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Europa: Schiena Dritta sull’Ucraina

C’è un momento, nella storia di ogni comunità politica, in cui bisogna decidere se stare in piedi o piegarsi.
Per l’Europa, quel momento è adesso.

La cosiddetta proposta di pace legata al nome di Steve Witkoff viene presentata come un’uscita “realistica” dal conflitto in Ucraina. In realtà, per come è stata descritta finora, somiglia più a una capitolazione mascherata: chiede a Kyiv di rinunciare a territori occupati, di accettare limiti permanenti alla propria difesa e di rassegnarsi a un ruolo di zona cuscinetto tra Russia e Occidente.
È una “pace” che pretende moltissimo dall’aggredito e quasi nulla dall’aggressore.

L’Ucraina come baluardo, non come moneta di scambio

Per l’Europa, l’Ucraina non è una periferia lontana: è il fronte avanzato della sicurezza e della libertà del continente.

Se oggi passa l’idea che la forza armata possa cambiare i confini in Europa e che basti resistere qualche anno per ottenere premi territoriali e lo sblocco delle sanzioni, domani questa logica potrà essere applicata altrove: nel Baltico, nei Balcani, nel Mar Nero.

Ben Hodges – Non è una questione astratta di “valori”: è una grande scelta strategica.

Da anni il generale Ben Hodges avverte che l’Ucraina può essere il baluardo che spezza l’espansionismo russo, a condizione che venga messa nelle condizioni di vincere, non solo di sopravvivere. Non è una questione astratta di “valori”: è una grande scelta strategica.
Se il Cremlino capisce che l’aggressione paga, si prepara la prossima crisi. Se capisce che l’aggressione si paga, si costruisce una pace più stabile.

La voce di Crosetto: un piano “molto duro” verso Kyiv

In questo quadro, le parole del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto sono un segnale importante del malessere che il piano Witkoff suscita anche dentro l’Europa.

Crosetto ha definito la proposta «molto dura nei confronti dell’Ucraina», sottolineando che contiene punti che “non potranno mai essere accettati” da Kyiv. Allo stesso tempo, l’ha descritta come un possibile punto di partenza, non come un testo intoccabile: una base da cui cominciare a lavorare per arrivare a una pace “accettabile prima di tutto per il popolo ucraino che si è sacrificato per anni”.

Dentro queste parole c’è il nodo di fondo per l’Europa:

  • è legittimo voler arrivare alla fine della guerra,
  • ma non a prezzo di scaricare sugli ucraini il peso di una sconfitta diplomatica costruita a tavolino, dopo che hanno pagato sul campo il prezzo più alto.
Crosetto ha definito la proposta «molto dura nei confronti dell’Ucraina»

L’Onestà del Capo di Stato Maggiore Fabien Mandon

Un altro segnale arriva dalla Francia.
Il capo di stato maggiore francese, in un discorso pubblico, ha richiamato la necessità di uno “spirito di difesa” all’altezza delle minacce future. E lo ha fatto con una frase durissima: la società deve essere pronta, se necessario, ad “accettare di perdere i propri figli” per difendere ciò che è.

Quella formula ha scatenato polemiche: molti l’hanno giudicata insopportabile. Ma al netto delle reazioni, mette a nudo un punto su cui l’Europa non può più barare:

  • vogliamo davvero vivere in un continente al riparo da ricatti militari?
  • se la risposta è sì, siamo disposti ad accettarne il costo, umano ed economico, oppure no?

Perché non è credibile chiedere agli ucraini di combattere “fino alla fine” e allo stesso tempo pretendere, per noi, una sicurezza a costo zero.

Francia: Capo di Stato Maggiore della Difesa Fabien Mandon

L’Europa davanti allo specchio (e, accanto a lei, gli altri alleati della NATO)

La questione riguarda prima di tutto i Paesi europei:

  • gli Stati sul fronte orientale, che vivono a ridosso della Russia e conoscono storicamente cosa significhi;
  • i Paesi del centro e dell’ovest, che hanno capacità economiche e industriali decisive per sostenere Kyiv;
  • le democrazie mediterranee, che vedono nello sconvolgimento dell’ordine europeo un moltiplicatore di instabilità anche a sud.

