Nel tempo dell’incertezza permanente, la guerra non si presenta più con i tratti netti del passato. Non sempre viene dichiarata, non sempre ha confini riconoscibili, e quasi mai si lascia leggere con le categorie tradizionali della contrapposizione tra Stati. È questa la fotografia consegnata dal generale di corpo d’armata Angelo Michele Ristuccia, comandante logistico dell’Esercito italiano, intervenuto il 13 marzo 2026 a LetExpo di Verona.
Le sue parole colpiscono perché descrivono una realtà in cui pace e guerra sembrano ormai sovrapporsi. Il conflitto moderno non ha più un inizio chiaro né una fine riconoscibile, ma si manifesta in forme diffuse, intermittenti, spesso indirette.
Tra i passaggi più forti del suo intervento, il generale ha affermato:
“Siamo di fronte a una situazione senza precedenti. Viviamo la costante dell’incertezza. Non sappiamo se siamo in un periodo di guerra o di pace, è difficile capire chi è l’amico e chi il nemico”.
Una riflessione che richiama anche l’immagine della “terza guerra mondiale a pezzi”, usata da Papa Francesco, e che secondo Ristuccia descrive bene l’attuale quadro internazionale: uno scenario globale frammentato, segnato da crisi simultanee, minacce ibride e instabilità permanente.
Il cuore dell’analisi del generale Ristuccia è un punto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: oggi la guerra non si combatte solo con le armi, ma con la capacità di sostenere nel tempo uomini, mezzi, rifornimenti, energia e trasporti.
Da comandante logistico dell’Esercito, Ristuccia ha rimesso al centro un principio fondamentale della strategia militare contemporanea:
“La guerra è questione di consumi”
È una frase semplice, ma potentissima. Significa che la tenuta di un esercito e di uno Stato dipende sempre più dalla logistica, dalla resilienza delle infrastrutture, dalla sicurezza delle filiere e dalla capacità industriale nazionale. In altre parole, il conflitto si gioca anche nei porti, nelle reti energetiche, nelle catene di approvvigionamento, nei trasporti e nella manutenzione.
In questo quadro, la logistica non è più un supporto secondario all’azione militare, ma una componente decisiva del potere strategico. Ed è proprio questo uno degli aspetti che Ristuccia conosce meglio, grazie a una lunga carriera nei teatri operativi e nei comandi multinazionali.
Le dichiarazioni del generale acquistano ancora più peso se lette alla luce del suo percorso professionale. Ristuccia non è soltanto un comandante d’alto livello: è un ufficiale che ha maturato esperienza diretta in alcuni dei principali scenari di crisi degli ultimi anni, tra Iraq, Kosovo e Libano, oltre a incarichi di vertice nella NATO e nell’Esercito italiano.
Ha comandato la Brigata “Ariete”, la Divisione “Vittorio Veneto”, il COMFOP Sud, ed è stato alla guida del contingente nazionale a Erbil nell’operazione “Prima Parthica”. Inoltre, ha ricoperto il ruolo di comandante della missione NATO KFOR in Kosovo, in una fase delicata per la stabilità balcanica. Anche fonti come brigatafolgore.net ne sottolineano il profilo di ufficiale con “vasto bagaglio professionale ed esperienziale”, evidenziandone la determinazione e la profonda conoscenza degli strumenti operativi e organizzativi della Forza Armata.
È da questa esperienza concreta che nasce la sua analisi sulla trasformazione della guerra. Secondo Ristuccia, oggi i conflitti non sono più riconducibili soltanto alla rivalità tra Stati, ma si sviluppano in un ecosistema più ampio e instabile, dove agiscono anche soggetti irregolari, reti transnazionali e poteri economici.
Lo ha spiegato con parole nette:
“Si è perso il riconoscimento dell’inviolabilità dei confini e la guerra non è più riconducibile alla rivalità esclusiva tra Stati”
E ancora:
“Intervengono nell’economia della guerra anche attori non statali che sono in grado di influenzarla. È diventata un ecosistema complesso, contraddistinto da variabili ignote e dall’assenza di risposte univoche”
È qui che la riflessione del generale diventa anche una previsione sul futuro. La guerra che viene sarà sempre meno lineare, sempre meno leggibile, sempre più ibrida. E vincerà non solo chi avrà più forza, ma chi saprà comprendere prima degli altri la complessità del nuovo scenario.
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