stati arabi confinanti.

Philip Habib, l’inviato del presidente degli USA Ronald Reagan in Libano, garantì all’OLP che i civili palestinesi nei campi profughi non sarebbero stati nuovamente armati.

Le prime truppe sbarcarono nelle spiagge vicino a Beirut nell’ August 1982. The Italians named their intervention Mission Italcon, the French Opération Diodon.

The paratroopers of the 2e Régiment étranger de parachutistes of the Foreign Legion (2nd REP) were the first to enter the city, disembarking in the harbour from amphibious vehicles of the Marine nationale and then moving into the suburbs.

The 19 August 1982, il 2° REP, riuscì, su richiesta dei libanesi, a consentire la partenza del contingente palestinese, trincerato a Beirut, di fronte all’avanzata israeliana.

Parte Italcon Libano 1

The 21 agosto 1982 ebbe inizio l’evacuazione internazionale dei combattenti dell’OLP; contestualmente, per l’Italia prese avvio la missione Italcon “Libano 1”: il contingente partì a bordo delle navi da sbarco della Marina Militare Grado e Caorle e del traghetto del Lloyd Triestino "Buona Speranza”, noleggiato dal Ministry of Defence, con scorta della fregata Perseo. Al comando del tenente colonnello Bruno Tosetti, il dispositivo terrestre era costituito dal 2º battaglione bersaglieri “Governolo”, articolato su compagnia comando, due compagnie meccanizzate, plotone genio e plotone carabinieri proveniente dal 3º Battaglione “Lombardia” , per un totale di 519 uomini (40 ufficiali, 81 sottufficiali e 389 militari di truppa) con circa 200 mezzi tra gommati e cingolati. In precedenza, la nave Caorle aveva provveduto all’evacuazione di civili dal Libano.

The 23 August 1982, l’ex capo delle falangi libanesi Basir Gemanyel diventa Presidente del Libano. L’evento sarà fortemente significativo per il proseguio, negli anni seguenti, della missione Italcon. SOlo tre giorni dopo, il 26 agosto 1982 attraccarono nel porto di Beirut le navi con il Italian contingent, che avviò subito le operazioni nel settore assegnato.

19 agosto 1982: Paracadutisti francesci del 2° REP e Marines americani a Beirut proteggono l’evacuazione dei militanti dell’OLP

L’operazione internazionale dura una ventina di giorni, e il contingente si ritira insieme al resto della forza multinazionale il 12 September following.

But the 14 September 1982 c’è l’evento che culminerà con nuovi scontri e massacti: il neo presidente eletto, Basir Gemanyel, viene assassinato con un attentato dinamitardo insieme a 26 dirigenti falangisti.

E’ in questo momento che le forze israeliane occupano Beirut Ovest.

The 18 September 1982, Lebanese Christian militias, led by Elie Hobeik and allied with Israel, including the Phalangists and groups linked to former Lebanese presidents Camille Shaʿmūn and Sulaymān Frānjiyye, massacred 700 civilians in the Sabra and Shatila refugee camps in Beirut, in retaliation for the death of Gemayel and the 1976 Damour massacre in which more than 500 Christian-Maronite civilians were slaughtered.

Again, the Israeli army did not intern to stop the killing of civilians.

Venne quindi deciso il ritorno della Forza Multinazionale in Libano, composta da francesi, statunitensi e italiani.

La situazione è tesa ed estremamente complessa: l’Italia avvia Italcon “Libano 2”, che vedrà schierati i migliori reparti delle sue Forze Armate.

The Italcon Lebanon 2 mission

The mission began on 20 September 1982 con la partenza delle navi da sbarco Grado e Caorle che trasportavano i blindati del Battaglione “San Marco” al comando del capitano di fregata Pierluigi Sambo, scortate dalla fregata Perseo, e dei traghetti Canguro Bianco, Buona Speranza partiti da Genova con a bordo i mezzi e la logistica e Staffetta Jonica partita da Cipro con a bordo il primo nucleo avanzato di Incursori del 9th Btg. Col Moschin arrivati nell’isola con un ponte aereo Italia/Cipro dell’a ‘Aeronautica Militare ed aerei civili.

One of the most difficult tasks in Lebanon for Italian soldiers: securing roads by deactivating anti-personnel mines.

When the situation on the ground worsened, Navy units equipped with 127/38 calibre guns were also added to support the contingent on a rotating basis: Intrepid, which was the first to arrive in support of the 12 May 1983, and those equipped with 127/54 calibre cannons: Ardito, Audace, Perseo, Lupo, Sagittario and Orsa.

An extremely demanding mission in every respect. For the Folgore, therefore, also a real field test. It was no longer a question of training, but of a commitment, albeit humanitarian, military and in a war zone.

The tasks are demanding: to provide security in the area from the airport to the centre of the capital, in a periphery with a strong presence of Palestinian refugee camps, including those infamous for the massacres there, of Sabra and Chatila, escorts for local and foreign political, civilian and military personnel and, most difficult of all, protection from attackers. Fighting in practice.

