Delta Force, la mano invisibile di Washington. Dalla fondazione alle missioni che hanno cambiato la storia, fino alla cattura di Maduro - brigatafolgore.net
La cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 è solo l’ultimo atto di una sequenza di azioni sempre più incisive, condotte con logiche da “high value target”, tipiche delle forze speciali.
In questo quadro, secondo quanto riferito dall’autorevole CBS News, che ha avuto modo i conferire con ufficiali dell’Esercito statunitense, la missione è stata condotta dalla Delta Force. Un’operazione ad altissimo profilo che ha visto anche il supporto del 160th Special Operations Aviation Regiment “Night Stalkers”, reparto specializzato in inserzioni ed estrazioni in contexts with altissima minaccia.
Siamo di fronte a uno dei raid più audaci e politicamente sensibili dell’ultimo mezzo secolo, coerente con il profilo della Delta: missioni clandestine, obiettivi ad altissimo valore e tempi d’esecuzione ridotti al minimo.
La Delta Force (1st Special Forces Operational Detachment–Delta o 1st SFOD-Delta) è una Special Mission Unit dell’Esercito degli Stati Uniti (US Army) specializzata in contro-terrorismo, operazioni clandestine, cattura o neutralizzazione di obiettivi ad alto valore (HVT), Close Protection / Executive Protection (CP/EP) e, soprattutto, in missioni che non possono fallire.
L’unità dipende dal Joint Special Operations Command (JSOC) e ha sede a Fort Bragg, nella Carolina del Nord. Insieme al DEVGRU of Navy SEAL della Marina, rappresenta il vertice delle capacità antiterrorismo e di azione diretta degli Stati Uniti.
La Delta Force viene formalmente istituita il 19 novembre 1977 su impulso del colonnello Charles “Charlie” Beckwith e del colonnello Thomas Henry, ispirandosi al modello del SAS britannico, ma con una marcata priorità sulle missioni clandestine.
Beckwith, ufficiale dell’U.S. Army con un percorso che lo vide completare la Ranger School prima di servire nelle Special Forces, sosteneva già dagli anni ’60 la necessità di un reparto super-selezionato, autonomo e orientato all’azione diretta; l’idea rimase però a lungo in sospeso, finché l’escalation del terrorismo internazionale nella metà degli anni ’70 rese indispensabile una capacità dedicata.
In attesa che la Delta raggiungesse la piena operatività, il 5th Special Forces Group attivò una unità “ponte” di contro-terrorismo, la Blue Light, per colmare temporaneamente il vuoto. Era la risposta a una realtà ormai evidente: serviva una forza in grado di intervenire ovunque e in tempi rapidissimi, con flessibilità e precisione, nei contesti più sensibili e ad alto rischio.
In 1980 la Delta Force fu coinvolta nella drammatica Operazione Eagle Claw, il tentativo di liberare gli ostaggi americani detenuti nell’ambasciata USA a Teheran. Il fallimento della missione non fu dovuto a errori tattici della forza d’assalto, ma a una catena di eventi tecnici e logistici culminata nel sito di raccolta avanzato noto come Desert One. Ritardi imprevisti, condizioni ambientali estreme e problemi meccanici ridussero il numero di elicotteri disponibili sotto la soglia minima prevista.
Durante le manovre di rifornimento e riposizionamento, una combinazione di tempesta di sabbia, visibilità quasi nulla e comunicazioni difficili portò alla collisione tra un elicottero RH-53D e un velivolo EC-130. L’esplosione e l’incendio che seguirono causarono la morte di otto militari statunitensi, imponendo l’abbandono immediato dell’operazione.
Quel fallimento segnò profondamente le forze speciali statunitensi e divenne il punto di svolta per una riforma strutturale. Da quella lezione nacque una vera rivoluzione operativa: la creazione di una componente aerea dedicata esclusivamente al supporto delle operazioni speciali. Così prese forma il 160th Special Operations Aviation Regiment “Night Stalkers”, oggi sinonimo di inserzioni notturne, volo a bassissima quota e precisione estrema. Da allora, Delta Force e Night Stalkers costituiscono un binomio inscindibile, concepito proprio per evitare che limiti aeronautici o di coordinamento possano nuovamente compromettere missioni ad altissimo valore strategico.
