Un’illustrazione di Paolo Caccia Dominioni nell’epica ritirata nel deserto con in testa il S.ten. Par. Migliavacca.
Oggi ricordiamo la conclusione della seconda battaglia di El Alamein, uno dei capitoli più duri e nobili della storia militare italiana. In quel deserto lontano, tra sabbia, sangue e silenzio, si scrisse la leggenda della Folgore, che combatté fino all’ultimo con una fierezza destinata a non spegnersi mai.
Mentre Rommel ripiegava con le truppe tedesche, migliaia di soldati italiani rimasero senza mezzi, abbandonati al destino in un mare di dune, privi di acqua, di cibo, e di speranza.
Eppure, proprio lì, dove tutto sembrava perduto, gli uomini della Folgore dimostrarono cosa significa onore, sacrificio e dedizione al dovere.
Carri armati bruciati, cannoni ridotti al silenzio, colonne bombardate senza sosta: la battaglia era persa, ma la dignità di quei Paracadutisti rimase invincibile. Combatterono a denti stretti, in piedi, quando le forze del corpo non bastavano più e doveva subentrare la forza dell’anima.
Rifiutarono la resa finché vi fu un uomo in grado di imbracciare un fucile o un coltello. E quando la lotta cessò, i vincitori stessi salutarono quegli sconfitti con rispetto, riconoscendo in loro nemici di valore straordinario.
Da quel giorno, “Folgore!” non è più soltanto il nome di un’unità, ma un grido che risuona nella memoria del Paese come simbolo di coraggio assoluto e di fedeltà ai compagni fino all’ultimo respiro. I superstiti percorsero migliaia di chilometri nel deserto, affrontando fame, sete e attacchi continui, portando con sé il peso della sconfitta ma anche l’orgoglio immenso di non avere mai ceduto.
Oggi, a 83 anni di distanza, ci inchiniamo davanti a quegli uomini.
Non celebriamo la guerra, ma il valore umano, il senso di appartenenza, il sacrificio e la scelta di combattere non per gloria o per ricompensa, ma per onore e amor di patria.
“Non un solo drappo bianco. Nessun uomo ha alzato le braccia. 32 ufficiali e 272 paracadutisti, feriti e stremati, erano ancora nei ranghi, con le armi in pugno, in piedi, quando il nemico li ha catturati. Privi di acqua e rifornimenti da sette giorni, e senza munizioni, e dopo avere risposto con l’ennesimo “FOLGORE!” agli inviti ad arrendersi con le braccia alzate.”
Nino Arena, dal libro “Folgore”
A voi, Paracadutisti di El Alamein, che avete trasformato la sconfitta in leggenda e l’estrema prova in eternità: Folgore!
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