Accanto all’Europa, naturalmente, ci sono gli altri alleati della NATO, che condividono l’interesse a un ordine internazionale in cui le frontiere non si ridisegnano con i carri armati. Ma il bivio, oggi, è innanzitutto europeo:

  • continuare a considerare la sicurezza come un bene importato da fuori continente;
  • oppure assumere che, con o senza gli USA, l’Europa debba essere in grado di reggere lo scontro con un aggressore revisionista.
Senza gli USA? Perché l’Europa deve tenere la schiena dritta sull’Ucraina

Con o senza Washington: la responsabilità europea non è delegabile

Gli Stati Uniti hanno sostenuto l’Ucraina con armi, intelligence e aiuti economici fondamentali. Ma nessun mandato elettorale americano può durare quanto le conseguenze di un errore strategico europeo.

Se a Washington dovesse prevalere la tentazione di girare le spalle all’Ucraina, l’Europa si troverebbe davanti a una prova di maturità:

  • limitarsi a registrare il cambio di rotta e adattarsi, accettando una pace scritta in gran parte a Mosca;
  • oppure dimostrare che il destino del continente non dipende dall’umore di un singolo presidente d’oltreoceano, e che il pilastro europeo della sicurezza occidentale è disposto a colmare il vuoto.

Nel primo caso, la credibilità dell’Europa subirebbe un colpo forse irreparabile. Nel secondo, nascerebbe davvero quella Europa strategica, capace di agire insieme agli altri alleati della NATO ma anche di assumere iniziativa autonoma quando necessario.

Che cosa significa “tenere la schiena dritta”

“Tenere la schiena dritta” per l’Europa non è uno slogan: è un programma concreto che può voler dire, ad esempio:

  • aumentare e stabilizzare la spesa per la difesa, concentrandosi sulle capacità che servono davvero all’Ucraina e alla deterrenza sul fianco est;
  • accelerare le forniture a Kyiv, non solo con pacchetti una tantum, ma con impegni pluriennali, che diano all’esercito ucraino prevedibilità e continuità;
  • costruire un vero scudo antiaereo e antimissile europeo, in grado di proteggere sia i cieli ucraini sia quelli degli Stati membri;
  • sostenere una pace futura che non significhi confermare le conquiste territoriali dell’aggressore, ma riportare il conflitto dentro il quadro del diritto internazionale.

In questo quadro, le parole di Crosetto e del capo di stato maggiore francese indicano due facce della stessa verità:

  • da un lato, la necessità di non accettare piani che umiliano l’Ucraina;
  • dall’altro, la consapevolezza che la sicurezza non è gratuita e comporta sacrifici reali.
Senza gli USA? Perché l’Europa deve tenere la schiena dritta sull’Ucraina

L’Ucraina come test dell’idea di Europa

Alla fine, tutto si riduce a una domanda semplice:
che cosa vuole essere, nei prossimi decenni, l’Europa?

  • Un’Unione che spera di cavarsela con qualche formula diplomatica, anche se questo significa chiudere un occhio su un’ingiustizia storica?
  • Oppure una comunità politica che prende sul serio il proprio ruolo e sostiene fino in fondo chi è in prima linea contro l’aggressione?

L’Ucraina è il banco di prova di questa scelta.
Se viene trattata come moneta di scambio in una trattativa affrettata, allora il messaggio al resto del mondo sarà chiaro: il principio dell’inviolabilità dei confini vale solo finché non diventa scomodo.

Se invece viene sostenuta fino a quando la pace non sarà davvero giusta – per Kyiv e per l’ordine europeo – allora dalla guerra uscirà un’Europa forse più provata, ma più credibile, e meno dipendente dagli umori di qualunque presidente americano.

Per questo, per l’Europa (insieme agli altri alleati della NATO), il punto non è solo “aiutare l’Ucraina”.
È decidere che tipo di casa comune vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli – quelli che, come ha ricordato brutalmente il generale francese, potrebbero un giorno essere chiamati a difenderla davvero.

Source: https://www.theguardian.com/world

Condoralex

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.

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