Nel corso della sua storia, la Delta Force è stata impiegata in alcuni dei teatri più sensibili e complessi del pianeta, spesso in operazioni ad altissimo rischio e quasi sempre coperte dal massimo livello di segretezza.
Tra gli impieghi divenuti di dominio pubblico figurano:
Accanto a queste operazioni note, la Delta Force è stata impiegata in numerose missioni meno documentate at Medio Oriente, Europa e America Centrale, in particolare in attività di controterrorismo, cattura di High Value Targets (HVT) e supporto ad alleati strategici.
Dopo l’11 settembre 2001, l’unità ha svolto un ruolo centrale nella Global War on Terror. Nell’ambito di Operation Enduring Freedom e Operation Iraqi Freedom, la 1st SFOD-D è stata impegnata in operazioni di combattimento in Afghanistan (4 ottobre 2001 – 15 marzo 2002) e in Iraq (19 marzo 2003 – 13 dicembre 2003), ricevendo per entrambi i teatri la Presidential Unit Citation.
Uno degli interventi più significativi degli ultimi anni è il raid del 26 ottobre 2019, condotto da operatori Delta con il supporto del 75th Ranger Regiment, che portò all’eliminazione del leader dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi.
La Battaglia di Mogadiscio, il libro Black Hawk Down di Mark Bowden e l’omonimo film contribuirono a portare all’attenzione globale una realtà che, per vocazione, vive nell’ombra. Tuttavia, come per tutte le unità di élite, la maggior parte delle operazioni assegnate alla Delta Force rimane tuttora classificata, e ciò che è noto rappresenta solo una frazione della sua reale attività operativa.
La struttura della Delta Force è simile a quella del 22° Reggimento SAS britannico, che ne ispirò la creazione. Nel volume Not a Good Day to Die: The Untold Story of Operation Anaconda, il giornalista militare Sean Naylor descrive la Delta composta, nel 2005, da circa 1.000 militari, dei quali 250–300 addestrati specificamente per operazioni di azione diretta e liberazione ostaggi. Il resto del personale è impiegato in funzioni di combat support e service support.
Nel suo successivo libro (2015) Relentless Strike: The Secret History of Joint Special Operations Command, Naylor dettaglia ulteriormente l’organizzazione interna della Delta Force, individuando i principali elementi operativi:
Gli Squadron A, B, C e D sono squadroni d’assalto (sabre squadrons). Lo Squadron C è stato attivato intorno al 1990, mentre lo Squadron D at 2006. The Combat Support Squadron è operativo dal 2005. Lo Squadron E, attivato nel 1989, è dislocato separatamente presso Fort Eustis, Virginia, dove opera come Aviation Technology Office.
All’interno di ciascuno squadrone d’assalto sono presenti tre troop: due di assalto (Troop 1 e 2) e una di ricognizione (Troop 3). Ogni squadrone è comandato da un tenente colonnello (O-5), affiancato da un ufficiale esecutivo e da un Command Sergeant Major (E-9). I troop sono guidati da capitani (O-3) o maggiori (O-4), assistiti da Sergeant Major (E-9) con funzione di troop chief.
Ogni assault troop è articolata in quattro team, ciascuno comandato da un team leader con grado di Master Sergeant (E-8) o Sergeant First Class (E-7), affiancato da un vice con grado equivalente. I team sono generalmente composti da cinque a sette operatori. Le unità di ricognizione dispongono invece di due team; si ritiene che l’accesso a tali incarichi richieda almeno due anni di esperienza operativa all’interno dell’unità.
La Delta Force opera anche con altre forze speciali alleate, unità europee e NATO. La copertura mediatica è ridotta e quasi sempre mediata da fonti terze: molte missioni restano nel perimetro della riservatezza istituzionale.
Proprio per questo, ogni volta che emerge l’ipotesi di un’azione come quella attribuita al prelievo di Maduro, l’attenzione mondiale si concentra su un reparto che incarna un principio semplice e spietato: quando l’obiettivo è critico e il margine d’errore è zero, entra in scena la Delta Force.
In un’epoca segnata da conflitti ibridi e da una guerra combattuta sempre più nell’ombra, la Delta Force resta ciò che è sempre stata: lo strumento estremo della volontà politica statunitense, invisibile quando necessario, ma decisivo nei momenti in cui l’errore non è ammesso.
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