Categories: Internationals

Dome Nazionale? Sentite gli Americani

WASHINGTON — Per far decollare il programma Golden Dome senza farlo esplodere nei costi, al Dipartimento della Difesa Usa serve una svolta su acquisitions e artificial intelligence. Il nodo, in parole povere, è uno: “costa troppo”.

A dirlo, al Miami Space Summit, è stata Marcia Holmes, vice direttrice del DoD per Golden Dome: la sfida “vera” non è solo mettere insieme nuove tecnologie, ma integrare asset spaziali e sistemi d’arma in un’unica architettura capace di offrire una difesa a strati, su larga scala e con costi sostenibili.

Dome Nazionale? Sentite gli Americani

Il problema: integrare tutto (e farlo senza sforare)

Secondo Holmes, l’obiettivo è collegare in modo efficace:

  • satelliti di tracciamento dei missili,
  • possibili intercettori basati nello spazio (SBI),
  • una rete completa di command and control (C2) che connetta sensori e “shooter”.

Il punto critico è rendere questa architettura operativa rapidamente ma anche economicamente gestibile. Per questo, ha spiegato, il segretario alla Difesa avrebbe avviato una strategia “ampia e radicale” di trasformazione degli acquisti, con l’idea di velocizzare sviluppo e deployment riducendo sprechi e tempi.

AI e autonomia: meno personale, meno costi, più velocità

Holmes ha indicato AI e autonomia come acceleratori fondamentali:

  • Più autonomia = meno personale necessario = meno costi di mantenimento (sustainment).
  • Più AI = capacità di analizzare enormi flussi di dati e presentare rapidamente opzioni ai decisori per scegliere la risposta più adatta.

In particolare, l’AI sarebbe decisiva per un C2 “powered by AI” in grado di trasferire dati quasi in tempo reale dai sensori agli intercettori e agli altri sistemi di difesa su terra, mare e aria. “Il C2 è cruciale per il successo del Golden Dome”, ha ribadito.

Dome Nazionali? Sentite gli Americani

SBI: il grande moltiplicatore di costi

Uno dei punti più contestati resta la componente space-based interceptors: analisti e legislatori temono che servano troppi intercettori in orbita per fermare più missili lanciati quasi contemporaneamente.

Qui entra in gioco un limite fisico: in orbita bassa (LEO) un intercettore resta “in posizione utile” rispetto a un bersaglio a terra solo per 7–10 minuti. Risultato: per coprire davvero il globo e garantire ingaggi, servono costellazioni numerose. Il problema è noto come “absentee ratio” ed è ancora più duro nella boost-phase (subito dopo il lancio), dove la finestra per colpire dura pochi minuti.

Tracciamento missili: spazio militare + soluzioni commerciali

Holmes ha detto che un “elemento chiave” sarà la capacità di sviluppare e integrare dati da satelliti di tracking realizzati sia dal DoD sia dal settore privato, sfruttando sistemi esistenti e puntando anche su soluzioni commerciali.

Nel quadro generale:

  • the Space Development Agency (SDA) sta lavorando a una Tracking Layer in LEO per tracciare missili balistici e ipersonici, con copertura globale prevista dal 2029, oltre a sensori “fire control”;
  • il programma ha ricevuto rilievi dal GAO sui rischi di sviluppo tecnologico, ritardi e sforamenti di costo;
  • Space Systems Command porta avanti anche un tracciamento in orbita media (MEO): nel giugno 2025 è stato assegnato un contratto da 1,2 miliardi di dollari a BAE Systems per 10 satelliti Epoch 2, con lanci attesi dal 2029.
Dome Nazionali? Sentite gli Americani

DIU spinge sul commerciale: sensori “high fidelity” e tempi stretti

L’ultima accelerazione arriva dalla Defence Innovation Unit (DIU), che cerca sensori commerciali ad alta precisione per:

  • rilevare, tracciare e discriminare (separare testate reali da esche/contromisure),
  • abilitare il fire control con dati accuratissimi per ingaggi con kinetic kill vehicle (KKV).

La tabella di marcia è serrata: dimostrazione in laboratorio in 6–8 mesi dall’assegnazione e test in orbita in 12–24 mesi.

Linea finale

Per il Pentagono, Golden Dome si gioca su un equilibrio: difesa a strati e integrata, ma soprattutto meno “costa troppo”. E la ricetta, secondo Holmes, passa da due leve: riformare come si comprano e sviluppano i sistemi e usare AI/autonomia per far funzionare la macchina (sensori–C2–intercettori) più velocemente e con meno costi.

Source: https://breakingdefense.com/2026/02/to-overcome-golden-dome-affordability-hurdle-dod-needs-acquisition-reform-ai-official/

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

Recent Posts

Forze Speciali dell’Esercito: quindici nuovi operatori ricevono il brevetto Ranger

Presso la Caserma “G. Duca” di Verona si è svolta la cerimonia di consegna dei…

3 hours ago

Il vincolo della Prorietà Intellettuale dei Brevetti frena le Forze Speciali USA

I vertici delle forze speciali statunitensi (SOCOM) hanno sollevato una dura protesta contro i vincoli…

4 hours ago

Difesa e Investimenti: il 31 Maggio l’Italia rischia lo stallo tecnologico?

Di fronte a uno scenario internazionale sempre più complesso, il principale strumento di ammodernamento delle…

2 days ago

Blitz in Nigeria: le Forze Speciali eliminano il numero due dell’Isis Abu-Bilal al-Minuki

Un’operazione congiunta tra le forze speciali statunitensi e l'esercito nigeriano ha eliminato il vertice globale…

2 days ago

Leonardo C-27J Spartan: Perché l’Italia dovrebbe puntare sulla Next Generation

L’annuncio dell’Aeronautica del Perù, che ha ordinato il suo quinto Spartan (il primo in configurazione…

3 days ago

Partnership italo-ungherese: medaglia al Merito per il Colonnello Bruschi

Pristina (Kosovo) – Un importante riconoscimento ha suggellato lo stretto legame di cooperazione tra le…

3 days ago