La crisi tra Stati Uniti e Venezuela entra in una fase completamente nuova e più aggressiva, segnata dal passaggio dalle sanzioni economiche alle operazioni dirette in mare. Secondo quanto riportato oggi da Reuters, Washington avrebbe intercettato una terza imbarcazione petrolifera al largo delle coste venezuelane, ritenuta soggetta a sanzioni internazionali.
Non si tratta più solo di pressioni diplomatiche o misure finanziarie: le unità speciali stanno abbordando le petroliere, sequestrandole in acque internazionali con modalità tipiche delle operazioni militari ad alto rischio.
È l’ultimo gradino di una escalation che, nella sua “prima fase”, ha colpito le imbarcazioni legate ai narcos, per poi salire di livello con l’ingresso di caccia F/A-18 statunitensi in territorio venezuelano. Ora si consolida in mare con una campagna di interdizione che punta direttamente al cuore economico di Caracas: il petrolio.
L’elemento di rottura è rappresentato dalla natura delle operazioni. Le immagini diffuse mostrano elicotteri militari, reparti specializzati e procedure di interdizione marittima che ricordano più un’operazione di contro-terrorismo che un’azione di polizia internazionale.
A confermare il cambio di passo è stata la segretaria alla Sicurezza degli Stati Uniti, Kristi Noem, che ha rivendicato pubblicamente il sequestro di una petroliera attraccata per l’ultima volta in Venezuela. L’operazione, condotta prima dell’alba del 20 dicembre 2025, ha visto la Guardia Costera degli Stati Uniti agire con il supporto diretto del Dipartimento della Difesa.
Ma il dato più significativo è la progressione rapida degli interventi: dopo una prima azione attribuita a forze statunitensi il 10 dicembre 2025, il sequestro confermato da Noem il 20 dicembre 2025 è stato seguito, secondo Reuters, da una nuova operazione il 21 dicembre 2025, quando funzionari USA hanno riferito dell’intercettazione di una terza nave petrolifera nelle acque prossime al Venezuela. In altre parole: non episodi isolati, ma una campagna in accelerazione, con una chiara logica operativa.
Il messaggio politico è stato esplicito: il traffico di petrolio venezuelano viene considerato da Washington una minaccia alla sicurezza regionale, accusato di finanziare reti criminali e narcotraffico.
Queste azioni seguono l’annuncio del presidente Donald Trump di un vero e proprio “blocco” delle petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela. Sebbene non dichiarato formalmente come tale, il dispositivo messo in campo ha tutte le caratteristiche di una interdizione marittima selettiva.
La ripetizione degli interventi, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, delinea un quadro preciso: non iniziative estemporanee, ma regole d’ingaggio e catena di comando già attive, con un messaggio diretto a compagnie, intermediari e Stati terzi: chi tenta di muovere carichi collegati a Caracas rischia di essere fermato. In altre parole, la pressione non è più soltanto economica: è marittima, visibile e coercitiva.
Dal lato opposto, il presidente venezuelano Nicolás Maduro, giudicato illegittimo dalla Casa Bianca, interpreta queste operazioni come un atto ostile finalizzato a rovesciare il governo e a prendere il controllo delle risorse energetiche del Paese.
Secondo Caracas, l’aumento della presenza militare statunitense nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico rappresenta una minaccia diretta alla sovranità nazionale, preludio a scenari ancora più gravi.
Dal punto di vista militare e strategico, l’abbordaggio sistematico di petroliere segna il superamento di una soglia critica. Le operazioni marittime con unità speciali indicano che la crisi non è più confinata alla retorica politica o alle sanzioni, ma si è trasformata in confronto operativo sul terreno, o meglio, sul mare.
Per la prima volta, la crisi USA–Venezuela assume i contorni di un conflitto ibrido, dove economia, diritto internazionale e forza militare si fondono in un’unica strategia di pressione.
Una nuova fase è iniziata. E, come spesso accade quando entrano in gioco le forze speciali e le operazioni clandestine, il rischio di escalation è ora più alto che mai.
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