Nel quadro della modernizzazione delle capacità di combattimento ravvicinato dell’Esercito Italiano, il Ministero della Difesa ha trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari la richiesta di parere sullo schema di decreto ministeriale relativo al programma pluriennale A/R n. SMD 31/2025 (A.G. 358), denominato «Sistema d’arma controcarro a corta gittata per le unità operative dell’Esercito italiano». Si tratta della prosecuzione di un percorso già avviato con i Decreti Interministeriali SMD 22/2022 e SMD 16/2024, con l’obiettivo di consolidare e ampliare la dotazione di sistemi controcarro spalleggiabili destinati alle unità operative.
Per la Parachute Brigade 'Folgore, in particolare, questi sistemi non sono un “di più”: rappresentano una risorsa fondamentale. In contesti moderni, caratterizzati da rapide variazioni dello scenario, ridotta prevedibilità del contatto e presenza crescente di mezzi blindati anche in compiti non convenzionali, la capacità di disporre di un controcarro a corta gittata, leggero, reattivo e versatile diventa una componente essenziale della sopravvivenza e dell’efficacia tattica.
Le unità aviolanciabili e ad alta prontezza come la “Folgore” operano spesso con esigenze di mobilità, rapidità di schieramento e autonomia. In questi profili, il controcarro spalleggiabile è uno dei pochi strumenti in grado di fornire potenza di fuoco immediata senza dipendere da piattaforme pesanti o supporti complessi.
Questo aspetto diventa cruciale quando il combattimento avviene in ambienti “compartimentati” – dove linee di vista e manovra sono spezzate e il nemico può comparire improvvisamente a distanze contenute. Due scenari, in particolare, rendono evidente il valore del Carl Gustaf M4:
In entrambi i casi, ciò che conta è la combinazione tra portabilità, prontezza d’impiego e flessibilità: tre caratteristiche che un sistema spalleggiabile moderno può offrire in modo credibile a livello tattico.
Il programma complessivo conferma un onere di 426 milioni di euro (a condizioni economiche 2022), con una pianificazione pluriennale che include acquisizione, munizionamento, supporto logistico e addestramento.
Dai dati riportati negli Atti:
Il completamento, per il residuo valore previsionale indicato, consentirebbe di chiudere il cerchio sulle dotazioni complessive e di stabilizzare una capacità che non è “di nicchia”, ma trasversale: utile alle unità Combat (C), Combat Service (CS), Combat Service Support (CSS) e Command Support, cioè a tutto il dispositivo che rende un reparto realmente impiegabile e sostenibile.
Il sistema non viene nominato esplicitamente nel testo riportato, ma è indicato come il cannone senza rinculo Carl Gustaf M4 prodotto da Saab (Svezia), destinato a prendere il posto del Panzerfaust 3 e del cannone s.r. “Folgore” (quest’ultimo da tempo in riserva).
Il significato di questa transizione è chiaro: non si tratta solo di “cambiare arma”, ma di passare a un sistema riutilizzabile e multiuso, capace di adattarsi a più necessità con una stessa piattaforma. La modernizzazione non riguarda soltanto l’effetto terminale, ma anche l’organizzazione del reparto:
The Carl Gustaf M4 (calibro 84 mm) è descritto come un sistema portatile e multiuso, riutilizzabile, con peso inferiore ai 7 kg e lunghezza inferiore a un metro. La portata massima può arrivare – in funzione del munizionamento – fino a 2.100 metri, mentre gli impieghi tipici a corta/media distanza includono capacità controcarro e contro-struttura, oltre a munizionamenti di supporto (fumogeni e illuminanti) e addestrativi.
Altrettanto rilevante, per reparti ad alta prontezza e impiego anche notturno, è la predisposizione ai sistemi di mira: oltre al mirino in dotazione, la guida Picatinny consente l’integrazione di ottiche e dispositivi (termici, intensificatori, sistemi di mira moderni) in base alle esigenze. In termini pratici, questo significa migliore efficacia nelle finestre di ingaggio, maggiore adattamento alle condizioni ambientali e un potenziale incremento della sicurezza dell’operatore grazie a un’acquisizione più rapida e affidabile del bersaglio.
Un elemento spesso sottovalutato nel dibattito pubblico è che una capacità non nasce solo dalla consegna dei lanciatori: nasce dalla combinazione tra sistemi, munizioni, manutenzione, ricambi, manualistica, formazione e sostenibilità nel tempo.
Il programma, infatti, prevede in modo strutturale:
Per la “Folgore”, questo è decisivo: un reparto ad alta disponibilità deve poter contare su materiali efficienti, procedure consolidate e personale addestrato a mantenere la prontezza operativa anche in cicli intensi.
L’acquisizione di ulteriori Carl Gustaf M4 si inserisce in una logica semplice ma stringente: oggi la minaccia non è lineare, e i mezzi blindati possono comparire in contesti dove un tempo ci si sarebbe aspettati solo fanteria. Allo stesso tempo, gli ambienti “chiusi” – urbano, periurbano, boschivo – riducono i margini e premiano chi possiede strumenti rapidi, flessibili e portabili.
Per la Brigata Paracadutisti “Folgore”, che fa della manovra, della prontezza e della capacità di reagire in tempi brevi elementi identitari, un controcarro spalleggiabile moderno non è un’opzione: è una garanzia di credibilità operativa, un deterrente immediato e un moltiplicatore di efficacia nelle situazioni in cui la distanza è corta, lo spazio è frammentato e la minaccia può essere improvvisa.
In questo senso, la prosecuzione del programma non va letta come un mero capitolo di spesa, ma come la costruzione di una capacità concreta e sostenibile: potenza di fuoco dove serve, quando serve, con il livello di flessibilità richiesto dal campo di battaglia contemporaneo.
Source: https://aresdifesa.it/ulteriori-carl-gustaf-m4-per-l-esercito-italiano/
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