La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz hanno firmato a Roma, a Villa Doria Pamphilj, un “Accordo sulla cooperazione rafforzata in materia di sicurezza, difesa e resilienza” con l’obiettivo di rendere più strutturale il coordinamento bilaterale e rafforzare la base industriale europea della difesa.
Nel capitolo dedicato all’industria, il testo chiarisce che la cooperazione potrà poggiare su progetti già in corso – senza esserne limitata – e indica un ventaglio di programmi: dai sistemi terrestri (Panzerhaubitze 2000, munizioni Vulcano, piattaforme corazzate) ai programmi aeronautici (Eurofighter, Eurodrone, NH90, F-35), fino al dominio marittimo (sottomarini classe 212, inclusi i Near Future Submarine) e ad alcuni progetti in ambito OCCAR.
L’accordo lega la cooperazione industriale a standardizzazione, intercambiabilità e interoperabilità: requisiti più allineati, logistica più comune e, dove possibile, sviluppo congiunto, aggiornamenti condivisi e procurement coordinato. Il testo prevede anche un “Industry Defence Roundtable” regolare tra governi e imprese, per far dialogare priorità operative e capacità produttive.
Tra i sistemi terrestri citati c’è il Panzerhaubitze 2000, obice semovente da 155/52 in servizio in Germania e in Italia. In una fase europea in cui torna centrale la capacità di fuoco e il tema dei volumi, la convergenza su un sistema comune può significare catene di supporto integrate, formazione e manutenzione armonizzate e, soprattutto, piena compatibilità con famiglie di munizioni avanzate.
Il documento richiama esplicitamente la famiglia VULCANO. Si tratta di munizioni a gittata estesa e, in alcune versioni, guidate, impiegabili su calibri diffusi (terrestri e navali). L’area naturale di cooperazione è l’allineamento tra requisiti, lotti di acquisizione e produzione per aumentare volumi, accorciare tempi e consolidare la compatibilità tra piattaforme.
L’Eurofighter Typhoon è indicato come base su cui costruire ulteriore cooperazione. Qui la leva bilaterale non è “creare” un progetto nuovo, ma accelerare l’evoluzione di capacità: aggiornamenti comuni, pacchetti più convergenti (sensori, guerra elettronica, armamenti) e una linea condivisa sulla roadmap futura del sistema.
Tra i progetti più simbolici c’è l’Eurodrone (MALE RPAS), nato per dotare l’Europa di una capacità comune nel segmento dei droni a media altitudine e lunga autonomia. Per Roma e Berlino, la cooperazione rafforzata può diventare lo strumento per trasformare un programma industriale in una capacità pienamente impiegabile: addestramento, dottrine d’uso, integrazione nello spazio aereo e governance condivisa su evoluzioni e acquisizioni.
L’NH-90 è un’altra piattaforma citata. Qui la cooperazione bilaterale può dare risultati immediati soprattutto nel ciclo di vita: disponibilità, retrofit, software, standard di manutenzione e aggiornamenti. In un contesto di risorse limitate, “fare massa” su supporto e aggiornamenti è spesso più efficace di nuove acquisizioni isolate.
Nel dominio marittimo il testo include i sottomarini classe 212 e i Near Future Submarine. È un’area in cui la cooperazione industriale e tecnico-operativa tra Italia e Germania ha già radici solide. La cornice politica può agevolare decisioni comuni su aggiornamenti tecnologici, componentistica critica, addestramento e supporto, con un’attenzione crescente anche alla protezione delle infrastrutture sottomarine e alla resilienza nel dominio marittimo.
La lista include due iniziative in ambito OCCAR:
Sono programmi meno visibili di caccia o sottomarini, ma spesso decisivi: senza comunicazioni sicure e senza superiorità nello spettro elettromagnetico, anche le piattaforme migliori faticano a esprimere tutto il proprio potenziale.
Il testo lascia spazio ad “ambiti aggiuntivi” e sottolinea l’intenzione di mettere a sistema progetti esistenti per ottenere risultati più rapidi: maggiore interoperabilità, filiere più robuste, maggiore capacità produttiva e riduzione della frammentazione europea. In controluce, l’accordo segnala la volontà di rendere più stabile l’asse Roma-Berlino nella difesa: non come sostituto dei programmi UE e NATO, ma come acceleratore pragmatico per trasformare cooperazioni già avviate in capacità operative e industriali più solide.
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