WASHINGTON — Per far decollare il programma Golden Dome senza farlo esplodere nei costi, al Dipartimento della Difesa Usa serve una svolta su acquisizioni e intelligenza artificiale. Il nodo, in parole povere, è uno: “costa troppo”.
A dirlo, al Miami Space Summit, è stata Marcia Holmes, vice direttrice del DoD per Golden Dome: la sfida “vera” non è solo mettere insieme nuove tecnologie, ma integrare asset spaziali e sistemi d’arma in un’unica architettura capace di offrire una difesa a strati, su larga scala e con costi sostenibili.
Secondo Holmes, l’obiettivo è collegare in modo efficace:
Il punto critico è rendere questa architettura operativa rapidamente ma anche economicamente gestibile. Per questo, ha spiegato, il segretario alla Difesa avrebbe avviato una strategia “ampia e radicale” di trasformazione degli acquisti, con l’idea di velocizzare sviluppo e deployment riducendo sprechi e tempi.
Holmes ha indicato AI e autonomia come acceleratori fondamentali:
In particolare, l’AI sarebbe decisiva per un C2 “powered by AI” in grado di trasferire dati quasi in tempo reale dai sensori agli intercettori e agli altri sistemi di difesa su terra, mare e aria. “Il C2 è cruciale per il successo del Golden Dome”, ha ribadito.
Uno dei punti più contestati resta la componente space-based interceptors: analisti e legislatori temono che servano troppi intercettori in orbita per fermare più missili lanciati quasi contemporaneamente.
Qui entra in gioco un limite fisico: in orbita bassa (LEO) un intercettore resta “in posizione utile” rispetto a un bersaglio a terra solo per 7–10 minuti. Risultato: per coprire davvero il globo e garantire ingaggi, servono costellazioni numerose. Il problema è noto come “absentee ratio” ed è ancora più duro nella boost-phase (subito dopo il lancio), dove la finestra per colpire dura pochi minuti.
Holmes ha detto che un “elemento chiave” sarà la capacità di sviluppare e integrare dati da satelliti di tracking realizzati sia dal DoD sia dal settore privato, sfruttando sistemi esistenti e puntando anche su soluzioni commerciali.
Nel quadro generale:
L’ultima accelerazione arriva dalla Defense Innovation Unit (DIU), che cerca sensori commerciali ad alta precisione per:
La tabella di marcia è serrata: dimostrazione in laboratorio in 6–8 mesi dall’assegnazione e test in orbita in 12–24 mesi.
Per il Pentagono, Golden Dome si gioca su un equilibrio: difesa a strati e integrata, ma soprattutto meno “costa troppo”. E la ricetta, secondo Holmes, passa da due leve: riformare come si comprano e sviluppano i sistemi e usare AI/autonomia per far funzionare la macchina (sensori–C2–intercettori) più velocemente e con meno costi.
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