Il tema dell’efficienza dello strumento militare torna al centro del dibattito ogni volta che si parla di reclutamento, addestramento e impiego operativo. In Italia, nelle celebrazioni del 4 novembre 2025, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sintetizzato questo approccio con una frase destinata a far discutere: le Forze armate «devono essere efficienti, non inclusive», aggiungendo la necessità di “parlare di requisiti” e di riformare il sistema che li definisce.
Al di là delle letture politiche, il punto sostanziale è istituzionale: la definizione degli standard, l’allocazione delle risorse, le riforme di ordinamento e le grandi scelte su come “tarare” le Forze armate non possono che passare dall’autorità politica. È la politica, infatti, a fissare indirizzi e priorità (quali capacità servono, con quali criteri di selezione, con quali numeri e con quali investimenti), mentre allo strumento militare spetta tradurre quegli indirizzi in addestramento, procedure e risultati sul campo.
Negli Stati Uniti questa dinamica è oggi visibile in modo molto concreto. Il Pentagono ha confermato l’avvio di una revisione sull’“efficacia” delle donne nei ruoli di combattimento terrestre (in particolare Esercito e Marines), a quasi dieci anni dall’apertura completa di tutte le posizioni alle militari.
Secondo quanto riportato da NPR e ripreso da testate specialistiche, l’iniziativa nasce da un memorandum dell’Undersecretary for Personnel Anthony Tata e affida all’Institute for Defense Analyses (IDA) il compito di valutare dati e metriche. Ai vertici di Esercito e Marines viene chiesto di fornire informazioni su:
L’obiettivo dichiarato, nelle dichiarazioni del portavoce del Pentagono, è verificare che gli standard siano rispettati e che le unità mantengano la massima efficacia.
La revisione arriva dopo che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva annunciato – in un intervento molto seguito a Quantico e in successive direttive – l’intenzione di irrigidire/omogeneizzare i requisiti fisici, sostenendo che per i ruoli combattenti servano standard elevati e uniformi, anche se questo potrebbe ridurre il numero di donne che riescono a qualificarsi per alcune specialità.
È un passaggio chiave: prima si definisce (politicamente) l’obiettivo di efficienza e il livello di standard, poi si chiede ai livelli tecnici una verifica basata su dati, per misurare effetti e conseguenze operative.
Va ricordato che la presenza femminile in tutti i ruoli non nasce oggi: nel dicembre 2015 l’allora Segretario alla Difesa Ash Carter annunciò l’apertura di tutte le posizioni “senza eccezioni”, precisando però un principio: accesso sì, “as long as they qualify and meet the standards” (se qualificati e nel rispetto degli standard).
Il “caso USA” mostra in modo plastico una regola di fondo: efficienza significa standard + misurazione + responsabilità decisionale. E quando si tocca l’architettura degli standard (chi entra, chi resta, chi accede ai ruoli più duri), la decisione non è soltanto tecnica: è anche politica, perché incide su modello di forza, reclutamento, sostenibilità e capacità operativa complessiva.
In questo senso, la frase di Crosetto sui requisiti e sull’efficienza si inserisce dentro un dibattito più ampio e non solo italiano: quali criteri devono contare davvero quando l’obiettivo dichiarato è avere uno strumento militare pronto e credibile, senza ambiguità sugli standard e senza scorciatoie.
Source: https://thehill.com/policy/defense/5675474-pentagon-ground-combat-roles-women-review/
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