Per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, Washington ha dato segnali di apertura verso una richiesta storica di Kyiv: la possibilità di produrre autonomamente missili intercettori Patriot. Il presidente Donald Trump, durante il vertice del G7 in Francia, ha confermato al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy che prenderà in considerazione questa opzione.
Questa apertura segna un cambio di paradigma: l’Ucraina non si presenta più al tavolo delle trattative solo come un paese che “chiede aiuto”, ma come un partner tecnologico in grado di offrire soluzioni concrete.
Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio del Presidente ucraino ed ex capo dell’intelligence militare, ha sottolineato in un’intervista come la posizione di Kyiv sia mutata radicalmente:
Il conflitto sta convergendo verso una possibile finestra per un cessate il fuoco entro settembre. Secondo Budanov, la Russia è consapevole di non poter vincere per via militare, il che rende il tavolo negoziale l’unica via d’uscita percorribile.
Nonostante il cambio di rotta di Trump, permane una certa cautela negli ambienti governativi statunitensi. Alcuni funzionari del Pentagono e della Casa Bianca non hanno ancora dato il pieno sostegno al memorandum d’intesa, nonostante sia già pronto da maggio.
Budanov respinge le critiche di chi definisce l’Ucraina “dipendente”:
“Smettetela di sminuire il nostro ruolo, come se qualcuno dovesse darci qualcosa o donarci qualcosa. Stiamo prendendo in mano il nostro destino.”
Con la guerra che si avvicina alla scadenza di settembre, Kyiv punta tutto sulla propria asimmetria tecnologica per trasformare il successo sul campo di battaglia in una leva diplomatica capace di forzare la fine delle ostilità.
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