The Italian contingent, initially of a thousand men, under the command of Parachutist Colonel Franco Angioni, the 24 September 1982 arrived in Lebanon.

I rapporti con la popolazione locale e le diverse parti in lotta vennero inoltre enormemente facilitati dalla costruzione di un ospedale da campo nei pressi dell’aeroporto di Beirut, dove tutti i feriti di qualunque fazione e i civili venivano curati. Nei mesi successivi Angioni fu promosso Generale di brigata e il contingente raggiunse un organico di 2.300 unità.

Si avvicendarono il 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, the 2° Battaglione Paracadutisti “Tarquinia” and the 5° Battaglione Paracadutisti “El Alamein” as follows:

  • Settembre 1982 – marzo 1983: 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”
  • Marzo 1983 – luglio 1983: 2° Battaglione Paracadutisti “Tarquinia”
  • Luglio 1983 – novembre 1983: 5° Battaglione Paracadutisti “El Alamein”
  • Novembre 1983 – febbraio 1984: 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”

Va inoltre evidenziato il rilevante coinvolgimento dell’Carabinieri Corps nell’insieme: oltre alle unità paracadutiste del “Tuscania” , operò un Plotone di Polizia Militare (proveniente dal 3° Battaglione “Lombardia”) sia in in Italcon I that in Italcon II, con funzioni di polizia giudiziaria militare e comune, attività di prevention — e, quando necessario, di repressione — dei reati connessi allo spaccio di stupefacenti (Beirut era uno dei principali hub regionali del narcotraffico; l’opera dell’Arma fu preziosa per acquisire informazioni e contrastare il fenomeno), infortunistica stradale, scorte ad autocolonne e a personalità, vigilanza di sedi e installazioni e pattugliamenti di collegamento.

La consistenza dell’Arma si mantenne mediamente intorno alle 160 unità (con punte fino a 274), con avvicendamenti di 6 mesi per i comandi di battaglione e di 4 mesi per il restante personale.

1983, l’anno più duro

The Mission Commander, Gen. Angioni, with President Sandro Pertini, here with little Mustapha Haoui, visiting the Italian contingent in Beirut.

The 15 March 1983 alle 21.00 una pattuglia del Battaglione “San Marco” cadde in una imboscata nei pressi del campo di Sabra, e quattro uomini rimasero feriti, di cui uno gravemente. Quella stessa notte il generale Angioni decise di uscire con gli incursori del Col Moschin per intercettare gli assalitori, che ancora non avevano lasciato la zona.

Al contatto col nemico iniziò un violentissimo scontro a fuoco, nel quale i libanesi si batterono con armamento più pesante e armi controcarro. Nel combattimento tre incursori rimasero feriti (uno perso una gamba) e si decise di sospendere l’azione.

The 15 March 1983 un mezzo italiano mentre si trovava in azione di pattugliamento notturno sulla via dell’aeroporto nei pressi del campo profughi palestinese di Burj el-Barajneh, a Beirut, cadde in un’imboscata e fu attaccato con raffiche di mitra e lancio di bombe. Il militare italiano Filippo Montesi, marò del San Marco, venne colpito alla schiena e muore in Italiana il 22 March 1983 as a result of his injuries.

The apex of tension, however, is reached between late August and September 1983: the 22 September 1983, un bombardamento di artiglierie druse diretto ai quartieri cristiani, colpì un deposito munizioni del 5° Bataglione Par. “El Alamein” distruggendolo e ferendo tre Paracadutisti.

The Angioni method: a model for the future

L’intervento in Libano, durante il quale sia il contingente americano sia quello francese subirono gravissime perdite in seguito a due attentati (Il 23 October 1983 un duplice attentato dinamitardo alle basi della forza multinazionale causò la morte di 241 marines statunitensi e 56 soldati francesi), fu grazie al Gen. Franco Angioni un modello cui si riferirono anche le successive missioni italiane all’estero, tra cui Somalia (1992-1993).

L’approccio del Generale, infatti, fu quello di spingere i propri soldati a conoscere la cultura locale, sulla quale distribuì a tutti dei libri. Questo permise agli italiani di comprendere le ragioni delle parti e proporsi come forza di interposizione, piuttosto che come l’ennesimo contingente straniero in terra libanese.

I rapporti con la popolazione locale e le diverse parti in lotta vennero inoltre enormemente facilitati dalla costruzione di un ospedale da campo nei pressi dell’aeroporto di Beirut, dove tutti i feriti di qualunque fazione venivano curati.

A paradigmatic case of the level of interaction achieved is the story of little Mustapha Haoui, treated in the Italian field hospital, who later became the mascot of the contingent, emigrated to Italy and became a laboratory technician at the Regina Elena Institute in Rome.
La giornalista e scrittrice Oriana Fallacci in Libano con i militari italiani, tra cui alcuni Paracadutisti. Alla sua sinistra possiamo notare un giovane Incursore del 9° Col Moschin: si tratta di Paolo Nespoli, futuro astronauta dell’ESA.

