La guerra in Europa non si combatte solo con droni e artiglieria. Sempre più spesso passa per rotte commerciali, documenti, segnali satellitari e regole di navigazione: è qui che prende forma la hybrid warfare, fatta di zone grigie e di pressione continua sotto la soglia dello scontro militare aperto.
In questo quadro, la minaccia annunciata da 14 Paesi europei affacciati su Baltico e Mare del Nord (più l’Islanda) di fermare e trattenere le petroliere della “flotta ombra” russa se non perfettamente in regola non è più solo un messaggio politico. È un cambio di postura: trasformare la legalità marittima in strumento di interdizione.
Il cuore della linea europea è semplice: chi invoca la libertà di navigazione deve rispettare standard minimi verificabili (sicurezza, ambiente, assicurazione, tracciabilità). La “flotta ombra”, invece, vive spesso di pratiche che aumentano il rischio e riducono la trasparenza: bandiere di comodo, proprietà schermate, coperture assicurative incerte, sistemi AIS spenti o manipolati, trasbordi a rischio.
Il passaggio più “duro” è implicito: una bandiera sospetta o non dimostrabile non è solo un dettaglio amministrativo. Può aprire la strada a controlli più incisivi perché la nave entra, di fatto, in un’area di vulnerabilità giuridica. Ed è qui che la guerra ibrida diventa concreta: non serve bloccare la rotta con la forza, basta rendere l’operazione costosa, lenta e rischiosa.
La prova che l’Europa sta passando dalle parole ai fatti è arrivata fuori dal Baltico, nel Mediterraneo occidentale. The 22 gennaio 2026 la Marina francese ha intercettato la petroliera Grinch, indicata come legata alla “shadow fleet”, e l’ha condotta sotto controllo francese per verifiche: la nave era ritenuta sospetta soprattutto per irregolarità sulla bandiera (Comore) e per la possibile elusione delle sanzioni; il caso è finito alla procura di Marsiglia e la petroliera risulta poi trattenuta/“grounded” nell’area di Marseille-Fos.
Questo episodio è rilevante per due ragioni:
C’è poi una seconda storia che rende ancora più chiaro il disegno: la petroliera Boracay (in passato Kiwala) — legata a circuiti “ombra” e oggetto di attenzione sanzionatoria — era stata fermata in Estonia nel 2025 dopo aver navigato senza una bandiera valida e con numerose carenze riscontrate; più tardi, la stessa nave è finita sotto indagine delle autorità francesi per sospette violazioni e mancata collaborazione nel dimostrare la propria nazionalità. È la fotografia di un metodo: seguire le navi nel tempo, non solo intercettarle una volta.
La lettera dei 14 Paesi mette al centro anche un altro fronte: le interferenze ai sistemi satellitari di navigazione (GNSS) e la manipolazione dei segnali (inclusi quelli legati all’identificazione e alla sicurezza della navigazione). Qui l’effetto ibrido è evidente: non colpisci direttamente una nave, ma aumenti il rischio sistemico per tutti, rendendo più fragile l’ecosistema marittimo e più complesso il controllo.
Se questa strategia verrà applicata in modo coerente nei punti di passaggio obbligati e nei porti chiave, l’impatto potenziale non è simbolico: è economico. Ogni fermo, ogni ispezione, ogni dubbio su bandiera o assicurazione si traduce in ritardi, premi assicurativi più alti, noli più cari, minore disponibilità di servizi. Ed è qui che la “flotta ombra” — costruita per ridurre la tracciabilità — può diventare più fragile: perché vive di convenienza. Quando la convenienza evapora, resta solo il rischio.
In sintesi, il segnale dei 14 nel Baltico e l’azione francese sulla Grinch raccontano la stessa cosa: l’Europa sta tentando di spostare lo scontro sul terreno in cui può essere più efficace, quello delle regole, della sicurezza e della tracciabilità. Nella guerra ibrida, spesso è così che si blocca un flusso: non con un embargo dichiarato, ma con l’attrito continuo che rende la rotta impraticabile.
Nella tarda serata del 4 febbraio 2026, un elicottero HH-139B dell’Aeronautica Militare ha effettuato un…
Berlino sta valutando un ingresso nella joint venture tra Italia, Regno Unito e Giappone che…
Roma, 4 febbraio 2026 – La minaccia più difficile da “misurare” e fermare oggi non…
Il 4 febbraio 2026 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine…
Nel conflitto tra Ucraina e Russia, la vera moneta è il tempo. Chi riesce a…
Il suono delle sirene antiaeree che ha accolto il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte,…