L'U.S. Army ha annunciato l’avvio di un percorso di carriera dedicato agli ufficiali che intendono specializzarsi in artificial intelligence (AI) e machine learning (ML), formalizzando la nuova Area of Concentration (AOC) 49B – AI/ML Officer. L’obiettivo dichiarato è accelerare la trasformazione della Forza armata verso un modello data-centric e “AI-enabled”, cioè capace di integrare in modo strutturale strumenti basati su dati e algoritmi nelle funzioni operative e di supporto. Un’idea che, per analogia, potrebbe interessare anche le Italian Armed Forces: non solo “progetti AI”, ma professionalità in uniforme con un percorso definito, continuità di impiego e responsabilità nel tempo.
Nel sistema statunitense, un’Area of Concentration è, in sostanza, l’etichetta che definisce la specializzazione professionale di un ufficiale, con un codice identificativo. In modo simile a come i militari di truppa hanno un “MOS” (Military Occupational Specialty), gli ufficiali possono essere incanalati in aree di competenza mirate, con formazione e impieghi coerenti. In Italia, un modello comparabile potrebbe essere una qualifica/ruolo tecnico interforze (o una specializzazione “di stato maggiore” a forte contenuto digitale) che consenta rotazioni controllate tra operativo, procurement e sviluppo, evitando che le competenze restino isolate in singoli enti o dipendano solo da consulenze esterne.
La creazione del 49B segnala un passaggio chiave: l’AI non viene più trattata solo come supporto tecnico esterno, ma come competenza “di mestiere” interna da coltivare con una comunità professionale stabile, destinata a crescere e a influenzare dottrina, acquisizioni e impiego operativo. Per le Forze Armate italiane, il punto sarebbe fare lo stesso salto culturale: istituzionalizzare una comunità di “AI officers” con carriere riconosciute, criteri di avanzamento chiari e un mandato esplicito a tradurre tecnologia in capacità.
Il programma 49B partirà a fasi e la prima tornata di selezioni avverrà tramite il VTIP, il canale che permette agli ufficiali di trasferirsi in un’altra area funzionale in base alle esigenze dell’Esercito. Le domande potranno essere presentate dal 5 gennaio 2026, con una finestra che arriva fino ai primi di febbraio. La riclassificazione dei selezionati nel nuovo profilo è prevista entro la fine dell’anno fiscale 2026 (FY2026). In pratica, significa chiudere l’iter entro fine settembre 2026, quando termina l’anno fiscale federale.
Nella fase iniziale, la specializzazione sarà aperta agli ufficiali idonei al VTIP, privilegiando candidati con competenze tecniche e accademiche avanzate in discipline legate ad AI e ML (come informatica, data science, ingegneria, statistica). In prospettiva, l’Esercito valuta di estendere il percorso anche ai warrant officers, figure spesso molto tecniche. Il 49B punta su un mix di formazione post-laurea e addestramento pratico per costruire, distribuire e mantenere sistemi AI-enabled a supporto delle operazioni. L’U.S. Army vuole creare una comunità di “esperti in uniforme” che integri AI e ML nelle funzioni di combattimento e supporto, definendo l’iniziativa un passo deliberato e cruciale per le esigenze presenti e future. Nel caso italiano, una trasposizione efficace potrebbe prevedere selezione competitiva (anche interforze), un “percorso ponte” per chi arriva da ruoli operativi e, soprattutto, impieghi reali su sistemi e dati (non solo formazione), con una governance unica che eviti duplicazioni tra enti e Forze Armate. Per la categoria Sottufficiali, in Italia, il concetto sarebbe estremamente aderente.
Un elemento non secondario è la gestione del personale: alcuni resoconti evidenziano che il trasferimento nel nuovo percorso comporterebbe un obbligo di servizio attivo di tre anni, che partirebbe dopo il completamento della formazione richiesta. Un meccanismo simile, in Italia, aiuterebbe a proteggere l’investimento formativo e a garantire continuità nelle unità che gestiscono progetti digitali critici.
La lista di applicazioni è ampia e, soprattutto, trasversale:
In altre parole, il 49B è pensato come un “ponte” tra laboratori/industria e unità operative, con l’ambizione di rendere l’AI qualcosa di più vicino a una capacità organica dell’Esercito, invece che un servizio acquistato e “innestato” dall’esterno. Per l’Italia, questo “ponte” sarebbe particolarmente utile dove l’innovazione si disperde: un nucleo di ufficiali AI/ML potrebbe presidiare requisiti, qualità dei dati, validazione operativa e ciclo di vita dei sistemi, riducendo il rischio di soluzioni “pilota” che non scalano o non arrivano mai all’impiego.
La nascita del 49B arriva mentre il Dipartimento della Difesa e le Forze armate statunitensi stanno aumentando la pressione sull’adozione di AI, anche con strumenti e piattaforme comuni. In parallelo, l’ecosistema militare sta spingendo su autonomia, droni e software come moltiplicatori di efficacia, e diversi osservatori leggono la mossa dell’Esercito come un modo per ridurre la dipendenza da competenze “a contratto” e costruire una leadership tecnica interna più stabile. In chiave italiana, la lezione è pragmatica: senza una comunità professionale interna, è difficile governare temi come sovranità del dato, security, interoperabilità e liability nell’uso dell’AI. Una “carriera AI” aiuterebbe anche a parlare la lingua dell’industria e della ricerca, ma con la bussola dell’operatività.
In sintesi:
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