La fine della missione venne avviata l’11 February 1984 with the transfer of Italian civilians to Cyprus by the ship Caorle.

Fal 20 febbraio rientra inoltre la squadra navale al comando dell’ammiraglio Giasone Piccioni, costituita da Vittorio Veneto, Doria, Ardito, Audace, Orsa, Perseo, Sagittario, Stromboli, Caorle, a protezione dei traghetti civili Anglia e Jolly Arancione e delle motonavi Appia e Tiepolo, con le navi Doria, Sagittario e Caorle che resteranno in Libano ancora per poco tempo.

The mission ended on 6 March 1984, quando rientrò l’ultima compagnia carabinieri paracadutisti.

Filippo Montesi, Marò di leva, 3°/82, del battaglione “San Marco” della Marina Militare, deceduto il 15 marzo 1983, fu l’unico militare italiano a cadere durante la missione ITALCON “Libano 2”.

There were also 75 wounded on the Italian side in that mission.

Insciallah

Dall’esperienza giornalistica in Libano con le truppe Italiane, la scrittriche Oriana Fallaci pubblica nel 1990 il famoso romanzo “Inshallah”. Ambientato ai tempi della guerra civile in Libano negli anni ottanta durante l’intervento delle forze internazionali.

Proprio attraverso le vicende personali e comuni dei componenti il contingente italiano nei tre mesi che intercorsero tra gli attentati di Beirut e il ritorno in patria della forza italiana, la Fallaci descrive un complesso retroscena che diventa uno spaccato della società italiana e fasi di scontri armati in cui prevalgono sequenze più dinamiche. Il titolo fa riferimento all’invocazione araba Inshallah “Se Dio vuole”.

Organisation and departments employed

  • Commander and Command
  • Command and Transmission Company
  • Compagnia incursori del 9º Btg. d’assalto par. “Col Moschin”
  • Un battaglione paracadutisti (rotazioni tra 1º Btg. CC.par. “Tuscania”, 2º Btg. par. “Tarquinia”, 5º Btg. par. “El Alamein”, oltre a elementi del 185º Gruppo Viterboof the Reparto Comando e Trasmissioniof the Compagnia Pionieri and the Military Parachute School)
  • Un Battaglione “San Marco” della Marina Militare, con elementi del GOI del Comando Subacquei e Incursori
  • Un Battaglione Bersaglieri (prima “Governolo”then “Bezzecca”, quindi il “Cernaia” di stanza a Pordenone)
  • Squadrone Cavalleggeri su autoblindo
  • Engineer Platoon
  • Logistics Battalion
  • Ospedale da Campo, con elementi della Sanità militare
  • Plotone di Polizia Militare dell’Arma dei Carabinieri (proveniente dal 3º Battaglione “Lombardia”)
  • Mezzi: 97 veicoli corazzati da combattimento, 6 autoblindo, 125 autovetture, 186 autocarri, 89 rimorchi, 8 autoambulanze.

Fallen

Sub-Chief Fusilier Filippo Montesi, seriously wounded in Beriut, died a week later from the severity of his injuries.

The Chief Rifleman Filippo Montesi of San Marco Battalion, scaglione di leva 3°/82, nato Fano l’11 maggio 1963 e deceduto a Roma al policlinico Umberto I° il 22 marzo 1983, fu l’unico militare a cadere durante la missione ITALCON.

The 15 March 1983, venne colpito da raffiche di mitra alla schiena durante un’imboscata mentre si trovava in azione di pattugliamento notturno sulla via dell’aeroporto di Beirut, nei pressi del campo profughi palestinese di Burj El Barajneh.

He died on 22 March 1983 as a result of his injuries, at the age of less than 20.

A Fano, la sua città, e soprattutto nel quartiere Sant’Orso dove risiedeva, alla memoria di Filippo sono state dedicate:

  • Via F. Montesi
  • F. Montesi Primary School
  • F. Montesi Sports Field

In Barile, a town in the province of Potenza:

  • Piazza Filippo Montesi

Porta il suo nome anche il locale gruppo di Fano dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

Military Military Cross

A soldier from the peacekeeping contingent in Lebanon, on night patrol, was attacked with machine-gun fire and bombs being thrown. Seriously wounded in several parts, he showed self-sacrifice, incited his fellow soldiers to react, urging them not to care about him.

Beirut (Lebanon), 15 March 1983

View Comments

  • Buongiorno, sto cercando di ritrovare una copia del libro Italiani in Libano da regalare al mio caro amico Luca che partecipò ai tempi alla missione di pace nel' 82, ne aveva una copia ma purtroppo è andata persa nel tempo. Sarebbe felice a ritrovarlo anche perchè ha il suo nome e cognome stampato nel retro copertina. Vi chiedo se qualcuno sa dove trovarlo o cortesemente mi può dare indicazioni.
    Thank you from the bottom of my heart.

    • Io ce lo ma ho solo la mia copia. Se vuole le posso fare una fotocopia.